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Vincent Lambert, i medici stringono: "Presto lo stop ai sostegni vitali"

Il medico curante informa i genitori dell’uomo da 11 anni in stato vegetativo o di minima coscienza che idratazione e alimentazione saranno sospesi la prossima settimana. Sorveglianza rafforzata in ospedale. Ignorata la richiesta del Comitato Onu per i diritti dei disabili. Nuove proteste e polemiche

13 maggio 2019

ROMA – Da un lato la comunicazione alla famiglia che idratazione e alimentazione di Vincent Lambert saranno interrotte nel corso della prossima settimana, quella che partirà il 20 maggio, e dall’altro il rafforzamento delle misure di sicurezza contro possibili episodi di terrorismo all’interno della clinica di Reims nella quale l’uomo è ricoverato. Doppia novità nella vicenda di Vincent Lambert, l’uomo che in seguito ad un incidente stradale del settembre 2008 vive in condizione di stato vegetativo o di minima coscienza in un ospedale francese: dopo oltre dieci anni e una lunga battaglia legale, pare profilarsi un’accelerazione con la decisione del medico curante, il dottor Vincent Sanchez, di rendere operativa la decisione del Tribunale – ratificata dal Consiglio di Stato francese e confermata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo – di sospendere idratazione e alimentazione. Un’intenzione che viene resa ufficiale pochi giorni dopo l’invito che il Comitato Onu per i diritti delle persone con disabilità ha rivolto allo Stato francese affinché non venga resa operativa la decisione e l’organismo delle Nazioni Unite possa adeguatamente studiare il caso per potersi esprimere. In caso di applicazione della sentenza, Lambert – che non è in una condizione di vita terminale, e respira autonomamente – andrà inevitabilmente incontro alla morte.

In Francia la sua vicenda è conosciuta da tempo ed è tornata al centro di polemiche fra le due opposte tesi: quella della moglie e di altri fratelli e sorelle che appoggiano la decisione dei medici di sospendere quei sostegni vitali, e quella dei genitori e di due fratelli e sorelle che invece chiedono di proseguire nel sostegno vitale e di trasferire il proprio congiunto in una struttura specializzati per pazienti che vivano in stato vegetativo o di minima coscienza.

“Se la decisione venisse eseguita, Vincent Lambert morirebbe in pochi giorni, circondato probabilmente da un gran numero di forze dell'ordine”, scrivono gli avvocati dei genitori sottolineando che la decisione verrebbe presa “in spregio alle misure cautelari ordinate dall'Onu il 3 maggio scorso a favore di una persona disabile, vulnerabile e indifesa, da anni rinchiusa a chiave in un braccio della morte”. L’accusa è che ci si trovi di fronte ad un caso di “eutanasia di una persona con disabilità, motivata con l’unica ragione della sua disabilità”. “Non c'è – ribadiscono - nessuna emergenza medica per fermare l'alimentazione e l'idratazione di Vincent Lambert e nulla giustifica una violazione così spudorata del diritto internazionale e delle misure provvisorie richieste dall'Onu. Come può la Francia pretendere di prendere la presidenza del Consiglio d'Europa il 24 maggio prossimo, quando essa viola deliberatamente i trattati che essa ratifica, per di più alla vigilia delle elezioni europee?”, è la domanda, con esplicito riferimento alla Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dalla Francia e dalla quale discende l’opera dell’organismo al quale i genitori di Lambert hanno fatto appello.

L’accesso all'ospedale di Reims nel frattempo è stato limitato e sulla porta d’ingresso figura l’annuncio di “sicurezza rafforzata, rischio attentato". Numerose misure di sicurezza sono state introdotte a tempo indeterminato, e ovviamente non ci si trova di fronte ad una coincidenza.

Già all’indomani della richiesta del Comitato Onu, la ministra della Sanità francese aveva affermato che pur decidendo di inviare una memoria al Comitato Onu, lo Stato francese non era vincolato a rispettarne le richieste. Una interpretazione fortemente negata dagli avvocati dei genitori, per i quali la ratifica della Convenzione Onu e del protocollo opzionale obbliga la Francia ad attenersi alle disposizioni ricevute. Sul caso è intervenuto anche l’arcivescovo di Reims, e presidente della Conferenza episcopale francese, Eric de Moulins Beaufortper, per il quale “è compito di una società umana non lasciare che uno dei suoi membri muoia di fame e di sete, e fare di tutto per mantenere fino in fondo la presa in carico adatta alla sua condizione. Rinunciarvi perché una tale presa in carico ha un costo o perché si ritiene inutile lasciare vivere la persona interessata equivarrebbe a rovinare lo sforzo della nostra civiltà. La grandezza dell'umanità consiste nel ritenere inalienabile e inviolabile la dignità dei suoi membri, soprattutto dei più fragili”. Con un riferimento, ancora una volta, al fatto che “stupisce che il signor Lambert non sia stato trasferito in una unità specializzata nell’accompagnare i pazienti in stato vegetativo o di minima coscienza”.  

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