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Leggere la realtà con "occhi diversi"

Le pagine della Scrittura di questa domenica sono forti e convincenti. Il profeta Isaia si sfoga con il suo Dio. Nelle sue parole emerge la passione di fede, ma anche le difficoltà di un’adesione che porta improperi e rifiuti.
Una storia che si ripete per tutti i testimoni della fede: l’attrattiva di un’adesione forte e convinta e la risposta, anche violenta, di chi non accoglie il messaggio. La violenza può derivare da chi si sente offeso nella propria fede, diversa dal messaggio ricevuto, ma anche dalla “verità” che un profeta, per definizione proclama.
La sincerità dell’adesione a Dio è espressa, in forma suadente, dalle parole del Salmo:

“Così nel santuario ti ho contemplato,
guardando la tua potenza e la tua gloria.
Poiché il tuo amore vale più della vita,
le mie labbra canteranno la tua lode.

Così ti benedirò per tutta la vita:
nel tuo nome alzerò le mie mani.
Come saziato dai cibi migliori,
con labbra gioiose ti loderà la mia bocca.

Quando penso a te che sei stato il mio aiuto,
esulto di gioia all’ombra delle tue ali.
A te si stringe l’anima mia:
la tua destra mi sostiene.”

Le parole della Scrittura e prima ancora della predicazione sono sempre dirette, sincere, in qualche modo in contrasto con quanto i costumi, spesso adattati alle varie culture prevalenti, affermano.
L’autenticità della parola di Dio si evince dalla prospettiva dalla quale sono pronunciate. Non sono – come potrebbe sembrare – lontane dalla vita comune: hanno il potere di far “leggere” la vita da occhi soprannaturali.
Da qui il contrasto di visioni e anche di conclusioni. Non sempre tutti messaggi espongono verità pura: sono pur sempre parole umane. Occorre saper distinguere tra i dettagli legati ai tempi e alla cultura di quanti l’hanno pronunciate e poi scritte, dal nocciolo di una visione della vita che è unica, organica,  proveniente e diretta a Dio.

E’ quanto , con spirito più persuasivo, raccomanda Paolo, nella Lettera ai Romani:    
“Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto.”

Infine, in forma apocalittica, l’evangelista Matteo, riporta le parole del Signore che sono un’esortazione, ma anche una rivelazione della verità di Dio:
«Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.»

Verità sofferta

Nella vita di adulti si incontrano persone e circostanze che pongono verità sconosciute. Non si tratta di cose lontane e astruse, ma della realtà vista con occhi diversi. In genere le cose vere sono controtendenza: occorre un’attenzione e una spiritualità diverse che derivano da riflessioni e vite particolari.
La profezia non è prevedere il futuro, ma leggere la realtà con “occhi diversi”. La profezia religiosa ha l’attenzione alle “cose di Dio”.
Per questo occorre silenzio, sincerità e coraggio. A volte, pur intravvedendo verità, non si ha il coraggio di pronunciarla pubblicamente. Il profeta non ha paura, anche se non può sottrarsi a ingiurie e persecuzioni.
Non è rivolta sempre ai potenti e agli oppressori, ma anche a stili di vita che, pur essendo prevalenti, sono ingannevoli.
E’ il risultato di verità riflettute e penalizzanti.

Il percorso dell’anima

Il messaggio di Cristo è forte e deciso: ««Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.»
E’ l’invito a una vita che segua le direttive evangeliche.
Sono diverse da quelle che il mondo suggerisce. Diverse perché seguono la logica della visione di Dio.
Una visione che, nel rispetto delle vicende terrene, dà alle persone e alle finalità dell’esistenza una diversa direzione.
L’evangelista Matteo ha puntualmente “riassunto” queste direttive: a cominciare dalle Beatitudini, per seguire nei capitoli 5-7 del suo Vangelo, una specie di prontuario.
Dalle parole del Vangelo si comprende la differenza con la vita del mondo.
Qualcuno può rifiutare simili indicazioni perché insignificanti o fuorvianti. Ma – con coerenza totale – il Signore predica la “buona novella”. Un nuovo insegnamento, una diversa capacità di leggere la vita.
La finalità è quella di aderire all’essere e al pensiero di Dio. La dottrina di Gesù può essere seguita se si è convinti della veridicità delle sue parole: in ultima analisi se si convinti che esiste un Dio, che ha parlato per mezzo di Gesù, che le sue parole sono vere e sagge.
A ben riflettere sono di un’umanità estrema, capaci di approfondire, fino alle estreme conseguenze, che ogni creatura umana è nata da Dio e a lui tornerà.
Quasi un sublimare la propria vita per renderla significativa ed eterna, non sottraendosi alle vicende del mondo, ma offrendo loro un significato diverso.
Si potrebbe riassumere che il Vangelo suggerisce il percorso dell’anima: un’attenzione ai sentimenti, parole azioni che riescono a superare la dimensione dei sensi e delle passioni, per cercare nell’ambito nobile dello spirito il senso della vita.
Tutte le spiritualità religiose sono orientate all’ambiente dello spirito a dimostrazione che le creature umane hanno desiderio e necessità di vivere la dimensione immateriale della vita. Una dimensione che sviluppa le cose più significative e gratificanti.

3 Settembre 2017 - Anno
XXII Tempo ordinario
(1a Lett.: Ger 20, 7-9 2Lett.: Rm 12,1-2 - VangeloMt 16,21-27)

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