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Lo Spirito aiuta alla comprensione della verità della vita

L’idea centrale di questa liturgia è l’acqua, tema sensibilissimo per il popolo ebraico che viveva in una terra desertica. Il Libro dell’Esodo, narrando la traversata del deserto verso la terra promessa, accentua la mancanza di acqua. C’è un dialogo a tre: Mosé, il popolo e lo stesso Dio. La Bibbia ci ha abituati a interpretare come sacra ogni azione che riguarda la storia del popolo: da qui il mormorio per la mancanza d’acqua e la risposta con un miracolo.
Il sogno della terra promessa, così come raccontato dai Salmi, descrive spesso terre inondate dalle acque, con valli prosperose e ogni bene di alberi e di frutta.
Il Vangelo, nello stile di San Giovanni narra – unico tra i Vangeli – il racconto della Samaritana. Anche in quel caso si parla di acqua del pozzo di Giacobbe: si instaura un dialogo tra Gesù e la Samaritana, ma l’evangelista approfitta dell’episodio per allargare il suo pensiero alla descrizione della natura della missione di se stesso, dialogando con sincerità con una donna che certamente non era una santa.
 
Acqua, luce e vita
 
San Giovanni, nell’esplicitare i contenuti della missione di Gesù, ricorre spesso alle immagini dell’acqua, della luce e della vita. Tradotto in termini più espliciti egli definirà Gesù stesso come “via verità e vita”. Rispondendo a Tommaso, Gesù dà di se stesso una delle più complete definizioni: “Io sono la via, la verità e la vita”.
Dialogando con la Samaritana e riferendosi all’acqua Gesù chiarisce: “Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna”.
La sorgente della vita si innalza nella dimensione trascendentale. Gli elementi terreni – come l’acqua – diventano segno e simbolo della vita in Dio. Un modo efficace per fare capire che cosa è importante nella vita. La dimensione spirituale è in continuità  con la dimensione umana.
Una caratteristica che noi dimentichiamo spesso o comunque sottovalutiamo. Per descrivere la vita spirituale il linguaggio evangelico ricorre spesso a fatti, immagini, esperienze umane. Le parabole ne sono un ottimo esempio.
Esperienze quotidiane che diventano passaggi e strumenti di spiegazione della vita spirituale. Non si tratta solo di un meccanismo narrativo, un espediente per far comprendere le cose. E’ qualcosa di più: è la continuità della vita che parte sempre e comunque dall’esperienza dei sensi e sale verso la dimensione dello spirito.
Passaggi che la cultura occidentale ha dimenticato e non accetta più. Sviluppato, oltre misura, il razionalismo si è perduto il contatto con la natura e con la vita quotidiana. Non c’è più collegamento tra dimensione esperienziale e dimensione dell’anima.
 
C’è invece continuità perché la vita è unica: parte sempre dalla concretezza delle vicende umane e si innalza verso la riflessione e l’esperienza dell’anima. E’ un modo diverso di concepire il trascendente, con un ritmo non deduttivo, ma induttivo: si parte dalla terra per arrivare al cielo.
 
Dammi da bere
 
La narrazione dell’incontro di Gesù con la Samaritana offre molti spunti di riflessione. La prima riguarda il colloquio in sé. Il Maestro si incontra con una donna che non è di buoni costumi. Non ha problemi a parlare con lei. 
Un’indicazione chiara che il dialogo è possibile con chiunque, senza remore e senza giudizi. Una sicurezza che solo chi ha permette di non avere limitazioni. Non c’è scandalo perché il Signore ha un’impostazione di incontri che lo pone al di sopra di ogni sospetto, anche se – come fa notare l’evangelista Giovanni – Gesù sa bene che la donna è una “nemica” in quanto samaritana e non di buona fama.
Il dialogo è di livello superiore. C’è un primo stacco che riguarda l’acqua della vita. Non si tratta solo dell’acqua da bere ma di una sorgente che sconfiggerà la sete.
La donna non comprende all’inizio di che cosa Gesù stia parlando. Gesù parte dalla necessità di essere dissetati per parlare di vita eterna. In fin dei conti del significato profondo della vita.
Ritorna poi – un secondo stacco – quando si parla del luogo (Gerusalemme) dove si può adorare Dio. La risposta di Gesù è perentoria e allarga il senso della religiosità all’autentico livello di adorazione: “Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità”.
 
Nella risposta sono indicati due pilastri dell’adorazione: lo spirito e la verità. Non saranno i luoghi, le preghiere, le statue, le tradizioni a permettere di raggiungere Dio, ma solo ed esclusivamente lo spirito. Il secondo pilastro è la verità.
E’ molto difficile cercare e trovare verità: anche per chi ha la presunzione di averla raggiunta. Lo Spirito aiuta alla comprensione della verità. Non quella intellettuale e ideologica, ma la verità della vita. Il desiderio cioè di raggiungere la comprensione dell’anima.
Una via continua che spinge a ricercare “il volto di Dio”, sempre più comprensibile e partecipativo.  Un invito chiaro a viaggiare sulle vie spirituali per trovare verità nascoste ma illuminanti.
Solo così si può superare il livello di superficialità che avvolge purtroppo il vivere quotidiano: un chiaro riferimento alla dimensione autentica della religiosità.

19 Marzo 2017 – Anno A
III Domenica di Quaresima
1a Lettura Es 17, 3-7 – 2a Lettura Rm 5, 1-2. 5-8 – Vangelo: Gv 4, 5-42)
 
 
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