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Libia, oltre 24 mila gli sfollati. Intersos: “L’aiuto umanitario sempre più difficile”

La situazione nel paese non accenna a migliorare. Il personale delle organizzazioni internazionali è stato evacuato in Tunisia, a lavorare i team locali supportati dalla società civile. Un grosso aiuto arriva dagli scout. “Tra gli sfollati cittadini libici e rifugiati. Aiutiamo i bambini a superare lo stress collegato al conflitto”

17 aprile 2019

ROMA - 24.400 persone sfollate, oltre 1100 rifugiati rinchiusi nei centri di detenzione nelle zone di conflitto, richieste continue di aiuto, più di 1.400 richieste arrivate da famiglie che cercano di scappare dalle aree coinvolte negli scontri. Sono i numeri dell’emergenza quotidiana in Libia: una situazione che peggiora di giorno in giorno. A raccontarlo a Redattore sociale è Federico Prelati, capo missione in Libia di Intersos. “In questo momento abbiamo chiuso il centro per minori di Suq Al Juma che si trova in una zona di Tripoli, al confine con l’area combattimenti, per non rischiare che venga coinvolto nei bombardamenti - spiega -. Abbiamo spostato lo staff che ora lavora solo attraverso team mobili sul terreno in coordinamento con le Nazioni Unite”. 

Un lavoro reso ancor più difficile dal fatto che tutto il personale internazionale è stato evacuato in Tunisia e a lavorare sul campo sono due team formati da personale locale, più una struttura di supporto che coordina le attività. “La nostra attenzione, in particolare, è sul supporto ai minori - spiega -. In questo momento stiamo portando aiuto alle persone che cercano rifugio in situazioni spontanee come le scuole, le moschee. Si tratta di persone sfollate, di migranti, degli stessi cittadini di Tripoli. Abbiamo anche richieste di aiuto da famiglie con bambini e ci stiamo occupando di minori non accompagnati”. Finora le persone che hanno ricevuto aiuti umanitari, nelle zone degli scontri, sono oltre seimila: c’è chi chiede un letto, una coperta oppure cibo. Ma Prelati spiega che si sta lavorando anche sui più piccoli per ridurre lo stress causato dalla situazione, attraverso la distribuzione di giocattol, colori, libri.

Un grosso aiuto sta arrivando in queste ore anche dagli scout di Tripoli: ragazzi giovani che si stanno organizzando per aiutare le persone. “La società civile locale sta facendo tantissimo - spiega ancora il coordinatore di Intersos -, sono giovani organizzati che stanno dando grande aiuto. In questo momento la situazione è in continua evoluzione, il conflitto si è sviluppato nelle zone esterne rurali, ma ora si sta avvicinando all’area cittadina e ovviamente numeri stanno aumentando i numeri in termini di sfollati. Le stesse persone che operano con noi hanno difficoltà personali, molti hanno famiglia, quando lavorano con noi si allontanano da casa, ma hanno paura di quello che può succedere ai loro cari. E’ una situazione molto complicata, stiamo cercando di operare nel giusto compromesso di portare a casa il lavoro senza rischi per nessuno” . (ec)

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