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Colombia, il governo ci ripensa e mette in forse l'accordo con i popoli indigeni

In particolare, erano state accettate le domande delle popolazioni Embera, Nasa e Waunan ed era stato sottoscritto un impegno a versare 230 mila euro circa per piani di sviluppo. Un accordo parziale, ma che comunque era stato ritenuto sufficiente. Ora le popolazioni indigene hanno fatto sapere di non escludere altri scioperi e blocchi stradali

14 maggio 2019

Il governo di Bogotà mette in forse il recente accordo sottoscritto tra Stato e popoli indigeni, che rischiano dunque di vedersi negati i diritti appena conquistati. Il documento era frutto di un lungo processo di rivendicazione, conosciuto come “minga”, che termina nel momento in cui si arriva a una soluzione condivisa dall’intera comunità.

Le proteste e la minga. L’ultima minga in Colombia era stata avviata dai popoli della zona del Cauca, tra i più attivi nelle rivendicazioni, ed era terminata il 5 aprile con la sottoscrizione di un accordo con le autorità statali. In particolare, erano state accettate le domande delle popolazioni Embera, Nasa e Waunan ed era stato sottoscritto un impegno a versare 230 mila euro circa per piani di sviluppo. Un accordo parziale, ma che comunque era stato ritenuto sufficiente per interrompere la minga, che era arrivata a bloccare l’autostrada Panamericana per ben 26 giorni e aveva visto in questo periodo la morte di 10 persone per un’esplosione e molti feriti a causa del confronto tra manifestanti e forze dell’ordine.

Scontri durante la minga - Foto: caminandolibertad (via Flickr)

Il governo ci ripensa. Il 30 aprile scorso, l’esecutivo colombiano ha definito come “non autorizzata” la firma degli accordi con i popoli indigeni che si occupavano in primis di una revisione del Piano di sviluppo dal 2018 al 2022. In conseguenza di questa nuova posizione, pare che gli accordi presi siano destinati ad essere annullati. Come peraltro già successo varie volte in passato. Tanto che la tavola rotonda indigena permanente del paese si è detta rammaricata per questo ulteriore voltafaccia.

Cosa succede adesso. Gli indigeni temono ora che a livello locale venga riattivato il Piano di sviluppo che non include le rivendicazioni appena conquistate. In questo caso, le popolazioni indigene hanno fatto sapere di non escludere altri scioperi e blocchi stradali. Un’ipotesi che spaventa molti, a partire dal mondo degli affari. Ana Fernanda Muñoz Otoya, presidentessa della camera di commercio del Cauca, ha sostenuto le rivendicazioni promosse dall’ultima minga: “Vogliamo evitare un ennesimo blocco della Panamericana. Dopo 30 anni e 64 scioperi, è il momento che il governo centrale risponda alle richieste locali. Stiamo facendo numerosi sforzi per rispettare i compromessi, dobbiamo cercare i punti in comune e spingere tutti nella stessa direzione per il benessere economico della regione”.

L’articolo integrale di Samuel Bregolin (da Bogotà, Colombia), "Colombia: diritti degli indigeni a rischio dopo il dietrofront del governo", può essere letto su Osservatorio Diritti.  Foto: caminandolibertad (via Flickr)

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