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Il più grande tra voi sia vostro servo

Il richiamo delle letture di oggi mostra  un duplice volto. Nella prima lettura Dio è presentato come il Signore degli eserciti, un giudice severissimo che può ricorrere anche a punizioni.
«Io sono un re grande, dice il Signore degli eserciti, e il mio nome è terribile fra le nazioni. Ora a voi questo monito, o sacerdoti. Se non mi ascolterete e non vi prenderete a cuore di dar gloria al mio nome, dice il Signore degli eserciti, manderò su di voi la maledizione e cambierò in maledizione le vostre benedizioni.»
Nella lettera ai Tessalonicesi San Paolo si paragona a una madre che provvede ai propri figli: “Fratelli, siamo stati amorevoli in mezzo a voi come una madre nutre e ha cura delle proprie creature”.
Il Vangelo richiama al retto comportamento di fronte a Dio:« Ma voi non fatevi chiamare ''rabbì'', perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate nessuno ''padre'' sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo. E non fatevi chiamare ''maestri'', perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo.
Il più grande tra voi sia vostro servo; chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato.» Il Vangelo ha un’inversione di tendenza dunque : mentre per il popolo ebraico Dio era considerato l’onnipotente, Cristo ha invece dettato il volto del Dio padre.
L’atteggiamento migliore è quello del salmo:

« Signore, non si inorgoglisce il mio cuore
e non si leva con superbia il mio sguardo;
non vado in cerca di cose grandi,
superiori alle mie forze.

Io sono tranquillo e sereno
come bimbo svezzato in braccio a sua madre,
come un bimbo svezzato è l'anima mia.

Speri Israele nel Signore,
ora e sempre.”

Sono molto teneri i due riferimenti: «tranquillo e sereno» e «come bimbo svezzato in braccio a sua madre.»
Senza ombra di dubbio, pur appellando al senso di giustizia, il volto di Dio rivelato da Gesù è un volto familiare, amicale, dolce e paziente.

Con questo volto benevolo, i rappresentanti di Dio, vescovi, sacerdoti, gente che appartiene alla Chiesa, tutti debbono sentirsi servitori: «Il più grande tra voi sia vostro servo; chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato.»

Religione e fede

Nelle religiosità primitive non è inusuale la descrizione di un Dio dagli aspetti umani. Se ci fermiamo alle civiltà greche e romane, le divinità rispondevano agli eventi terreni, assumendo i volti di un dio o di una dea: creazione, guerra, amore, felicità, morte avevano caratteristiche umane. Con il cristianesimo il volto di Dio assume sembianze di trascendenza, ma anche di famiglia, di vicinanza, di tolleranza e di amicizia.
Per chi agisce in nome di Dio – Malachia si rivolge ai sacerdoti – l’avvertimento è evidente: tra fede e religiosità non possono esserci differenze, soprattutto non è lecito che chi fa da intermediario si approfitti della sua posizione per stravolgere le indicazioni divine. Un tema molto delicato perché i passaggi della rivelazione attraversano parole umane e soprattutto sono gestiti da persone con una autorità approvata e riconosciuta.
Anzi, chi ha responsabilità ha il dovere di riconoscere la propria pochezza di fronte a Dio e di essere strumenti docili e fedeli.

Nessun sfarzo né potere

Il passaggio di Gesù, è esplicito. Sono citati coloro che non si comportano come umili intermediari: scribi e farisei. Erano coloro che interpretavano la legge scritta. Poiché i libri della Scrittura non riuscivano a indicare ogni dettaglio della vita liturgica, morale e sociale del popolo, sempre più si andò approfondendo l’interpretazione orale, con vere e proprie scuole specializzate.
Il vangelo cita comportamenti grandiosi e sfarzosi: «Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini: allargano i loro filatteri e allungano le frange; amano posti d'onore nei conviti, i primi seggi nelle sinagoghe e i saluti nelle piazze, come anche sentirsi chiamare ''rabbì'' dalla gente.»
La risposta a questi atteggiamenti è riassunta nelle parole: « Il più grande tra voi sia vostro servo; chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato».
La durezza delle parole si giustifica perchè si collega la funzione di evangelizzazione direttamente con Dio.
Nessuno può approfittare della posizione per vantarsi o per tradire i contenuti delle indicazioni divine. Da qui l’invito all’umiltà, alla devozione, al rispetto delle sacralità degli argomenti.
Questo invito è rivolto non soltanto alle autorità religiose ma ad ogni battezzato: nessuno può avere la pretesa di rappresentare Dio e di agire a suo nome, solo perché si sente in regola con la propria religione.
La differenza tra religione e fede è molto forte: la prima rappresenta la seconda per cui la fede è sempre umile, rispettosa e in progresso. Di fronte a Dio si può essere solo umili, riconoscenti,  imperfetti, desiderosi di comprensione e di perdono.

5 Novembre 2017 – Anno A
XXXI Domenica Tempo ordinario
(1ª lett.: Ml 1,14 - 2,2.8-10 - 2ª lett.: 1 Ts 2, 7-9. 13 – Vangelo: Mt 23, 1-12)

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