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Non ho opposto resistenza

Questa domenica prepara alla settimana santa. Sono ricordati i due eventi centrali della vita di Gesù. Il primo riguarda il suo ingresso a Gerusalemme, accolto dalla folla che lo proclama Messia; il secondo riguarda il racconto della sua passione. 
Sono due episodi che oggi, nella liturgia, sono stati fusi in unica celebrazione; nell’antichità erano due riti separati.
Nel primo, fanno notare gli evangelisti, pur essendo atteso il re, egli entra a Gerusalemme non su un cavallo, ma su un’asina, a dimostrazione che non si tratta di un profeta che aspira agli onori umani, anche se viene accolto con grida, canti e rami di ulivo (in verità nella Palestina erano più comuni le palme).
Pur nella gloria, la prima lettura non dimentica lo scopo della venuta di Gesù. La sua missione è di aiuto e di salvezza: il Maestro sarà umiliato e morirà di una morte obbrobriosa, in mezzo a due ladri, con una folla inferocita che lo vuole morto e lo preferirà a un omicida: lo fa donando se stesso.
 
Non ho opposto resistenza
 
La prima lettura, già dal profeta Isaia, indica il dono di sé che Gesù compirà sulla croce. 
La missione è chiara:
 
“Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo,
perché io sappia indirizzare 
una parola allo sfiduciato. 
 
Ogni mattina fa attento il mio orecchio
perché io ascolti come i discepoli.
Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio
e io non ho opposto resistenza,
non mi sono tirato indietro.”
 
Il rapporto tra Dio e il Messia è stretto. Lo si capirà più compiutamente nella passione quando Gesù s rivolgerà direttamente al Padre.
Lo scandalo della croce – come lo chiamerà San Paolo – indica che ogni salvezza esige sacrificio e donazione, fino alla morte.
 
Prosegue la profezia di Isaia:
 
“Ho presentato il mio dorso ai flagellatori 
le mie guance a coloro che mi strappavano la barba;
non ho sottratto la faccia
agli insulti e agli sputi.
 
Il Signore Dio mi assiste,
per questo non resto svergognato,
per questo rendo la mia faccia dura come pietra,
sapendo di non restare confuso.”
 
Il dolore  e la sofferenza sono accolti nella consapevolezza della missione positiva di ridonare pace ed equilibrio all’umanità, lasciando un segno indelebile – la croce – che indica all’intera umanità il lungo, faticoso, doloroso cammino verso la pace.
 
“Si fanno beffe di me quelli che mi vedono,
storcono le labbra, scuotono il capo:
«Si rivolga al Signore; lui lo liberi,
lo porti in salvo, se davvero lo ama!».
 
Il pensiero va ai molti martiri che hanno donato la vita per rimanere fedeli alla fede nel Signore, sapendo che Dio non li abbandona.
“Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli,
ti loderò in mezzo all’assemblea.”
 
Svuotò se stesso
 
Nell’inno di San Paolo ai Filippesi ritorna il cuore della missione:
“Cristo Gesù, 
pur essendo nella condizione di Dio,
non ritenne un privilegio 
l’essere come Dio,
ma svuotò se stesso
assumendo una condizione di servo,
diventando simile agli uomini.
Dall’aspetto riconosciuto come uomo, 
umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.
 
La lettura della Passione, racconta, con dettagli che fanno abbrividire, la condanna e la crocifissione del Signore.
Gesù stesso, se dona volentieri la sua vita, non si sottrae. Nel dramma sembra si siano concentrate le maggiori nefandezze umane: il tradimento, le offese, l’incredulità, la ferocia, il dolore procurato, la solitudine e infine la morte.
Sembra che la passione del Signore sia l’anticipo di piccoli e grandi gradi della cattiveria umana. E’ annullata la sua innocenza; gli istinti peggiori della folla sono alimentati; gli amici scompaiono; la cattiveria è senza limiti, l’incontro alla morte è personale, in un tu per tu che non è mediato.
Meraviglia – grande mistero – come la creatura umana possa da una parte essere simile a quella degli angeli e, abbassarsi, in alcuni momenti, a diventare demoniaca.
La storia umana dice che è possibile: guerre fratricide, crimini contro l’umanità sono presenti anche ai nostri giorni, fino ad arrivare alla gioia perversa di godere del male procurato, senza limiti e senza rispetto.
Anche per questo la Chiesa ha molto insistito nel controllo dei sentimenti, nella morigeratezza, perché prevalgano i sentimenti che possono esaltare l’origine divina, allontanando i rischi degli abissi del male.

9 Aprile 2017 – Anno A
Domenica delle Palme
(1a Lett.: Is 50,4-7 – 2a Lett.: Fil 2,6-11 – Vangelo Mt 26,14-27,66)
 
 
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