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Disabilità. Dagli Usa all'Università Cusano, spazio alla terapia dei "mattoncini"

La “Lego Therapy” è stata inaugurata nel 2004 dallo psicologo statunitense Daniel LeGoff. Da allora, diversi studi hanno dimostrato gli effetti benefici dei mattoncini nei bambini con disturbi del comportamento, dell'attenzione, dello spettro autistico. Ora l'Università Cusano di Roma apre il Club Lego e personalizza la terapia

19 aprile 2019

ROMA – Gli storici mattoncini Lego non sono solo un gioco “costruttivo” e intelligente, ma possono rappresentare una benefica terapia, soprattutto per i bambini che manifestano ansia, iperattività, disturbi del comportamento e dello spettro autistico. Per questo, la “Legoterapia” sbarca ora al centro clinico dell'Università Niccolò Cusano di Roma: grazie all'iniziativa di un gruppo di ricercatori, nasce infatti il “Club Lego”, destinato a bambini tra i 6 e i 12 anni, che qui potranno costruire castelli, assemblare navicelle spaziali, dare vita a personaggi. Un'attività non individuale ma di gruppo, per abituare i bambini a socializzare, cooperare, relazionarsi con i proprio compagni. A promuovere l'iniziativa, valorizzando e personalizzando il metodo della Lego Therapy, sono state la preside della facoltà di Psicologia dell’Unicusano Gloria Di Filippo, la neuropsichiatra infantile Caterina D’Ardia e la psicologa psicoterapeuta Nicoletta Vegni. Un team di ricercatrici che pensano che una terapia debba essere coinvolgente per i bambini e adattata ai loro interessi e alle loro capacità.

La Lego Therapy. A partire dall'invenzione della “Lego Therapy”, nel 2004, da parte dello psicologo statunitense Daniel LeGoff, diversi sono ormai gli studi, provenienti sopratutto dal mondo anglosassone, che dimostrano gli effetti positivi e la capacità “terapeutica” di quest'attività, capace di sviluppare le abilità sociali di chi soffre di disturbi dello spettro autistico o di altri disturbi del comportamento, come ad esempio i disturbi di tipo ansioso depressivo, l’iperattività o problemi di regolazione del comportamento. I partecipanti alla Lego Therapy mostrano un miglioramento in alcune competenze che prevedono la presenza dell’altro: imparano a condividere un progetto comune, ad attendere il proprio turno, a seguire le regole di comportamento e a sviluppare un maggior interesse nei confronti dei coetanei. 

Il Club Lego. Ma come funziona il Club Lego dell'Università Cusano? “Come prima cosa si formula una diagnosi clinica, poi si cerca di comprendere se il bambino sia incuriosito o meno dai Lego - spiega Caterina D’Ardia - Noi riteniamo utile prima costruire un rapporto individuale con il bambino e solo in un secondo momento lo inseriamo all’interno di un piccolo gruppo”. Ogni incontro dura un’ora e nella stanza è presente un armadio a cui il bambino può accedere durante la seduta con scatole di mattoncini e set Lego. Sulla parete sono appese “le regole” che ogni volta vengono lette tutti insieme: dal “se lo rompi si ripara” al “se hai bisogno di aiuto devi chiedere”, al “una volta finito si mette a posto”. In questo modo, i bambini sentono di appartenere a un vero e proprio “club”. “Abbiamo detto loro che fanno parte di un circolo e che sta a loro farlo crescere e renderlo ancora più unico - afferma D’Ardia - A ciascuno consegniamo una tessera personale con nome e cognome e questo li fa sentire parte di un gruppo. La card funziona come una tessera a punti: i punti vengono messi quando, al termine della seduta, il bambino ha partecipato e seguito le regole del Club, e alla fine, al raggiungimento di un certo traguardo, si riceve un premio. Si tratta di un riconoscimento simbolico, come la possibilità di scegliere quale set Lego usare la volta successiva oppure la conquista di uno dei personaggi del gioco”.

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