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Nel sentiero si racchiude la storia di ognuno

La liturgia di oggi prosegue nello spirito della festa di Pasqua. Gli Atti degli Apostoli narrano le prime conversioni, riportando il discorso di Pietro agli interlocutori ebrei. E’ pronunciato a modo di annuncio, volendo fissare la sostanza del messaggio cristiano. Le sue parole sono chiare e non contengono dettagli inutili.
Tale annuncio si chiamerà in greco kérigma che significa proclamazione e, in estrema sintesi, la sostanza del cristianesimo: Cristo morto è risorto.
Negli ultimi tempi tutta la fede e quindi la teologia è stata esplicitata a partire da questo annuncio. Mentre nel passato prevaleva lo schema caratteristico della Trinità, Padre, Figlio e Spirito: ora i catechismi ufficiali (compreso quello italiano) partono dalla consapevolezza che è stato Cristo a rivelarci il volto del Padre. La sua morte e risurrezione ha dimostrato, senza ombra di dubbio, che Gesù era Figlio di Dio. Solo lui ha potuto testimoniare chi fosse veramente Dio e quali fossero le sue caratteristiche. Tutto il mistero divino passa nelle parole, nei miracoli e nelle gesta di Gesù.
La seconda lettura, tratta dalla Lettera di Pietro, ritorna sullo stesso concetto:
“Egli [Cristo] fu predestinato già prima della fondazione del mondo, ma negli ultimi tempi si è manifestato per voi; e voi per opera sua credete in Dio, che lo ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria, in modo che la vostra fede e la vostra speranza siano rivolte a Dio.”
I fondamenti della fede cristiana sono rimasti sempre uguali e da allora non sono più cambiati, nonostante i secoli di storia.
Il Vangelo di Luca, con l’episodio dei discepoli di Emmaus, ci indica la strada della scoperta di Gesù che non era stato riconosciuto. E l’atto fondamentale di quella scoperta è stato lo spezzare il pane. Per questo motivo chi, in nome del Signore, benedice il pane e il vino è colui che è consacrato per farlo (il sacerdote).
 
 Il sentiero della vita
 
Le parole riportate il giorno di Pentecoste da Pietro e riferite a Davide sono significative di tutto il percorso che ha portato alla rivelazione di Gesù. 
Già nell’antichità, con parole profetiche, si aspettava che Dio si mostrasse in tutta la sua grandezza.
Pietro proclama che quella profezia si è avverata con la presenza di Gesù. Per questo motivo il cristianesimo illumina l’intera vita di ognuno. E’ la rivelazione definitiva che aiuta a guidare l’esistenza con una religiosità che illumina ogni momento vitale.
 
Il Salmo 15 è in linea con il desiderio di avere una guida:
 
“Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;
anche di notte il mio animo mi istruisce.
Io pongo sempre davanti a me il Signore,
sta alla mia destra, non potrò vacillare.
 
Per questo gioisce il mio cuore
ed esulta la mia anima;
anche il mio corpo riposa al sicuro,
perché non abbandonerai la mia vita negli inferi,
né lascerai che il tuo fedele veda la fossa.
 
Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena alla tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra.”
 
E’ indispensabile conoscere il sentiero della vita perché, per quanto possa essere importante la vita di ogni creatura, di fronte all’universo è soltanto un sentiero.
In questa immagine è racchiusa contemporaneamente la grandezza e il limite della vita umana. La vita umana ha bisogno di luce; che venga dall’alto, per percorrere non un’autostrada o i cieli, ma un sentiero. In questo sentiero si racchiude la storia di ognuno, piena di grandi cose e di grandi dolori.
 
Resta con noi
 
L’invito che i discepoli di Emmaus fanno al compagno di viaggio Gesù è altra immagine del percorso della storia. 
“Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto”. E’ una frase che in genere si pronuncia facendo riferimento all’età della vecchiaia. In realtà, quel “si fa sera”, paragonato all’universo è sempre vero. Anche per chi è appena nato, vale il tempo del limite.
L’invocazione a Gesù di restare in mezzo a noi ha un valore religioso, ma anche umano, infinito. Frutto di incertezza e di paura, ma anche di affetto e di fiducia.
E’ il senso di ogni preghiera. Rivolgersi a Dio significa fare affidamento a chi non abbandona, ma accudisce, accompagna e consola.
La preghiera attraversa tutti i sentimenti umani: la richiesta, il perdono, la lode, il ringraziamento. Non si tratta di sottovalutare la propria immagine e la propria razionalità, ma innalzarla a livelli superiori che possano garantire la dimensione oltre natura. Fuori dai sensi e dalle emozioni passeggere del mondo. Si tratta di innalzarsi alla dimensione eterna e infinita di cui si ha estremo bisogno, anche se umanamente non verificabile.
Lo spezzare il pane è il segno della convivialità, del nutrimento, del segno della presenza di Gesù che, invocato, non viene meno.
Un mistero che solo la fede può concepire, ma non per questo impossibile. E’ quanto avviene ogni qual volta si celebra l’eucarestia, soprattutto la domenica (giorno del Signore) quando la comunità si raduna per ascoltare la parola sacra, pregare e lodare Dio.
Un grande dono che non bisogna minimizzare o addirittura rendere consuetudinario: ricordano la cena, si ricorda il Signore e tutta la comunità.
 
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