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Il Signore non ci vuole perfetti: ci vuole sinceri

La liturgia di oggi offre due binari di riflessione. Il primo riguarda la verità da proclamare. Sempre e comunque. Il profeta Ezechiele rivela l’atteggiamento di Dio: «O figlio dell'uomo, io ti ho posto come sentinella per la casa d'Israele. Quando sentirai dalla mia bocca una parola, tu dovrai avvertirli da parte mia.»
E’ una indicazione sicura e anche severa. La verità non può avere sconti. Ognuno è chiamato alla propria responsabilità. E’ facile, di fronte alla verità, anche senza mentire, abbassare i toni, interpretare personalmente, aggirare il nucleo di verità.
E’ il rischio più eclatante di ogni credente: far dire a Dio altro di quanto intendeva. Non è così inusuale il rischio, perché la sequela esige serietà e coerenza. Il Signore non ci vuole perfetti, ma ci vuole sinceri. E’ da ricordare la parabola del fariseo e del pubblicano: «Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore. Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell'altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato». (Lc 18, 10-14)
Illuminante la parabola perché l’approccio alla religiosità, se non è limpido, è fuorviante. Probabilmente perché agli inviti di Dio la risposta non è la vendetta o il giudizio immediato. Tutto è lasciato alla coscienza del singolo, la quale può essere corretta, oppure distorta e distratta.
L’attenzione al pensiero di Dio nasce da lontano: va coltivato, approfondito, prima di essere messo in pratica. Il difficile è avere una coscienza sensibile e delicata, che riesce a intercettare in profondità il dialogo con Dio.
Il secondo binario di riflessione è l’interpretazione che viene data dall’Apostolo Paolo ai comandamenti. Egli dice: «Non commetterai adulterio, non ucciderai, non ruberai, non desidererai», e qualsiasi altro comandamento, si ricapitola in questa parola: «Amerai il tuo prossimo come te stesso».
Una interpretazione che la catechesi e la dottrina della Chiesa ha quasi dimenticato. I comandamenti sono recepiti come comandi rivolti a se stessi. In realtà, a cominciare dal quarto comandamento “onora il padre e la madre” hanno senso perché lo sguardo è rivolto a chi è accanto a te. E’ riassunto nell’amore del prossimo. Rispettare l’altro significa volergli bene.
Spesso nella Bibbia, la sintesi delle indicazioni spirituale sono riassunte nell’amore di Dio e nell’amore del prossimo: questo riassunto va applicato ad ogni forma di religiosità. Sia essa liturgica, morale, catechetica e teologica.
Il messaggio di Dio ha due epicentri, anche se, più correttamente, potremmo parlare di un solo interlouctore che è l’amore di Dio. In questo amore si condensa e si riassume l’amore del prossimo.
Tutta l’impianto cristiano ruota intorno alla relazione con Dio e in Dio è presente tutta la creazione e per questo anche il prossimo.

Chi ama ha adempiuto la legge

L’Apostolo Paolo, con chiarezza che non lascia ombra di dubbio, riassume i contenuti dei comandamenti nell’amore del prossimo. Se i primi tre comandamenti (non avrai altro Dio, non nominare il suo nome invano, ricordati di santificare le feste) si riferiscono direttamente a Dio, il restanti sette sono rivolti al prossimo.
L’attenzione delle indicazioni religiose è rivolta a una convivenza armoniosa, al centro della quale ci sono i rapporti tra le persone.
Il fondamento di questa relazione armoniosa è Dio, ma i destinatari sono tutti gli esseri viventi, soprattutto se credono in Dio. Il non rubare, non uccidere, non dire false testimonianze, gestire correttamente la sessualità, il non desiderare la roba altrui hanno per oggetto l’approccio rispettoso e “amorevole” del prossimo.
Nella realtà la catechesi dei comandamenti ha dimenticato questa prospettiva, incentrando su ciascuno i doveri di comportamento.
E’ venuta così a mancare la motivazione delle proibizioni. Per la verità – soprattutto il Vangelo di Matteo – spiega molto bene i passaggi dei comandamenti: uno sforzo enorme e, per la verità, una novità assoluta.
In quel contesto si spiega più accuratamente i significati dei precetti, tanto da far dire a Gesù: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento.» (Mt 5,17)
Il compimento è non fermarsi all’esterno dei precetti, ma ad adempierli nel significato di un amore sincero. Un esempio è il non uccidere: « Avete inteso che fu detto agli antichi: Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna. Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.» (Mt 5, 21-24)
Come si nota le indicazioni suggerite chiedono una sincerità e lealtà nei confronti di tutti virtù lontane dai semplici formalismi del non uccidere, non rubare, non dire falsa testimonianza…
L’offerta è per una vita sinceramente vicina e delicata per chi è accanto. Nessuno escluso, perché nella concezione religiosa il Dio cristiano è il Dio di tutti.

10 Settembre 2017 - Anno A
XXIII Tempo ordinario
(1a Lett.: Ez 33, 7-9- 2a Lett.: Rm 13, 8-10 - Vangelo Mt 18, 15-20)

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