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1° Gennaio 2017: richiamo al dono della giustizia e della pace

Il primo giorno dell’anno è una data particolarissima in tutto il mondo. Suscita speranza guardando il futuro, prevedibile solo in parte, ma che ciascuno spera sia di benessere e di felicità. Fu Paolo VI che ebbe l’intuizione di dedicare questa data alla giornata della pace, indicendo la prima ricorrenza il 1° Gennaio 1968. Ed ogni anno i Pontefici indicano un tema su cui riflettere, declinando le molte facce di questo tema che non riguarda solo i cristiani, ma tutti i popoli della terra. La festa è stata posta sotto la protezione della Madonna, con il titolo di Madre di Dio: un tema molto caro alla religiosità dei fratelli e sorelle ortodossi che raffigurano nelle loro icone la Madonna con in braccio il bambino Gesù.

Le letture accompagnano questo evento con la celebre benedizione tratta dal libro dei Numeri:
“Ti benedica il Signore
e ti custodisca.
Il Signore faccia risplendere per te il suo volto
e ti faccia grazia.
Il Signore rivolga a te il suo volto
e ti conceda pace”.

Una preghiera semplice che rivela il desiderio di chi si rivolge a Dio, ma indica anche i doni che Dio può concedere: “ti faccia grazia”; “ti conceda pace”. Il dono della pace è donato da Dio, che, per definizione, è lontano da ogni rancore, vendetta, violenza: è il cuore e il punto finale di ogni tranquillità. Per i singoli, ma anche per i popoli.
Il richiamo al dono della giustizia e della pace è presente anche nel salmo 66:
“Gioiscano le nazioni e si rallegrino,
perché tu giudichi i popoli con rettitudine,
governi le nazioni sulla terra.”
Il sogno di una gestione del mondo che richiama la giustizia e la fraternità per tutti.

Il brano della lettera di San Paolo ai Galati offre la base per cui la fratellanza è possibile per tutti gli abitanti della terra: “Abbà! Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio e, se figlio, sei anche erede per grazia di Dio.” La comune origine di un Dio padre giustifica e dà sostanza alla fratellanza umana.
Si completa così definitivamente il quadro che suggerisce a tutti i popoli di rispettarsi, aiutarsi, lontani da guerre e ingiustizie. E’ un obiettivo necessario per la prosperità e per il benessere del mondo.
Il Vangelo di Luca ricorda i primi momenti della nascita di Gesù: la frase che rimane impressa: “Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.”
Il senso del ricordo e della protezione si amplifica fino ad arrivare a noi. La benedizione e la protezione caratteristica di una madre è segno di intimità e di sicurezza.

Non violenza come stile

Il tema scelto da Papa Francesco per quest’anno è “Non violenza come stile”. Egli per primo ha parlato di una terza guerra mondiale.
Le notizie che filtrano dal mondo sono tremende: il Pontefice ha una visione ampia delle condizioni nel mondo: “Guerre in diversi paesi e continenti; terrorismo, criminalità e attacchi armati imprevedibili; gli abusi subiti dai migranti e dalle vittime della tratta; la devastazione dell’ambiente”. Egli propone un stile che caratterizzi le nostre decisioni, le nostre relazioni, le nostre azioni.
Nessun ambito è escluso dall’adottare lo stile della non violenza. A partire dalla famiglia.
Scrive il Papa:
“Se l'origine da cui scaturisce la violenza è il cuore degli uomini, allora è fondamentale percorrere il sentiero della nonviolenza in primo luogo all'interno della famiglia. È una componente di quella gioia dell'amore che ho presentato nello scorso marzo nell'Esortazione apostolica Amoris laetitia, a conclusione di due anni di riflessione da parte della Chiesa sul matrimonio e la famiglia. La famiglia è l'indispensabile crogiolo attraverso il quale coniugi, genitori e figli, fratelli e sorelle imparano a comunicare e a prendersi cura gli uni degli altri in modo disinteressato, e dove gli attriti o addirittura i conflitti devono essere superati non con la forza, ma con il dialogo, il rispetto, la ricerca del bene dell'altro, la misericordia e il perdono. Dall'interno della famiglia la gioia dell'amore si propaga nel mondo e si irradia in tutta la società. D'altronde, un'etica di fraternità e di coesistenza pacifica tra le persone e tra i popoli non può basarsi sulla logica della paura, della violenza e della chiusura, ma sulla responsabilità, sul rispetto e sul dialogo sincero. In questo senso, rivolgo un appello in favore del disarmo, nonché della proibizione e dell'abolizione delle armi nucleari: la deterrenza nucleare e la minaccia della distruzione reciproca assicurata non possono fondare questo tipo di etica. Con uguale urgenza supplico che si arrestino la violenza domestica e gli abusi su donne e bambini.
Il Giubileo della Misericordia, conclusosi nel novembre scorso, è stato un invito a guardare nelle profondità del nostro cuore e a lasciarvi entrare la misericordia di Dio. L'anno giubilare ci ha fatto prendere coscienza di quanto numerosi e diversi siano le persone e i gruppi sociali che vengono trattati con indifferenza, sono vittime di ingiustizia e subiscono violenza. Essi fanno parte della nostra "famiglia", sono nostri fratelli e sorelle. Per questo le politiche di non-violenza devono cominciare tra le mura di casa per poi diffondersi
all'intera famiglia umana.”

Un approccio caratteristico di Papa Francesco che, partendo dai sentimenti sacri e sperimentati della famiglia, si allarga alla visione del mondo. Il richiamo alle beatitudini è logico. Le otto beatitudini – dice il messaggio – tracciano il profilo della persona che possiamo definire beata, buona e autentica: secondo Matteo i misericordiosi, gli operatori di pace, i puri di cuore, coloro che hanno fame e sete di giustizia.
Una sfida che non riguarda solo le persone semplici, ma implica tutti coloro che nella politica, nelle istituzioni, nelle imprese e nei media svolgono le loro funzioni a beneficio di molti.

1° Gennaio 2017 – Anno A
Maria Madre di Dio
(1ª lettura: Nm 6,22-27  - 2ª lettura: Gal 4,4-7– Vangelo: Lc 2,16-21)

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