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Social Church

I miracoli veri, senza effetti speciali, succedono. E non solo a Natale

Social Church Chiesa e periferie esistenziali - di Laura Badaracchi

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Natale del Signore: inno alla gioia nel grande evento della salvezza

La liturgia di Natale, della Messa del giorno per ricordare la nascita di Gesù, è un inno di gioia che sintetizza il grande evento della salvezza: una prospettiva di futuro che fa ben sperare per le sorti del popolo ebraico, ma anche di tutta l’umanità.
Il brano del profeta Isaia canta:

“Prorompete insieme in canti di gioia,
rovine di Gerusalemme,
perché il Signore ha consolato il suo popolo,
ha riscattato Gerusalemme.
Il Signore ha snudato il suo santo braccio
davanti a tutte le nazioni;
tutti i confini della terra vedranno
la salvezza del nostro Dio.”
Gli fa eco il salmo 97:

“Tutti i confini della terra hanno veduto
la vittoria del nostro Dio.
Acclami il Signore tutta la terra,
gridate, esultate, cantate inni!

Cantate inni al Signore con la cetra,
con la cetra e al suono di strumenti a corde;
con le trombe e al suono del corno
acclamate davanti al re, il Signore.”

Si celebra la speranza di un mondo nuovo, fatto di pace e di prosperità. Tutto viene posto sotto la protezione di Dio che, ritorna, nonostante le infedeltà del suo popolo, per garantire giustizia e pace.
Ma un evento più grande si prospetta all’orizzonte. Lo ricorda la Lettera agli Ebrei: “Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha stabilito erede di tutte le cose e mediante il quale ha fatto anche il mondo.
Egli è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza, e tutto sostiene con la sua parola potente. Dopo aver compiuto la purificazione dei peccati, sedette alla destra della maestà nell’alto dei cieli, divenuto tanto superiore agli angeli quanto più eccellente del loro è il nome che ha ereditato.”
E’ la novità assoluta del cristianesimo: per mezzo di Gesù, Dio partecipa della vita degli uomini; se ne fa non solo portavoce, ma ne assume tutta la vita.
Certamente il mistero più grande della fede e della presenza di Dio in mezzo a noi. La fede, in questa verità, è rafforzata dalle parole e dalle azioni poste da Gesù stesso. Riflettendo sulla sua figura, così come ci è narrata dalla Scrittura, la presenza di Dio si fa reale. Il messaggio del Signore rivela la sua origine divina e le sue parole confermano l’ispirazione che viene da Dio.
Traducendo, in parole oggi comprensibili, si può dire che Dio è stato coraggioso, di compagnia e di aiuto.

1. Dio coraggioso

Tutte le religiosità antiche intendevano Dio come al di sopra delle parti. Attente a che gli abitanti della terra fossero in linea con i suoi comandi. Il Dio cristiano non è più lontano; è vicino al suo popolo e decide di scendere in campo. Lo fa in modo diretto e completo, inviando il suo Figlio.
La venuta di Dio non sceglie una discesa “protetta” o “apparente”, ma nasce come ogni bambino ebraico del tempo.
E’ un mistero profondo che offre alla religiosità cristiana una prospettiva che non era stata mai concepita. E’ un Dio che, tramite Gesù, è coraggioso: affronta tutta la vicenda umana nelle sue dimensioni di fragilità e anche di contraddizioni.
Il Signore Gesù le percorre tutte: dall’anonimato al trionfo; dal rifiuto dei suoi compaesani fino alla condanna. Non si sottrae perché ha scelto la condizione umana. La conseguenza che “il Dio con noi”, di cui parlava il profeta non poteva essere più  realistica.

2. Dio di compagnia

E’ un Dio che non è estraneo alla vicenda umana. Sceglie apostoli tra la gente comune; frequenta villaggi della Palestina; si reca al tempio senza far pesare la sua divinità. Dialoga con chi lo ascolta; discute con chi lo rifiuta. Non minaccia chi non lo ascolta. Ha delle relazioni umane molto rispettose, attento a non giudicare e mai è arrogante. Anche quando ne avrebbe tutti i motivi.
La proposta che fa non è imperativa, ma tende alla persuasione. Invita, anche se si rattrista chi lo rifiuta. Non pretende, anche se non rinuncia alla verità. Non arretra nemmeno nei momenti più tragici per la sua vita.
Comprende le situazioni che vive; lascia spazio agli interventi degli uomini, senza imporre linee di condotta. Parla un linguaggio comprensibile; usa le parabole con immagini e situazioni alla portata di tutti.
Consola le famiglie e le persone; addestra i discepoli; è comprensivo con essi.
Lascia lo Spirito a consolare perché nessuno si senta solo.

3. Dio di aiuto

E’ soprattutto un guaritore. Di malattie spirituali e di malattie fisiche. Si rivolgono a lui persone disabili, ciechi, malati di lebbra. Egli tutti sana, anche se non tutti sono riconoscenti.
Lo fa con disinteresse; in nome di Dio, perché le persone non soffrano. Egli stesso si commuove; è attento quando la folla è affamata e stanca. Ha molta attenzione a chi è “piccolo”: per età, ma anche per fragilità e per sofferenza.
Si immola per gli altri perché ha a cuore la salvezza di tutti. Un grande Dio: misericordioso, vero.

25 Dicembre 2016 Anno 2016
Natale del Signore
1ª Lett. Is 52,7-10 - 2 ª Lett. Eb 1,1-6 – Vangelo Gv 1,1-5.9-14

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