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Rispetto, aiuto, umiltà: capisaldi di una umanità pacificata e felice

La parabola del Vangelo, che può collegarsi alla seconda lettura, indica il modo di agire di Dio seguendo una linea diversa da quella umana.
Il padrone della vigna indica, senza distinzioni dei due figli, a chi vuole partecipare al suo progetto. Il primo figlio dice sì, ma non ci va; il secondo invece dice no, ma poi va a lavorare.
Il significato della parabola è evidente.
Dio non fa distinzioni e, al di là, delle intenzioni, guarda alla sostanza della risposta.
La seconda conseguenza, legata alla prima, è che non si può esprimere consenso a parole, ma occorre guardare alla concretezza.
Il pio israelita, con le parole del salmo, chiede a Dio:

“Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
Guidami nella tua verità e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza,
in te ho sempre sperato.

C’è dunque una ricerca della verità, importante perché è l’inizio del cammino che porta verso la spiritualità. Proprio perché le condizioni non sono le migliori, il salmo continua:

“Ricordati della tua fedeltà che è da sempre.
Non ricordare i peccati della mia giovinezza:
ricordati di me nella tua misericordia,
per la tua bontà, Signore. 

Buono e retto è il Signore,
la via giusta addita ai peccatori;
guida gli umili secondo giustizia,
insegna ai poveri le sue vie.”

Dunque Dio continua a chiamare, al di là delle resistenze. E’ una verità che non bisogna confondere con l’efficienza caratteristica di chi chiede – quasi in automatico – la risposta, a qualsiasi costo, al messaggio evangelico.
E’ l’ansia caratteristica di chi – date determinate circostanze – deve rispondere ad altrettante conclusioni. E’ il mondo della Chiesa che chiede a seguito di sacramenti, di frequentazioni e di rispetto di norme esteriori, l’adesione del cuore.
Nella vita delle persone l’adesione di fede può essere problematica, lenta, spesso anche confusa: 
Molto significativa l’espressione: “non ricordare i peccati della mia giovinezza”. Quella giovinezza che non è solo anagrafica, ma significa immaturità, contraddizioni, a volte alternanza.
Le incertezze e le pigrizie sono presenti a Dio: non si superano aderendo formalmente senza convinzione, ma avvicinandosi a lui con umiltà. 

Considera gli altri superiore a te stesso

Nell’inno ai Filippesi, l’apostolo Paolo, traduce l’indicazione evangelica in atteggiamenti concreti. Con parole semplici e chiare scrive:
“Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso. Ciascuno non cerchi l'interesse proprio, ma anche quello degli altri.
Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù: egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l'essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso. Ciascuno non cerchi l'interesse proprio, ma anche quello degli altri.”

Ciò che sembra un’indicazione di umiliazione, invece è indicazione di verità: considerare l’altro come avente possibilità da esplicitare. Non incontrare l’altro in contrapposizione con superbia, perché, nella coscienza, ognuno conosce i propri limiti.
Sono così bandite tutte le forme di esaltazione, di primi della classe, di gente che è perfetta.
Il movimento di Gesù verso l’umanità significa l’assunzione della condizione di limite non per il gusto dell’umiliazione, ma per la partecipazione alle vicende umane, così da dirigersi verso la salvezza. Gesù si è chinato verso l’uomo per riprenderlo e riportarlo allo splendore. Non con un’azione eccezionale, ma nella normalità della vita umana. Che sia nato, vissuto, che abbia parlato alle folle  e che infine sia morto è l’espressione migliore di questa partecipazione.
Il suo messaggio è l’indicazione migliore della bontà dell’uomo. L’umanità di Cristo è la migliore umanità immaginabile: rispetto, aiuto, umiltà sono i capisaldi di una umanità pacificata e soprattutto felice.
Per questo è divino: perché ha riassunto il progetto di Dio sull’umanità.

1° Ottobre 2017 - Anno A
XXVI Tempo ordinario
(1a Lett.:  Ez 18, 25-282Lett.: Fil 2, 1-11 - Vangelo Mt 21, 28-32)

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