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"Chi vuole cercare Dio, lo trova sempre"

La liturgia di oggi offre una grandissima consolazione. Nel brano di Isaia, in sintesi, si dice che chi vuole cercare Dio, lo trova sempre. Perché egli è presente e in qualsiasi circostanza uno si trovi - in regola o in peccato – pazientemente accoglie tutti. A seguire la parabola del padrone della vigna che paga allo stesso modo quanti lavorano per tutta la giornata e quanti invece lavorano all’ultima ora.
Una parabola difficile, ma che può essere compresa quando il Vangelo di Matteo suggerisce la chiave di lettura: «tu sei invidioso perché io sono buono?»

Il salmo 144 esprime bene la descrizione di un Dio paziente e accogliente.

«Paziente e misericordioso è il Signore, 
lento all'ira e ricco di grazia. 
Buono è il Signore verso tutti, 
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.

Giusto è il Signore in tutte le sue vie,
santo in tutte le sue opere. 
Il Signore è vicino a quanti lo invocano, 
a quanti lo cercano con cuore sincero».

L’unica condizione per trovare Dio è cercarlo con cuore sincero: una grande occasione di presenza e di consolazione.

I miei pensieri non sono i vostri pensieri

Il linguaggio del profeta ha la caratteristica di essere diretto e sincero. Offre di Dio un’immagine nuova e molto benevola. A fianco di descrizioni della divinità addirittura vendicativo, il profeta usa parole tenere e benevole. «Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo, mentre è vicino».
Si deduce il volto di una persona amica; il nuovo testamento lo chiamerà padre, come Gesù ha indicato ai discepoli, quando hanno chiesto come pregare. La condizione è l’umiltà della propria condizione. Né può essere diversamente per chi si sente da una parte peccatore  e dall’altra dispiaciuto e impaurito per il male commesso.
C’è un duplice movimento: dell’uomo verso Dio e di Dio verso l’uomo. Così si crea una relazione che è attenta, sensibile, benevola.
Logica vorrebbe che fosse unilaterale; dall’uomo verso Dio. Invece, anche quando Dio stesso è stato offeso, egli si china verso l’uomo e si pone in misericordiosa accoglienza. Per questo il profeta sottolinea: « Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie».
Le vie umane sono rancore, vendetta, giustizia. Le vie di Dio sono comprensione, accettazione, perdono.

Così gli ultimi saranno primi

La parabola del Vangelo di Matteo è diretta a contestare chi si ritiene “degno” di essere benedetto da Dio. Il brano esprime una forma di difesa nei confronti del giudaismo che si riteneva l’unico popolo da Dio accolto. La parabola vuole indicare le occasioni di salvezza per tutti, escludendo ogni forma di privilegio.
La parabola può essere rivissuta anche oggi tra chi si ritiene “in regola” con Dio, contro altri che debbono farsi perdonare qualcosa.
Gli esempi sono molti: regolari/irregolari; clero/laici; credenti/dubbiosi; in grazia/peccatori.
Distinzioni che nella volontà divina non hanno senso. Ritornando all’immagine di famiglia si esalta il senso di parità tra figli e genitori. Nessun figlio è migliore dei fratelli. Essi sono tutti uguali, anche se diversi per lo stesso padre e per la stessa madre.
La frase celebre dell’inversione di senso tra chi sarà primo o ultimo sottolinea il rifiuto di ogni superbia e di ogni prevaricazione.
Solo Dio infatti è in grado di stabilire le condizioni di grazia o di peccato. Nessuno al mondo può dire chi è primo o ultimo. Anche perché nessuno è in grado di leggere le condizioni personali e collettive della vita dell’altro.
E’ troppo facile trarre conclusioni affrettate giudicando dall’esterno. Chi può conoscere le impervie vie dell’anima e della vita di qualcuno.
La bontà o la cattiveria vanno collocato all’interno di vicende umane che non sono conosciute e addirittura non conoscibili.
Per questo la storia di ognuno è irripetibile: davanti a Dio saranno svelate circostanze, occasioni accolte o perdute.
E’ una lezione contro la superbia, ma anche soddisfazione delle condizioni della propria vita. Solo nel giudizio finale si comprenderà a quale posto abbiamo diritto, senza giudizi, ma nella verità della vita.


24 Settembre 2017 – Anno A
XXV Domenica tempo ordinario
(1ª Lett.: Is 55, 6-9– 2ª Lett.: Fil 1, 20-27 – Vangelo: Mt 20, 1-16)

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