:::

Inserisci le tue credenziali per accedere ai servizi per gli abbonati

   
Ricordami

Password dimenticata?

Oppure scopri come abbonarti »

Redattore Sociale

Newsletter Newsletter Seguici su Facebook Twitter Google+ Rss

Figli del giorno

Cerca
Cerca in tutto il sito in Figli Del Giorno
Stampa Stampa

Strapperà il velo che copriva la faccia di tutti i popoli

La liturgia di oggi chiama ad allargare l’orizzonte delle coscienze alle sorti dei popoli e dell’umanità. Siamo purtroppo abituati a piccoli territori nei quali viviamo e moriamo; inoltre la preoccupazione maggiore è per la propria personale salvezza.
Il mondo, nella sua complessità, è dimenticato. Lasciato ad altre forze (la politica, l’economia, i mercati, la tecnica …) quasi non ci fosse una relazione tra la propria vita e e il mondo circostante.
Nella storia della Chiesa ci sono stati secoli nei quali la Chiesa si è occupata del mondo civile. Il periodo più caldo va dalla caduta dell’impero romano, ripristinato da Carlo Magno al culmine della dottrina di Papa Bonifacio VIII, il quale dichiarava che la Chiesa era superiore all’impero.
Quando la modernità, nel XIV secolo, ha iniziato a chiedere la propria autonomia, prima con i mercati veneziani e olandesi e poi con la costituzione di singoli territori e poi di veri e propri Stati autonomi, la Chiesa ha reagito con lo Stato pontificio, quasi per mettersi alla pari con gli altri Stati europei.
Con la caduta della presa di Roma, quella sintesi – provvisoria e impropria – è stata definitivamente sconfitta e per questo dimenticata.
La conseguenza di queste vicende storiche ha portato il cristiano a rinchiudersi nella propria singola storia, affidando alle autorità civili i compiti della vita collettiva.
Addirittura il mondo protestante è diventato parte integrante dell’organizzazione statale: i sacerdoti tedeschi sono funzionari statali.
Eppure nello spirito biblico c’era un respiro collettivo che comprendeva tutti i popoli della terra: un respiro universale che però aveva la caratteristica dell’Apocalisse. Una visione che trascendesse le vicende umane, per collocarsi nella dimensione universale, ma contemporaneamente spirituale.

Strapperà il velo che copriva la faccia di tutti i popoli

C’è un’espressione, nel testo di Isaia, per noi misteriosa: «Egli strapperà su questo monte il velo che copriva la faccia di tutti i popoli e la coltre distesa su tutte le nazioni». Significa che i popoli non saranno più in lutto (il velo che copriva la faccia) perché Dio renderà gioioso l’incontro di quanti sono radunati nel suo regno, composto di gioia e di pace, raccontato come un banchetto. D’altronde, se Dio è il creatore del mondo, non può sottrarsi e dimenticare le vicende di quanti lo abitano.
L’universalismo dunque è nella radice stessa della natura di Dio, Questo richiamo, nella spiritualità corrente è stato spezzato dagli individualismi, dalle identità dei popoli, dalla lotta tra culture e infine reso innocuo nella spiritualità individuale prevalente.
L’invocazione del salmo:
“Felicità e grazia mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
e abiterò nella casa del Signore per lunghissimi anni”  è riservata a se stessi, incuranti delle condizioni di chi è accanto. Addirittura senza scrupoli per ingiustizie e soprusi rivolti a chi è più debole: la storia è piena di guerre di conquista e di oppressione, purtroppo anche in nome di Dio.
La visione universale è una caratteristica indispensabile alla visione del Dio cristiano: ogni limite e ogni particolarismo è contrario all’universalità della nostra religione.

Andate ai crocicchi delle strade

La parabola del banchetto è esplicita. L’invito alla visione evangelica è rivolto a tutti “gli invitati”. Se essi rinunciano, per propri motivi, lo stesso messaggio è rivolto a chi è disposto ad accoglierlo: questa volta senza privilegi e diritti acquisiti.
Queste parole costituiscono la radice della missionarietà della Chiesa: proprio il mese di Ottobre è dedicato nel mondo all’idea della missione. Un’esperienza comune perché anche nei piccoli siti cristiani esiste un collegamento con qualche missionario che è dedito all’annuncio del Vangelo.
Esiste anche una “nuova evangelizzazione”, rivolta a chi conosce bene la pratica evangelica, ma se n’è allontanato o la trascura.
Forse a chi ha rifiutato il cristianesimo, pur essendo battezzato, può essere rivolta la seconda parte della parabola, quando il re vede «un uomo che non indossava l'abito nuziale».
Può essere tradotto come l’essere inadeguato al popolo dei cristiani. Un avvertimento severo, ma anche giusto e veritiero. Non si può far parte di una comunità cristiana, senza averne i requisiti.
Nella pastorale corrente si guarda molto alle formalità esteriori: Dio legge nel cuore degli uomini e sa distinguere tra l’apparenza e la sostanza dei sentimenti e delle volontà.
Il tutto però non in spirito punitivo, ma nello spirito di una proposta che può essere accolta o rifiutata. Forse il pericolo maggiore è nella adesione formale, ma non sostanziale.
E’ molto bello poter ripetere l’invocazione del salmo:
“Se dovessi camminare in una valle oscura,
non temerei alcun male,
perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.”
E’ la coscienza cristiana che si sforza di aderire alla proposta evangelica, con la coscienza della propria inadeguatezza, ma accompagnata da umiltà e richiesta di perdono.

15 Ottobre 2017 – Anno A
XXVIII Domenica Tempo ordinario
(1ª lettura: Is 25, 6-10 - 2ª lettura: Fil 4, 12-14. 19-20 – Vangelo: Mt 22, 1-14)

Stampa Stampa