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Dio è la risposta ai misteri della vita

La liturgia di oggi ci offre il cuore del messaggio evangelico. I due brani riportati dell’Esodo e di Matteo sono simili, ma molto disuguali.
Nel primo brano c’è una specificazione dell’amore del prossimo: accettazione del forestiero, accoglienza alle vedove e agli orfani, con la condanna dell’usura. Ad ogni indicazione seguono le pene che Dio riserverà a chi non ha obbedito: rendere i trasgressori stranieri, ridurre le donne a vedove e i figli ad orfani. Una specie di contrappasso della legge che, oltre ad offrire comandi, prevede pure le ritorsioni.
Già nell’antico Testamento in due brani erano apparse le stesse indicazioni:
«Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze.» (Dt 6,5);  e un secondo «Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore.» (Levitico 19,18)

Nel capitolo 19 del Libro del Levitico è elencata una serie di indicazioni per il pio israelita: comandamenti seri (Dio è vostro Dio; rispetto dei genitori, generosità verso il prossimo, non furti, non bugie, rispetto dei sordi, dei poveri, dei forestieri, onori agli anziani) e indicazioni liturgiche e sociali (osservanza del sabato, offerte delle vittime, rispetto delle semine, proibizione dei matrimoni con una schiava, non mangiare carne con il sangue, non  fare tatuaggi, non frequentare indovini e maghi …). Il brano del Vangelo è invece senza dettagli e senza punizioni. La meraviglia è che si possa dare il comandamento dell’amore.

Una prima indicazione

E’ indubbio che l’amore non possa essere comandato. Amare Dio è dunque un’indicazione. Prima razionale e poi di fede. Razionale perché l’uomo pur essendo una creatura intelligente è contingentato. Ha un inizio, ha una fine; non è in grado di leggere l’infinito. Non quello del tempo, nemmeno quello dello spazio.
Amare Dio significa dunque riconoscere il principio della creazione. Da questo riconoscimento discende la lode, il ringraziamento, l’impetrazione. Non è affatto assurdo pensare che esista il principio – una persona per la fede cristiana – che abbia provveduto alla nascita del mondo e abbia dotato le creature di tutto il necessario perché realizzassero il breve termine della vita di ciascuno. Molti obiettano che Dio sia un mito umano creato per dare risposte che non ci sono. Per costoro l’uomo è il centro dell’universo. Dopo la sua morte non c’è nulla e le spiegazioni vanno cercate nella faticosa ricerca delle leggi di natura.

Eppure in ogni individuo c’è ricerca dell’infinito della conoscenza e della durata della vita. La chimica, di cui è composta il nostro corpo, non è in grado di dare ragione ai desideri di immortalità e di onniscienza.
Dio, nella tradizione ebraico-cristiana è la risposta adeguata ai misteri della vita. E’ un Dio umano, comprensivo, misericordioso, vicino alla sue creature. Crederlo significa dare senso a tutto il bene che ogni nato sente di avere in sé. E’ il mondo dello spirito, dell’anima, del soprannaturale. Materialmente si identifica nel sogni, nei desideri, nella condotta umana che però influiscono nella vita concreta.

Una seconda indicazione

Una seconda indicazione è suggerita da Matteo: «Il secondo [comandamento] poi è simile al primo: "Amerai il tuo prossimo come te stesso».
San Tommaso sostiene che amare Dio e il prossimo è un unico comandamento: amare Dio significa amare tutto ciò che Dio ama.
Inserire nell’indicazione centrale del messaggio evangelico l’amore dell’altro racconta la dignità della proposta di Gesù. E’ la dignità del rispetto, che nasce dalla libertà di ciascuno di vivere e convivere in una vita dignitosa, pacifica e reciprocamente utile.
Nessuna distinzione, nessuna vendetta, nessuna pena. Si tratta di un invito umano che ha origine in Dio. L’estraneità della divinità diventa esigenza umana e l’umanità appella, a sua volta, alla trascendenza.
Per questo motivo il Dio cristiano è un Dio vero: nasce dall’umanità e dona ad essa dignità di infinito oltre i confini della materia.
E’ molto di più: amare il prossimo significa impostare la vita con una condotta lineare che dirige l’esistenza in  una dinamica creativa e pacifica.
La presenza di Dio rafforza la condizione umana in una dinamica che è orientata allo sviluppo, alla razionalità, all’altruismo.
Senza le paure della vendetta e delle punizioni; un invito appunto soave e paziente: divino.

29 Ottobre  2017 - Anno A
XXX Tempo ordinario
(1a Lett.: Es 22, 20-26 - 2a Lett.: 1 Ts 1, 5-10 - Vangelo Mt 22, 34-40)

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