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"Ecco cosa è stata per noi la Carovana dello sport integrato"

Cinque ragazzi dell’ “istituto tecnico Pacinotti” di Roma condividono le "infinite emozioni e sensazioni" che li hanno accompagnati nel viaggio: "Siamo cambiati nell’animo e abbiamo vissuto esperienze bellissime, con momenti profondi e pieni di amore"

14 maggio 2019

 

ROMA - La Carovana dello sport integrato è arrivata a Roma, da dove era partita e dove ritorna per la chiusura di un progetto che è rimasto nel cuore di chi l'ha vissuto. Ecco la testimonianza, raccolta durante l'evento di accoglienza organizzato nel terzo Municipio della Capitale, dei ragazzi dell’Istituto Archimede Pacinotti. Si tratta di Davide Gazzè, Marco Serufilli, Alessio Coppottelli, Matteo Salata e Davide Palozzi e hanno parlato con grande emozione del loro coinvolgimento nel progetto Carovana nell’ambito dell’alternanza scuola lavoro, confermando il loro grande arricchimento in termini di sensibilità e consapevolezza:

Siamo cinque ragazzi dell’ “istituto tecnico Pacinotti” di Roma e vorremo sfruttare al massimo questo breve intervento per provare a condividere con voi le nostre infinite emozioni e sensazioni che ci hanno accompagnato in questo fantastico viaggio.

Inizialmente abbiamo pensato di intraprenderlo principalmente per visitare e conoscere nuovi posti, insomma staccare la spina dalla vita quotidiana, ma poi sono bastate poche ore con queste meravigliose persone per realizzare che eravamo portatori di qualcosa, portatori di un nuovo modo di vedere le cose, un nuovo modo di approcciarle.

Proprio da li che è mutato il nostro modo di vederla portandoci a pensare che fosse un’ottima iniziativa al livello morale e culturale, dando inizio al vero e proprio viaggio: la carovana dello sport integrato.

Per i nostri compagni di viaggio, è stato un opportunità di riscatto per far vedere quanto valgono e quanto possa essere bello condividere la loro quotidianità con noi.

“È proprio questo che ci ha unito e ha reso il viaggio indimenticabile, la quotidianità condivisa, ogni momento a venire con loro sembrava essere più speciale e coinvolgente di quello prima, d’altronde se non ci avessimo messo del nostro sarebbero potuti sembrare 12 giorni quasi monotoni: rappresentanza in comune, visita turistica, partita e via con la nuova regione. Invece ogni pasto ad esempio era un modo per riunirci ed esprimere tutte le nostre emozioni e condividere aneddoti della propria regione di appartenenza, cioè ha contribuito a far volare nel vero senso della parola quei giorni.

La cosa bizzarra era che, a differenza di tutti gli sport che prevedono una competizione, noi entravamo in campo con lo stesso spirito di squadra che ci univa al di fuori, a prescindere dalla squadra o dal compagno più o meno forte. Tutto ciò grazie anche alle regole apposite che permettevano a tutti di mettere la giusta grinta senza togliere il divertimento a nessun’altro.

Insomma possiamo affermare con assoluta convinzione che l’unica differenza in campo era il colore delle nostre maglie.

Siamo tornati ormai da un mese, e prima di partire abbiamo sentito dirci più volte che saremmo cambiati durante questo viaggio.

Niente di più vero. Abbiamo imparato moltissime cose e ci siamo sentiti veramente parte di questo progetto, siamo cambiati nell’animo e abbiamo vissuto esperienze bellissime e momenti veramente profondi e pieni di amore. Ora quando ci ritroviamo a parlare e spiegare agli altri lo facciamo con orgoglio, siamo fieri di aver partecipato a questo progetto che senza dubbio non ci dimenticheremo facilmente e che rimarrà sempre dentro di noi anche nella vita di tutti i giorni”.

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