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Il sogno non è un mondo di favole: ma un’esistenza che è possibile

La festa di Pasqua, nonostante la difficoltà di essere percepita emotivamente, ha un collegamento diretto con la festa di Natale. Là si celebra la nascita, qui si celebra una nuova nascita. Tra le due feste si svolge tutta la vita. Non solo del Signore Gesù, ma di ogni cristiano e del mondo intero.
Se la gioia di venire al mondo è immediata perché è la vita che inizia ad esistere, nella Pasqua si è già in presenza di uno sviluppo dell’esistenza che ha vissuto il bene e il male. Nel Natale la crescita è immediata e anche inconsapevole, con la vita di adulti occorre fare i conti con le scelte fatte e con le conseguenze delle proprie e delle altrui scelte.
Per certi versi le festività di Pasqua sono un invito, una speranza e anche una certezza
Religiosamente è offerta la riconciliazione con il creatore, per mezzo dell’offerta della vita di Cristo. Umanamente è possibile la riconciliazione con se stessi, collettivamente è possibile sognare e realizzare un mondo di giustizia e di pace.
 
Riconciliati 
 
La morte di Gesù è la manifestazione della presenza di Dio in mezzo a noi. Non soltanto per le cose belle della vita (il creato, gli animali, il mondo) ma anche per la vita degli uomini. Il Venerdì santo ci ha ricordato che Dio si è immerso anche nel male umano. Un passaggio delicatissimo e di enorme valore.
Il nostro Dio non si è solo limitato a creare, con il suo disegno, un mondo vivibile, ma, nel rispetto delle libertà che ha concesso alle creature, non ci ha abbandonato nemmeno nelle scelte sbagliate, pure possibili, proprio in virtù della libertà di scelta.
Da qui l’occasione di essere perdonati. Dio, cosciente della limitatezza delle risorse umane, ha previsto che le sue creature potessero sbagliare.
La presenza di Cristo, Figlio di Dio, ha dimostrato la preoccupazione che le sue creature non andassero perdute. 
La misericordia di Dio, proclamata dalle scritture può essere sintetizzata nella sequenza che la liturgia oggi fa recitare:
“Morte e Vita si sono affrontate in un prodigioso duello.
Il Signore della vita era morto; ma ora, vivo, trionfa.”
In quel trionfo Dio ha posto la sua mano: perché è affezionato alla sue creature, è premuroso verso di esse, offre l’occasione che non si perdano.
 
Liberati
 
La salvezza è offerta nella liberazione da quanto impedisce una vita armoniosa come pensata da Dio. L’elenco dei lacci, degli impedimenti, delle occasioni perdute è lunga. E’ stata riassunta con il termine di peccato: la scelta del male contraria alle indicazioni della legge di Dio. Concretamente gli strumenti per elencare gli errori sono stati indicati dai comandamenti. I primi tre rivolti verso la trasgressione diretta a Dio: non avrai altro Dio al di fuori di me, non nominare il nome di Dio invano, ricordati di santificare le feste. Gli altri sette comandamenti rivolti alla convivenza pacifica tra le persone: onora il padre e la madre, non uccidere, non commettere atti impuri, non rubare, non dire falsa testimonianza, non desiderare la donna d’altri.
Regole conosciute fin dall’infanzia che sono impedimenti ad una vita vissuta secondo lo spirito del Signore.
Altro modo per capire se si è liberati dai vincoli dei sensi è l’elenco dei vizi che la Chiesa ha chiamato capitali: superbia, avaria, gola, ira, lussuria, invidia, accidia (pigrizia). Un elenco dl quale forse nessuno può dirsi lontano da non esserci caduto.
La liberazione dai limiti racconta che si può vivere la dimensione spirituale sempre più alta. Il rispetto delle regole del creatore non impediscono la vita, anzi la rendono fruibile perché lineare, composta, serena.
Un convivenza, senza il rispetto delle regole, sarebbe un inferno: non si può essere felici non rispettando gli altri e anche se stessi.
 
Felici
 
Se si allontana lo sguardo dalla propria vita e lo si allarga alla comunità e al mondo si comprende che la presenza di Dio chiede la dimensione della pace. La pace nasce per ogni popolo e per l’umanità, solo se si rispetta la giustizia e la carità.
E’ necessaria un’azione attiva di ciascuno per la costruzione della vita di popolo che parte dal rispetto di ogni suo membro. E’ un impegno molto serio che implica l’economia, la cultura, la scienza, l’ambiente, le risorse, la politica.
Figli dello stesso padre il sogno è di un mondo intero nel quale si costruiscono collaborazioni, aiuti, equilibri, senza i quali la vita dei popoli diventa difficile e soprattutto ingiusta. La riflessione si fa seria e preoccupante: nel mondo assistiamo a un’infinità di abbandoni, prevaricazioni, violenze, sopraffazioni. La festa della risurrezione del Signore ci dice che esistono altri orizzonti che non impediscono la felicità a nessuno, ma offrono giustizia a quanti più possibile.
La coscienza cristiana non può dichiararsi estranea ai fenomeni collettivi: essi sono sempre espressione e riassunto di comportamenti singoli.  
La radice dell’atteggiamento rispettoso e collaborativo dipende dai sentimenti di carità. E’ l’amore del prossimo ricordato da san Giovanni: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. (Gv 15, 12).
Ritorna, come d’incanto il progetto completo di Dio: un mondo di fraternità, autosufficiente, felice per la vita donata, proteso verso le migliori soluzioni che la vita offre.
In questo progetto è rispettata la dignità e la libertà creaturale, con l’accompagno da parte di Dio che non abbandona il creato.
Il sogno non è un mondo di favole: ma un’esistenza che è possibile. Dipende dalla volontà umana che si adegua al progetto con cui è stata creata. Rimangono i limiti: possono essere superati, eccetto la morte che indica l’invalicabilità del tempo. Ma anche dopo la morte la presenza di Dio garantisce che nulla di ciò che è vissuto, sarà perduto.

16 Aprile 2017 – Anno A
Pasqua di risurrezione
(1a Lett.: At 10, 34a. 37-43 – 2a Lett.: Col 3, 1-4 – Vangelo Gv 20, 1-9)
 
 
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