:::

Inserisci le tue credenziali per accedere ai servizi per gli abbonati

   
Ricordami

Password dimenticata?

Oppure scopri come abbonarti »

Redattore Sociale

Newsletter Newsletter Seguici su Facebook Twitter Google+ Rss

Figli del giorno

Cerca
Cerca in tutto il sito in Figli Del Giorno
Stampa Stampa

Non c'è Giudeo né Greco

In termini biblici, che rispecchiano i “problemi di convivenza “ tra ebrei e cristiani, le letture della domenica pongono il problema dell’apertura della nuova religiosità predicata da Cristo, verso tutti. E’ nota la stretta appartenenza al popolo ebraico che deriva dalla nascita di ambedue genitori ebraici o, se uno dei due non lo è, dalla linea materna.
Alla richiesta di grazia, in un primo momento Gesù rimane muto; dopo l’insistenza della donna, l’evangelista riporta le parole di Gesù: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d'Israele». L’appartenenza ebraica di Gesù non viene smentita: non bisogna dimenticare che Gesù predica nell’ambito della Palestina e i suoi interlocutori sono ebrei.
La risposta appare piuttosto brutale: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini».

In realtà uno dei primi problemi della missione del Nazareno è definire l’ambito della sua predicazione. Egli è profeta, maestro: rimane la domanda a “chi” è rivolta la sua “missione”.
La tensione si svilupperà anche nella primitiva comunità cristiana. Ne danno testimonianza gli “Atti degli Apostoli”, quando al capitolo 15 raccontano il primo concilio di Gerusalemme nel quale si stabilisce che i nuovi convertiti non debbono sottostare alle rigide regole ebraiche, compresa la circoncisione.

L’episodio della cananea è una traccia dell’inizio di questa discussione. La prospettiva del cristianesimo sarà riassunta da Paolo quando dichiarerà:  “Non c'è Giudeo né Greco; non c'è schiavo né libero; non c'è maschio e femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù. Se appartenete a Cristo, allora siete discendenza di Abramo, eredi secondo la promessa.” (Gal 3, 28)

Ma anche nei testi dell’Antico Testamento, soprattutto dei profeti, c’è l’aspirazione a una religiosità universale; il brano della lettura di oggi ne è testimone.
“Gli stranieri, che hanno aderito al Signore per servirlo
e per amare il nome del Signore,
e per essere suoi servi,
quanti si guardano dal profanare il sabato
e restano fermi nella mia alleanza,
li condurrò sul mio monte santo
e li colmerò di gioia nella mia casa di preghiera.
I loro olocausti e i loro sacrifici
saranno graditi sul mio altare” (Is 6-7)

Inizia così il lungo percorso che porterà il cristianesimo a diventare la religiosità del mondo. Ciò ha procurato la tensione nei confronti dell’ebraismo, ma anche con tutte le religiosità (si pensi all’Islam) che hanno un messaggio circoscritto.
Il cristianesimo ha ricondotto a unità la fede in un Dio unico, anche se le storie e le tradizioni religiose continueranno ad esistere nei contesti nei quali sono nati.
Il respiro largo nei confronti della concezione del creato, della creatura umana ha offerto non solo un respiro universale, ma anche di parità.
Il valore aggiunto del cristianesimo è la capacità di non distinguere nessuno per origine, per ceto, per cultura. Ogni creatura è tale di fronte a Dio e nessuna distinzione può essere invocata a vantaggio di qualcuno.
E se, nella storia, la Chiesa si è appropriata di privilegi e di poteri non è stata profondamente evangelica.
L’insistenza nelle scritture per i ”deboli, gli stranieri, le vedove e gli orfani” nasce dalla parità di rispetto e di dignità di fronte a Dio. Non è soltanto una filosofia, ma si aggancia alla teologia cristiana: alla concezione diretta di Dio e del creato. Tale insistenza si oppone all’esperienza, profondamente umana, delle disparità che si creano tra popoli, famiglie e individui.
Se si difendono i deboli, sono difesi tutti: non si tratta – come a volte ingiustamente si presuppone – di buonismo o di privilegi per alcuni a svantaggio di altri.
Difendendo i più fragili, si stabilisce la regola della parità, che vale anche per chi – a volte provvisoriamente – può sembrare ricco e potente.
Un concetto difficile da far passare: lo scopo del messaggio evangelico è la parità che ha le sue radici nella dignità.

