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La distanza tra l’essere umano e Dio è infinita

I brani che la liturgia di oggi ci offre è una caratteristica unica del cristianesimo. La prima lettura, ripresa dal profeta Zaccaria – gli specialisti parlano di deutero-Zaccaria – offre una visione apocalittica; un sogno che è nel cuore del profeta e dei pii israelitici che immaginano un nuovo mondo, dove tutto sarà riportato a un grande Israele. In realtà il sogno è un regno che proviene da Dio, dove la pace e la giustizia regneranno sovrane.
Riallacciandosi a questa visione, l’evangelista Matteo descrive Gesù come colui che impersona questa speranza. La fede nel Nazareno è intensa e senza ombra di dubbio; Gesù rivela il volto di Dio. La sua mitezza ed umiltà dà ragione a Dio stesso che è l’unico vero sovrano. Di una sovranità che non poggia su forze umane e sulla prepotenza, ma sull’adesione a un progetto di mondo dove il rispetto, la tolleranza e la solidarietà saranno le basi del convivere.
Un sogno che non è estraneo all’animo umano, anche se spesso si è costretti a registrare prevaricazioni, guerre e ingiustizie.
 
La tenerezza di Dio
 
Il salmo, come spesso accade, dà forza a questa visione.
 
“O Dio, mio re, voglio esaltarti
e benedire il tuo nome in eterno e per sempre.
Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome in eterno e per sempre.
 
Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature. 
 
Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza. 
 
Fedele è il Signore in tutte le sue parole
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore sostiene quelli che vacillano 
e rialza chiunque è caduto.”
Il salmo narra la visione di Dio lontana e contraddittoria a chi immagina e invoca un Essere superiore che punisce il peccatore, vendica le ingiustizie verso i poveri, potente nei cieli e inaccessibile.
Una visione difficile per l’animo umano, spesso tentato – come suggerisce san Paolo – dalle tentazioni della carne: emozioni e rivendicazioni che spesso si invocano nei momenti di dolore e di sconfitta. Il brano della lettera ai Romani conclude: “Così dunque, fratelli, noi siamo debitori non verso la carne, per vivere secondo i desideri carnali, perché, se vivete secondo la carne, morirete. Se, invece, mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete.”
E’ l’eterna lotta della duplice dimensione di istintività e di razionalità di fronte ai problemi della vita. Le due strade sono spesso presenti nelle vicende della vita e sono a disposizione di ogni coscienza.
 
I piccoli
 
Il brano di Matteo imposta il dialogo tra Gesù e i suoi interlocutori su una gamma di relazioni che sono contrari a ogni logica umana.
Gesù si rivolge ai “piccoli” perché sono capaci di ascoltare. Il potente, il ricco, la persona importante ha risposte già pronte. Non ha bisogno di nessuno: per questo non ascolta. Il buon ascoltatore ha coscienza dei suoi limiti ed è in ricerca di verità. 
La verità assoluta e non quella “della carne”: il senso della vita nella dimensione della propria condizione. E’ questo un passaggio fondamentale per mettersi in collegamento con le parole dei Vangeli.
La distanza tra l’essere umano e Dio è infinita. Spesso questa distanza è ignorata, a volte addirittura azzerata, dimenticando la condizione limitata dell’esistenza della terra.
Ma alla pretesa umana Dio, per bocca di Gesù, non risponde con arroganza, ma si pone allo stesso livello umano. Rispetta prima di tutto la libertà delle sue creature e fa una proposta. Egli è mite ed umile di cuore. Non sovrasta con la sua onniscienza e onnipotenza, ma offre “ristoro”.
La promessa a cui rimarrà fedele vuole il bene delle sue creature. Non si tratta di un “giogo”, ma di un suggerimento che realizza la vita in tutte le sue potenzialità.
L’essere miti ed umili significa affidarsi a Dio con fiducia e speranza, per essere felici.

9 Luglio 2017 - Anno A
Domenica XIV Tempo ordinario
(1° Lettura: Zc 9, 9-10 - 2° Lettura  Rm 8, 9. 11-13 - Vangelo Mt 11, 25-30)
 
 
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