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Da ogni circostanza della vita, spunti di riflessione che arrivano allo spirito

La liturgia introduce uno dei brani del capitolo 13 del Vangelo di Matteo che narrano le parabole di Gesù. Dopo la parabola della semina, l’evangelista aggiungerà altre parabole: la zizzania, il seme di senape, il lievito, il tesoro nel campo, la pietra preziosa.
L’attenzione evidente è orami rivolta alla missione dei discepoli che iniziano l’evangelizzazione e sono preoccupati per l’accettazione del messaggio di Gesù.
Le parabole sono narrazioni che, partendo da fatti di vita quotidiana, aggiungono un messaggio di vita spirituale. Un insegnamento comprendibile al popolo, ma di alto valore religioso. Impressiona il fatto che gli insegnamenti sono legati a eventi di vita quotidiana anche molto usuali, spesso domestici.
Si può pensare al legame che unisce la vita di ogni giorno con compiti superiori che riguardano la condotta morale e addirittura quella più squisitamente religiosa. 
Si può trarre la conclusione che esiste un’unità tra vita reale e vita spirituale. La stessa vista di Gesù non è “speciale”: vive la vita della sua gente, ma riesce a trarre da questa vita la visione che collega i fenomeni umani a riferimenti divini.
Una dimensione che sembra abbandonata o non sufficientemente percorsa quando si parla di argomenti dell’anima.
Il linguaggio delle parabole, oltre a d essere legato al tempo e allo stile della comunicazione ebraica dei tempi di Gesù, è un modo di interpretare la vita religiosa delle persone. Da ogni circostanza della vita, si possono trarre spunti di riflessione che arrivano alla vita dello spirito.
 
Singolare che, nel salmo, tutto il creato viene chiamato a benedire Dio; preghiera oggi quasi del tutto dimenticata perché si attribuisce agli elementi del creato una loro autonomia, quasi fossero estranei alla creazione voluta da Dio.
 
La terra è di Dio
 
Tu visiti la terra e la disseti,
la ricolmi di ricchezze.
Il fiume di Dio è gonfio di acque;
tu prepari il frumento per gli uomini.
 
Così prepari la terra:
ne irrìghi i solchi, ne spiani le zolle,
la bagni con le piogge e benedici i suoi germogli.
 
Coroni l'anno con i tuoi benefici,
i tuoi solchi stillano abbondanza.
Stillano i pascoli del deserto
e le colline si cingono di esultanza.
 
I prati si coprono di greggi,
le valli si ammantano di messi:
gridano e cantano di gioia”
 
Una preghiera che non è ingenua e irrazionale, ma il riconoscimento a Dio del valore del creato in tutte le sue implicazioni accanto e in aiuto all’uomo.
 
Colui che ascolta la parola e la comprende
 
La parabola del seminatore è come un’introduzione all’ascolto del messaggio di Cristo. E’ Gesù stesso a spiegare il significato.
“Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l'accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno”.
 
Nello schema delle parabola c’è dunque una interconnessione: il messaggio viene annunciato, l’ascoltatore lo accoglie. Occorre però essere nelle condizioni di comprendere. In altra parte l’evangelista dirà che sono i “piccoli” ad avere la capacità di ascolto.
Così si spiegano le parole “Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell'abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha.”
Per ascoltare occorre dunque essere nella capacità di ascolto, altri non ne hanno disposizione: “guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono.”
 
Il testo è dunque più complesso e più articolato di una semplice narrazione. Anche questa volta si parla di invito e non di imposizione. Gesù stesso è consapevole che qualcuno non vorrà ascoltare il suo messaggio; anzi le sue parole possono creare astio e ribellione. Il tutto nella libertà che ciascuno utilizza. Il problema vero è poter distinguere tra libertà e circostanze imposte dalla vita. Non sempre non comprendere dipende dalla non volontà di farlo, ma di condizioni che impediscono addirittura l’ascolto.
Solo Dio è in grado di saper distinguere tra necessità e libertà. Per chi annuncia oggi la parola di Dio non resta che l’accompagno; il solo atteggiamento possibile di fronte ai misteri dello spirito.

16 Luglio 2017 – Anno A
Domenica XV Tempo ordinario
(1a Lettura: Is 55, 10-11 - 2a  Lettura  Rm 8, 18-23 - Vangelo Mt 13, 1-23)
 
 
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