Una fede forte

L’altro insegnamento che proviene dalle letture evangeliche è la fede incrollabile che la donna cananea ha nei confronti di Gesù.
Il brano di Matteo descrive l’insistenza della donna per la guarigione della figlia. Dapprima invoca «Signore, aiutami!». Alla prima risposta negativa di Gesù, ella non si scoraggia, ma risponda con appropriatezza. Se Gesù alla richiesta di guarigione risponde: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini», la replica della donna è illuminante: «È vero, Signore - disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».
In questo passaggio la donna non si abbandona alla riflessione della giustezza della risposta, ma insiste sul problema che le sta a cuore.
Per questo Gesù conclude: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». Il brano termina “E da quell'istante sua figlia fu guarita”.
Al di là della contingenza dell’episodio, colpisce nella narrazione la coerenza e l’insistenza della domanda. Lei è sicura che la guarigione è nelle possibilità del Maestro. Per questo non demorde. Ed è esaudita.
Il brano richiama il  mistero del “silenzio di Dio” di fronte ai mali del mondo. Spesso – soprattutto nelle calamità – sorge spontanea l’invocazione: “dio dove sei?”. La risposta non viene perché non è dato conoscere le ragioni dell’agire di Dio.
A chi soffre rimane l’invocazione di essere liberato dal male o almeno la forza di sopportarlo.
E’ il prezzo del limite umano e della libertà delle creature. Nel contesto dell’affidamento all’uomo del creato è compresa la gestione del male. Se Dio intervenisse per impedirlo si violerebbe la grandezza della libertà: un bene prezioso che porta con sé il rischio del male e del dolore.

Is 56, 1.6-7
Dal libro del profeta Isaìa
Così dice il Signore:
«Osservate il diritto e praticate la giustizia,
perché la mia salvezza sta per venire,
la mia giustizia sta per rivelarsi.
Gli stranieri, che hanno aderito al Signore per servirlo
e per amare il nome del Signore,
e per essere suoi servi,
quanti si guardano dal profanare il sabato
e restano fermi nella mia alleanza,
li condurrò sul mio monte santo
e li colmerò di gioia nella mia casa di preghiera.
I loro olocausti e i loro sacrifici
saranno graditi sul mio altare,
perché la mia casa si chiamerà
casa di preghiera per tutti i popoli».

C: Parola di Dio.
A: Rendiamo grazie a Dio.

Salmo Responsoriale
Sal.66

RIT: Popoli tutti, lodate il Signore.

Dio abbia pietà di noi e ci benedica,
su di noi faccia splendere il suo volto;
perché si conosca sulla terra la tua via,
la tua salvezza fra tutte le genti.

Gioiscano le nazioni e si rallegrino,
perché tu giudichi i popoli con rettitudine,
governi le nazioni sulla terra.

Ti lodino i popoli, o Dio,
ti lodino i popoli tutti.
Ci benedica Dio e lo temano
tutti i confini della terra.

Seconda Lettura
Rm 11, 13-15.29-32
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, a voi, genti, ecco che cosa dico: come apostolo delle genti, io faccio onore al mio ministero, nella speranza di suscitare la gelosia di quelli del mio sangue e di salvarne alcuni. Se infatti il loro essere rifiutati è stata una riconciliazione del mondo, che cosa sarà la loro riammissione se non una vita dai morti?
Infatti i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili!
Come voi un tempo siete stati disobbedienti a Dio e ora avete ottenuto misericordia a motivo della loro disobbedienza, così anch'essi ora sono diventati disobbedienti a motivo della misericordia da voi ricevuta, perché anch'essi ottengano misericordia.
Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disobbedienza, per essere misericordioso verso tutti!

Vangelo
Mt 15, 21-28
Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola.
Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d'Israele».
Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore - disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».
Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell'istante sua figlia fu guarita.

20 Agosto 2017 – Anno A
XX Domenica Tempo ordinario
(1ª lettura: Is 56, 1.6-7 - 2ª lettura: Rm 11, 13-15.29-32 - Vangelo: Mt 15, 21-28)

Stampa Stampa