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Se tu fossi stato qui

Nei brani biblici di questa domenica il tema è la risurrezione. Un evento che nella vita di ogni giorno non si sperimenta. Solo la fede suggerisce che Dio può, nella sua immensità, ridare la vita a chi è morto.
Così racconta il brano di Ezechiele: “Riconoscerete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi farò uscire dai vostri sepolcri, o popolo mio.
Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete; vi farò riposare nella vostra terra. Saprete che io sono il Signore. L'ho detto e lo farò.”
Evidentemente il profeta parla della risurrezione finale. Dello stesso tenore il brano di San Paolo nella Lettera ia Romani: “E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi”.
Infine il brano di Lazzaro racconta un fatto reale: la risurrezione dell’amico di Gesù Lazzaro.
Mentre nelle prime due letture il riferimento è alla fine dei tempi, l’episodio di Lazzaro si verifica nella vita di Gesù.
Eppure, a partire dalla risurrezione di Lazzaro si può arrivare alla dimensione trascendentale della fine dei tempi.
 
Mio fratello è malato
 
Il racconto di Giovanni è molto dettagliato. Descrive la malattia di Lazzaro, il dolore delle sorelle Marta e Maria, l’aiuto richiesto a Gesù e infine la risurrezione.
In questo racconto si celebra ogni forma di malattia e di morte. In genere la morte interviene dopo lunga o breve malattia. Le sorelle accudiscono il fratello malato, ma alla fine non resta loro che piangerlo.
La scena rappresenta le migliaia di volte che negli ospedali o in casa si accudiscono coloro che stanno male. Anche Gesù si commuove al pianto di Marta e Maria e “rimane turbato”, aggiunge il Vangelo.
Rispetto al passato, oggi è possibile combattere la malattia e ridare salute. La scienza progredisce ogni giorno e la lotta tra la vita e la morte si è fatta intensa, a tutto vantaggio della guarigione. Molte ansie, paure e speranze accompagnano le persone che hanno bisogno di cure. Non in tutto il mondo la medicina è presente o è efficace, ma nei paesi evoluti, interi sistemi provvedono alla lotta al male, sia fisico che psichico.
Si può dire che tutta la scienza sanitaria si è fatta globale. E’ un bene immenso perché si allunga la vita e, anche nel caso di sconfitta, si tutelano le persone che soffrono. La scienza è accompagnata dalla presenza e dalla consolazione di chi ci vuole bene. Così hanno fatto Marta e Maria con il proprio fratello.
 
Se tu fossi stato qui
 
Marta, quando vede giungere Gesù al sepolcro non può trattenersi dal dire: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà”.
Le parole di Marta rappresentano tutte le preghiere, le speranze, le richieste di miracolo, ogni qual volta la scienza alza le mani. Sono momenti terribili perché le energie umane si dimostrano incapaci di allontanare la morte.
E’ giusto chiedere a Dio la guarigione. Nella Chiesa sono riconosciuti i miracoli che sono concessi per intercessione della Vergine Maria e dei santi. Non bisogna meravigliarsi di queste richieste.
 
Si può pregare con le parole del Salmo:
 
“Io spero, Signore.
Spera l'anima mia,
attendo la sua parola.
L'anima mia è rivolta al Signore
più che le sentinelle all'aurora.
 
Più che le sentinelle l'aurora,
Israele attenda il Signore,
perché con il Signore è la misericordia
e grande è con lui la redenzione.”
 
Nulla è impossibile a Dio
 
Sono le parole recitate  dalla Madonna all’annuncio dell’Angelo per la nascita di Gesù. Dio può tutto, anche ridare la vita. Se la sicurezza della guarigione offre speranza, nessuno può dare la sicurezza del miracolo.
Lazzaro ha ottenuto di poter vivere, la morte dei nostri cari segna i sentimenti e le vite di chi li ricorda perché muoiono.
In questa circostanza aiutano le parole del Signore, rivolte a Marta: “Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?”
Non si tratta di una magra consolazione, ma della certezza che la vita, nata da Dio, ritorna a lui. E’ vero che si tratta di un salto di qualità perché dalla dimensione naturale (con il dolore della morte) si passa alla speranza (dell’anima) nel credere che la vita non muore. I segni che abbiamo, quali la devozione, il ricordo, la commozione indicano che c’è continuità tra presente e futuro.
Gesù, con il miracolo della risurrezione di Lazzaro ha reso possibile la continuità; a noi è richiesta la fede, dono di Dio.

2 Aprile 2017 – Anno A
V Domenica di Quaresima
(1a Lettura Ez 37, 12-14 – 2a Lettura Rm 8, 8-11 – Vangelo Gv 11, 1-45)
 
 
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