:::

Inserisci le tue credenziali per accedere ai servizi per gli abbonati

   
Ricordami

Password dimenticata?

Oppure scopri come abbonarti »

Redattore Sociale

Newsletter Newsletter Seguici su Facebook Twitter Google+ Rss

Figli del giorno

Cerca
Cerca in tutto il sito in Figli Del Giorno
Stampa Stampa

La storia di Gesù continuerà per le generazioni che lo avranno scelto

La liturgia di oggi pone una delle domande fondamentali per ogni creatura umana.
La domanda è posta proprio dal brano della lettera ai Romani; l’Apostolo dopo aver inneggiato alla grandezza di Dio, si chiede: «O profondità della ricchezza, della sapienza e della conoscenza di Dio! Quanto insondabili sono i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie!» si chiede, giustamente: «Infatti, chi mai ha conosciuto il pensiero del Signore? O chi mai è stato suo consigliere? O chi gli ha dato qualcosa per primo tanto da riceverne il contraccambio?». Per concludere che solo per mezzo della fede è possibile accedere a Dio, anche se impossibile conoscerlo nella sua interezza. La stessa domanda è messa in bocca a Gesù dall’evangelista di Matteo. Sicuramente Gesù aveva sentito mormorare i discepoli circa la sua vera identità. «La gente, chi dice che sia il Figlio dell'uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». Con una risposta breve quanto chiara, Gesù è definito come “Cristo” cioè il Messia; inoltre è accordata a lui la caratteristica di essere di origine divina.

Chi mai ha conosciuto il pensiero di Dio?
La domanda su Dio scorre la storia dell’umanità. Ogni creatura umana ha il problema di capire i mille misteri che circondano la sua vita. Dalla nascita alla morte; dalla sua salute alla sua malattia; dalle condizioni reali nei quali è nato ai sogni che serba nel cuore. Le risposte sono diverse e complesse: non esiste nessun Dio; esiste un’entità origine della vita; esiste un Dio che chiamiamo Padre. L’intelligenza umana ha la capacità di portare a riflessioni generali le esperienze quotidiane. La risposta sull’esistenza di Dio è la conclusione di ipotesi, ragionamenti, che la razionalità offre alle vicende umane. E’ un iter complesso che parte dall’infanzia ed arriva all’età adulta. A volte le opinioni cambiano: sono sufficienti avvenimenti straordinari per cambiare risposta. I risultati delle domande poste sono patrimonio di ciascuno con conseguenze per tutta la vita. Nell’ipotesi di ateismo saranno le leggi della natura e della storia a guidare le azioni; nel caso di agnosticismo alcune conclusioni vengono dalla fede, alte dall’esperienza della storia; infine chi ha fede si affida a quanto è stato lasciato detto da Gesù, che ha raccontato il volto di Dio.

Il volto di Dio raccontato
Il racconto della natura di Dio può essere riassunto nell’aver fatto conoscere Dio come padre. In questa figura si sintetizza il senso del Dio cristiano. In Dio l’essere padre significa essere creatore, ma anche benevolo e preoccupato del mondo. Non è cosa da poco: allontana le immagini del Dio giudice, lontano, vendicatore e quasi sfidante delle creature umane; invece assume le sembianze di un genitore che, come in natura, crea, ma accompagna. Come per ogni figlio, nella tenera età è educato, per poi essere lasciato alla sua età adulta, affidando a lui le scelte della vita. Seguendo l’umanità, constatando le contraddizioni delle sue creature, Dio offre loro un ulteriore segno di benevolenza. Invia il suo Figlio Gesù a dettare parole più comprensibili, indicazioni più chiare, per offrire il dono della salvezza. Fa di tutto Gesù per accompagnare l’umanità verso la salvezza: è la missione che deve compiere. Dà l’esempio, predica, accoglie, guarisce. Sottostà alla crudeltà umana per far capire dove è l’errore e come è possibile evitarlo. Pur avendo fatto «tutto bene» è sacrificato. La sua morte è il segno della benevolenza, ma anche esempio della donazione. Infine la presenza di Dio si materializza nella costante assistenza dello spirito. Dio ha fatto di tutto perché le creature umane possano realizzare il sogno che Dio aveva fatto su di loro: creature adulte, consapevoli, libere seguendo quanto Gesù, immagine e presenza di Dio, aveva suggerito.

I testimoni di questo agire di Dio saranno i suoi discepoli. «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». La storia di Gesù continuerà per le generazioni che lo avranno scelto. Dovranno essere umili, fedeli, costanti, non manovrando quanto il Signore ha detto, ma seguendo nella vita quanto lui ha lasciato detto. Un grande impegno, ma anche la sicurezza di essere in comunione con Dio per sempre. Ciò significa pace, eternità, giustizia e felicità: quanto le creature sulla terra hanno cercato per tutta la vita. E’ un atto di fede. Nella vita è necessario credere in qualcuno e in qualcosa per dare senso alle mille scelte che siamo costretti a fare ogni giorno.

27 Agosto 2017 - Anno XXI Tempo ordinario 
(1a Lett. Is 22, 19-23 - 2a Lett.: Rm 11, 33-36  - Vangelo Mt 16, 13-20)

Stampa Stampa