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Nella coerenza soprattutto quotidiana, si gioca in realtà il filo della vita

La liturgia di oggi ha il tema fondamentale della prospettiva, personale e collettiva verso il futuro.. Un’indicazione per Abramo, ma anche per gli Apostoli per la via da seguire. I testi parlano in termini miracolosi: la parola di Dio rivolta direttamente ad Abramo, il miracolo della trasfigurazione che viene percepito come punto fondamentale per essere sicuri che Gesù è veramente inviato da Dio. Nella vita quotidiana questo non avviene, anche se, nel trascorrere della vita, c’è sempre un momento nel quale ciascuno è chiamato a dare senso al suo vivere. Nei secoli l’hanno chiamata vocazione, illuminazione, decisione. In realtà è importante raccogliere le vicende quotidiane per essere dirette verso uno scopo. La famiglia, il lavoro, una vocazione religiosa sono spesso i momenti salienti di una svolta che determina tutto il resto dell’esistenza. Importante è che sia ponderata, ben scelta, così da non avere rimpianti. E’ una cosa terribile vivere con scelte che poi si rinnegano: l’incertezza gioca brutti scherzi, perché si vive come appesi a un pendolo, senza soddisfazioni, guardandosi indietro. C’è un passaggio importante nel Vangelo di Luca molto significativo, a proposito di seguire il Maestro: “Mentre andavano per la strada, un tale gli disse “Ti seguirò dovunque tu vada”. Gesù gli rispose: “Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo”. A un altro disse: “Seguimi”. E costui rispose: “Signore, concedimi di andare a seppellire prima mio padre”. Gesù replicò: “Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu và e annunzia il regno di Dio”. Un altro disse: “Ti seguirò, Signore, ma prima lascia che io mi congedi da quelli di casa». Ma Gesù gli rispose: “Nessuno che ha messo mano all'aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio”. (Lc 9, 57-62)

Dove vanno i popoli?

Riprendendo il passo della Genesi, si può chiedere oggi dove stanno andando i popoli. La storia registra momenti belli, ma anche tristi e oscuri. Negli ultimi anni un clima pieno di preoccupazioni, paure, difficoltà impedisce l’equilibrio al quale ogni nazione ha diritto ad aspirare. Nelle oggettive difficoltà ciascuno sembra arroccarsi nelle proprie sicurezze: l’andamento dell’economia, le aspirazioni all’indipendenza, lo sviluppo economico hanno ingaggiato la chiusura dei cuori e, cosa ancora più grave, sta prevalendo la mentalità che far da soli è la cosa migliore, non preoccupandosi di chi è accanto e tanto meno di chi è in difficoltà. Ciò produce diffidenza, calcoli economici e chiusure disumane. Si pensi ai muri che alcune nazioni stanno costruendo per impedire gli accessi a chi cerca un futuro vivibile per se e per i figli. Cristianamente significa negare la creazione e la fratellanza di tutto il messaggio evangelico. Eppure le coscienze sono sorde ad ogni richiamo di solidarietà. Anzi, si arrogano il diritto ad agire così come si comportano.

E’ bello per noi restare qui

Il miracolo della trasfigurazione appare come un evento straordinario: il risultato sono le parole, pronunciate da Pietro che sembrano ingenue: “Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò tre tende, una per te, una per Mosé e una per Elia”.

Il senso profondo delle parole non è ingenuo, ma esprimono il raggiungimento di una beatitudine. Quella pace dell’anima che tutti cercano nella vita. Quasi un clima paradisiaco dove tutt'e le difficoltà scompaiono, per lasciare spazio a una condizione di serena tranquillità.   Il Salmo 32 esprime gli stessi sentimenti con parole poetiche:  
" Ecco, l'occhio del Signore è su chi lo teme, su chi spera nel suo amore, per liberarlo dalla morte e nutrirlo in tempo di fame. L'anima nostra attende il Signore: egli è nostro aiuto e nostro scudo. Su di noi sia il tuo amore, Signore, come da te noi speriamo.” Il fondo delle parole appella, ancora una volta all’amore: il sentimento migliore che può esprimere sicurezza e gioia.

Una condizione che raramente è raggiungibile in maniera stabile e definitiva. Però può essere una strada da ricercare e, anche se in modo imperfetto, trovare. Il segreto consiste nell’agire secondo criteri solidi, perché ragionati e accettati. Ma anche costruiti con pazienza e costanza. La vita non è composta solo da attimi giostrati con sentimenti, ma di piccole e grandi azioni che diventano coerenza e quindi possibile meta di pace. Nella coerenza, soprattutto quotidiana si gioca in realtà il filo della vita. Tale coerenza non è sempre brillante e coesa: ha momenti di alti e bassi; di gioie e timori; di tristezze ed esaltazioni. Sono le condizioni umane, soggette a variabilità anche alte. Nel tempo e nella pazienza possono essere gestite e sconfitte.
Dio è presente anche nelle piccole azioni, anche se è difficilmente individuabile. Solo una grande spiritualità riesce a convogliare il tutto verso un significato definito e soddisfacente. E’ la sfida di ogni spiritualità, chiamata santità, ma che in realtà è la risposta migliore alle occasioni della storia. Nulla di miracoloso se non la “puntigliosità” di piccoli e grandi gesti. Una cesellatura che sembra noiosa, ma che in realtà è vincente, perché realizza una grande missione.


12 Marzo 2017 – Anno A II Domenica di Quaresima (1° Lettura Gen 12, 1-4 – 2° Lettura 2 Tm - 1, 8-10 – Vangelo Mt 17, 1-9)

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