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"Coraggio, sono io". L’incontro con Dio

Il tema di questa domenica è l’incontro con Dio. Sono offerte due circostanze dell’incontro umano con Dio stesso: quello del profeta Isaia e quello di Cristo. Nelle storie delle persone ogni incontro con Dio è personale e irripetibile. Lo si può incontrare nella vita quotidiana, nei momenti particolari del silenzio e dell’estasi, nei drammi, nelle circostanze della vita.
Certamente Dio si fa trovare. Anche se è un mistero, perché il contatto avviene tra una creatura umana, dalle dimensioni limitate e gestite dai sensi e dall’intelligenza e un soggetto, che è Dio, che si sottrae alle caratteristiche dell’umanità.
Questo incontro non è quasi mai folgorante ed eccezionale, ma avviene nella “normalità” della vita. In questo senso non è la creatura che si innalza verso Dio, ma avviene il contrario: è Dio che si abbassa alla dimensione delle sue creature. L’apparizione non è nemmeno apocalittica, eccezionale, tale da impaurire e far pesare la grandezza divina. E’ piuttosto un incontro cordiale e si potrebbe dire “ordinario”.
In quest’incontro i misteri sono molti: è Dio che si fa conoscere, oppure è la coscienza individuale che “immagina” l’incontro? Che cosa dice Dio all’anima? Usa parole sue oppure fa emergere quanto nelle persone e nella storia egli ha manifestato?
Non bisogna avere la pretesa di entrare nell’esistenza e nella coscienza di Dio: non è possibile perché la nostra vita è semplicemente limitata e non ha la possibilità (non ha le categorie) che permettono di penetrare il mistero divino.
E’ possibile invece, attraverso la propria storia (famiglia, conoscenze, circostanze, coscienza), considerare le cose in maniera “divina”.
E’ un passaggio delicato. Nella vita di ciascuno convivono diverse piani di lettura della storia propria e altrui. L’incontro con Dio permette di considerare tutte le vicende umane e quindi anche la propria vita in una dimensione spirituale, ben differente dalla lettura  e quindi dalle considerazioni e conclusioni che il piano umano permette.
L’incontro con Dio diventa dunque la rilettura della storia secondo i richiami che la fede ha suggerito. Una fede che nasce  attraverso l’umanità (i profeti), la storia di un popolo (l’ebraismo) e, per i cristiani, l’incontro con il Cristo che ci è stato trasmesso dagli Apostoli.
Gli esempi possono essere molti. Se consideriamo il creato, le visioni sono molteplici: la sua nascita, le sue leggi, le concatenazioni della fisica con la chimica, i misteri che nasconde, ma anche la sua nascita e il senso della sua esistenza.
Anche in questo caso, andare in ricerca di strani ed eccezionali incontri e/o sensazioni è fuorviante. Appellare alle proprie risorse spirituali è il modo unico con il quale il mistero di Dio si fa più esplicito.
A volte questa visione può confliggere con altre visioni: da qui la scelta da operare o la sintesi da cercare. 

Il sussurro di una brezza leggera

Nel brano riportato dal primo libro dei Re, è descritto l’incontro del profeta Elia con il suo Dio. In parole semplici e comprensibili il messaggio è chiaro. Dio non è il terribile e l’onnipotente, ma colui che “accarezza” l’umanità.
Vengono citati elementi umani che richiamano la “forza” di Dio: vento impetuoso, terremoto, fuoco e infine “il sussurro di una brezza leggera”.
Il testo è molto raffinato. Vuol dire che Dio è colui che tutto può, dominatore della natura (vento impetuoso), fustigatore (terremoto), giudice finale (fuoco), ma l’immagine che il profeta accoglie è quella del dialogo e della consolazione.
C’è dunque una potenzialità in Dio creatore e giudice della terra, ma è anche tenero e vicino. Non a caso il profeta accoglie questa dimensione perché la sente come sua perchè rassicurante.
Il salmo 84 descrive l’effetto della presenza di Dio portatore di pace e giustizia.

“Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore:
egli annuncia la pace
per il suo popolo, per i suoi fedeli.
Sì, la sua salvezza è vicina a chi lo teme,
perché la sua gloria abiti la nostra terra.

Amore e verità s'incontreranno,
giustizia e pace si baceranno.
Verità germoglierà dalla terra
e giustizia si affaccerà dal cielo.”

Coraggio, sono io

Il brano di Matteo racchiude molti elementi riguardanti il dialogo tra Gesù e i discepoli.
Prima di tutto l’evangelista fa notare che Gesù, dopo essere stato a contatto con la folla, “salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.” E’ il momento della contemplazione. Essere missionari significa comunicare messaggi: per questo la riflessione e l’interiorità sono essenziali. In questa sua solitudine in preghiera il Signore si sarà rivolto al Padre come ogni credente fa con il suo Dio. E’ un momento intimo e intenso. Avrà riveduto – ancora una volta – il suo pellegrinare e avrà chiesto a Dio se era in linea con quanto gli veniva suggerito.
Nella notte va incontro ai discepoli che viaggiano nella barca con un mare agitato. Alla loro paura risponde: “Coraggio, sono io, non abbiate paura!”
In questo passaggio di possono sintetizzare tutte le paure dell’incontro con il divino: non è un incontro normale, ma eccezionale perché riassume tutte le paure dell’interiorità.
La scena di Pietro che vuole camminare sulle acque, ma impaurito, rischia di affogare è l’immagine dei momenti difficili, duri, sempre dolorosi dell’incontro con Dio. Il mistero ha sempre con sé una buona dose di incognito. “E subito Gesù tese la mano, lo afferrò”. La stessa risposta di vicinanza e di sicurezza del “sussurro di una brezza leggera”.
La sicurezza viene dalla fede ritrovata, dopo le difficoltà dei dubbi.

13 Agosto 2017 – Anno A
XIX Domenica Tempo ordinario
(1ª lett.: 1 Re 19,9.11-13- 2ª lett.: Rm 9, 1-5 – Vangelo: Mt 14, 22-33)

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