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Non abbiate dunque paura

Il tema di questa domenica può essere sintetizzato nella parola testimonianza. Oppure verità, oppure coraggio della propria fede.
Dopo le liturgie che hanno esaltato la festa della risurrezione, è come se i brani biblici incoraggiassero a rivelare ciò che si è creduto. Senza paura e senza tentennamenti. Con un duplice passaggio: il primo suggerito dal brano di Geremia che si lamenta per le opposizioni alla verità che, lui come profeta, ha proclamato procurandosi molti nemici, il secondo incoraggiando quanti, per la loro testimonianza potrebbero essere perseguitati.
 
Sentivo la calunnia di molti
 
Il brano di Geremia narra con parole amare e coraggiose la situazione di chi è calunniato. Nei libri del Vecchio Testamento colui che, in nome di Dio, proclama la verità è per eccellenza il profeta. Persona chiamata a testimoniare la verità suggerita da Dio, senza paura. Geremia è tra questi. La calunnia, i giudizi ingenerosi, le persecuzioni sono la risposta da chi si sente investito dalla verità.
Fenomeni che si ripetono in tutte le epoche della storia. Il profeta non si sceglie la strada della profezia. Gli è suggerita. E’ una vocazione. Lo stesso profeta scrive poco prima: 
“Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre;
mi hai fatto forza e hai prevalso.
Sono diventato oggetto di scherno ogni giorno;
ognuno si fa beffe di me.
Quando parlo, devo gridare,
devo proclamare: «Violenza! Oppressione!».
Così la parola del Signore è diventata per me
motivo di obbrobrio e di scherno ogni giorno.
Mi dicevo: «Non penserò più a lui,
non parlerò più in suo nome!».
Ma nel mio cuore c'era come un fuoco ardente,
chiuso nelle mie ossa;
mi sforzavo di contenerlo,
ma non potevo.”
Uno sfogo che ben descrive la vocazione di Geremia. Una vocazioni che molti, nella storia si sono ritrovati a narrare. Lo hanno fatto con fiducia e con sincerità, anche soffrendo. Ogni verità costituisce fatica: quando viene rivelata in pubblico, può essere respinta anche con rancore.
In una preghiera di Madre Teresa di Calcutta, intitolata “Invito alla santità”, ella scrive:
“L’uomo è irragionevole, egocentrico:
non importa, amalo!
Se fai il bene ti attribuiranno secondi fini egoistici: 
non importa, fa’ il bene!
Se realizzi i tuoi obiettivi troverai falsi amici e veri nemici:
non importa, realizzali!
Il bene che fai verrà domani dimenticato: 
non importa, fa’ il bene!
L’onestà e la sincerità ti rendono in qualche modo vulnerabile:
non importa, sii sempre e comunque franco e onesto!
Quello che per anni hai costruito può essere distrutto in un attimo:
non importa, costruisci!
Se aiuti la gente, se ne risentirà:
non importa, aiutala!
Dai al mondo il meglio di te e ti prenderanno a calci:
non importa, continua!”
Una ricostruzione, in termini moderni, della vocazione a seguire Dio, nonostante le avversità. La preghiera del salmo aiuta molto:
“Ma io rivolgo a te la mia preghiera,
Signore, nel tempo della benevolenza.
O Dio, nella tua grande bontà, rispondimi,
nella fedeltà della tua salvezza.
Rispondimi, Signore, perché buono è il tuo amore;
volgiti a me nella tua grande tenerezza”.
 
Non abbiate dunque paura
 
L’invito del Vangelo di Matteo è incoraggiante: “Non abbiate dunque paura!” dice l’evangelista, siate leali e sinceri. Dichiarate forte la vostra fede. Tutto è nelle mani di Dio, non diversamente dalla vita di due passeri o dal numero dei vostri capelli.
Si sente l’ardore di persone di prima conversione, circondate da diffidenza e da maldicenza. L’appello a testimoniare non può avere spiegazioni razionali. Solo Dio può dare la forza di essere sinceri e coraggiosi..
Mentre il profeta Geremia invoca la vendetta di Dio su quanti lo calunniano, nel Vangelo si segue l’esempio di Gesù che perdona chi lo condanna.
E’ una rivoluzione perché Dio stesso non è utilizzato come garante di sentimenti umani di vendetta pure comprensibili. L’amare “i propri nemici” è un passaggio epocale perché il giudizio è affidato a Dio con la sua giustizia. Una giustizia che supera l’”occhi0 per occhio, dente per dente” dell’antica legge, ma si fa carico del male perché diventi bene.
Si tratta di un salto di qualità che appella direttamente a Dio, in quanto si chiede un atteggiamento simile alla misericordia di Dio. Gli Atti degli Apostoli ricordano il primo protomartire Stefano che mentre viene lapidato grida: “Signore, non imputare loro questo peccato” (At 7, 60) rivolta a chi lo lapida. 

25 Giugno 2017 - Anno A
XII Domenica tempo ordinario
(1° Lettura: Ger 20, 10-13 - 2° Lettura Rm 5, 12-15 - Vangelo Mt 10, 26-33)
 
 
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