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Penultima domenica dell’anno liturgico: il sentimento della riconoscenza

La liturgia ci accompagna nella penultima domenica dell’anno. Tra due domeniche ricomincerà il nuovo anno liturgico, con la preparazione del Natale nel tempo d’Avvento. Il calendario civile non ha lo stesso ritmo dell’anno religioso, anche se poche settimane si distinguono per terminare il ritmo che il mondo si è dato con lo scorrere delle ore, dei giorni e dei mesi.
Il primo sentimento, per noi che celebriamo, è certamente quello della riconoscenza: un anno è trascorso e, nonostante prove e difficoltà, la vita che continua è un enorme bene. La liturgia si incentra sui doni che sono stati concessi da Dio alle sue creature. La prima lettura, che parla della donna saggia, è volutamente ricordata per non dimenticare la grande capacità di presenza e di bene che le donne hanno nella vita quotidiana, nella famiglia e nella società.
E’ nota l’impostazione maschilista della tradizione ebraica: una tradizione che ha attraversato tutte le epoche dell’occidente mediterraneo. Sia la tradizione ebraica, ma anche quella greca, romana e poi cristiana e islamica hanno seguito la linea maschile, facendo una distinzione che ancora oggi si stenta a correggere.
Alla donna, in queste tradizioni, è stata assegnata la dimensione familiare, mentre quella pubblica – lavoro, istruzione, rappresentanza – è stata affidata agli uomini, anche se l’appartenenza al popolo di Israele si trasmette per via materna e non paterna.
Questa cultura è stata combattuta e i risultati, anche se non completi, nella moderna società in parte sono stati raggiunti. Alla donna non è precluso alcun spazio. Le conclusioni odierne dicono che l’istruzione, le funzioni pubbliche della rappresentanza e della gestione della cosa pubblica non è impedita, anche se ancora esistono difficoltà e resistenze.
Nel Vangelo – con una parabola semplice quanto efficace – è stata indicata la “filosofia” della gestione della vita. Alle creature umane sono offerte delle possibilità: tali possibilità (i talenti) sono occasione di azione. Un contesto spesso dimenticato, preferendo invece sottolineare, nella vita di ogni giorno, le “mancanze” di cui ogni creatura soffre per realizzare i propri sogni.
Stranamente la parabola, spesso interpretata in termini negativi, è invece positiva: si può leggere come una spinta al progresso. Si tratta da vedere che cosa ciascuno sogna come progresso e realizzazione di sé.

La donna offre felicità 

In pochi tratti vengono tessute le preziosità della vita femminile. Ella offre una affettuosità fedele e sincera. Svolge le sue funzioni di moglie e di madre e – nota abbastanza peculiare – è portatrice di benessere anche materiale.
Un’annotazione spesso dimenticata, soprattutto a riguardo del lavoro domestico che è il motore che permette l’equilibrio della famiglia.
E’ donatrice di felicità. Il richiamo evidente è al disegno creatore, ricordato dalla Genesi che ha parlato, sottolineando che “maschio e femmina li creò”. Aggiunge il testo “per tutti i giorni della sua vita”. Significa, in altre parole che resterà fedele al suo impegno dell’istituto della famiglia.
E’ anche portatrice di attenzione al debole: “Apre le sue mani al misero, stende la mano al povero.” La sua sensibilità si allarga, oltre gli orizzonti stretti della famiglia naturale, rendendola attenta e generosa.
L’ultimo richiamo è per la bellezza: “Fallace è la grazia e vana è la bellezza” proclama il libro dei Proverbi. Un richiamo saggio perché la bellezza, anche quella fisica, va considerata nella sua completezza. La bellezza esteriore è una parte attrattiva, ma va collocata nella dimensione del tempo della vita. Il tempo ritma la stessa bellezza: se ha maggior valore quella fisica in età adolescenziale e giovanile, nella maturità emerge la bellezza interiore che affonda la sue radici nella saggezza, nel rispetto, nella capacità di creare felicità per sé, per la famiglia e per gli altri, soprattutto in difficoltà.

Possa tu vedere la prosperità

La chiave di lettura della parabola può essere letta con le parole del salmo 7 che recita:

« Beato l'uomo che teme il Signore
e cammina nelle sue vie.
Vivrai del lavoro delle tue mani,
sarai felice e godrai d'ogni bene.
….
Beato l'uomo che teme il Signore
e cammina nelle sue vie.
Vivrai del lavoro delle tue mani,
sarai felice e godrai d'ogni bene.» 

In fondo lo scopo ultimo della vita è la realizzazione del proprio progetto di vita: dal raggiungimento di questa felicità, dipende la felicità che è il termine che misura la bellezza della vita.
La storia di ognuno è particolare e irripetibile. A ciascuno sono offerte circostanze, occasioni, composte da famiglia, amici, capacità individuali entro le quali “si consuma” la vita. Questi sono i talenti: umani e spirituali. Diversi per ciascuno, ma ugualmente presenti nella vita.
La felicità è rapportata alla storia individuale: si richiede la capacità di valorizzare le proprie risorse per raggiungere il progetto che ciascuno si è dato per sé.
A questo punto il talento è benedetto da Dio: se avrà recato un benessere che è insieme umano e spirituale.
Il problema vero è quale progetto si sceglie e facendo riferimento a quali ideali. In questo senso il messaggio evangelico è chiaro: “Beato l'uomo che teme il Signore e cammina nelle sue vie.”
Le vie di Dio sono materiali e spirituali. La cultura cristiana spinge al progresso materiale e a quello spirituale. La domanda è se, nella vita sono presenti, ideali di realizzazione di sé che comprendono il rispetto delle vie del Signore.
E’ più facile sognare ideali umani: denaro, potere, bellezza, visibilità. Non sono questi i riferimenti religiosi; sono invece mitezza, rispetto, accoglienza, amore del prossimo. Ideali che non prescindono dalla sicurezza materiale, ma che debbono essere coniugati con la dimensione dello spirito. La creatura umana ha la possibilità di coltivare la dimensione spirituale e materiale, in un equilibrio che è dettato dalla legge di Dio.

Prv 31, 10-13. 19-20. 30-31

Dal libro dei Proverbi
Una donna perfetta chi potrà trovarla? Ben superiore alle perle è il suo valore. In lei confida il cuore del marito e non verrà a mancargli il profitto.
Essa gli dà felicità e non dispiacere per tutti i giorni della sua vita. Si procura lana e lino e li lavora volentieri con le mani.
Stende la sua mano alla conocchia e gira il fuso con le dita. Apre le sue mani al misero, stende la mano al povero.
Fallace è la grazia e vana è la bellezza, ma la donna che teme Dio è da lodare. Datele del frutto delle sue mani e le sue stesse opere la lodino alle porte della città.

Sal.127

Beato l'uomo che teme il Signore
e cammina nelle sue vie.
Vivrai del lavoro delle tue mani,
sarai felice e godrai d'ogni bene.

La tua sposa come vite feconda
nell'intimità della tua casa;
i tuoi figli come virgulti d'ulivo
intorno alla tua mensa.

Così sarà benedetto l'uomo
che teme il Signore.
Ti benedica il Signore da Sion!
Possa tu vedere la prosperità di Gerusalemme
per tutti i giorni della tua vita.

Seconda Lettura

1 Ts 5, 1-6

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi
Fratelli, riguardo ai tempi e ai momenti, non avete bisogno che ve ne scriva; infatti voi ben sapete che come un ladro di notte, così verrà il giorno del Signore. E quando si dirà: "Pace e sicurezza", allora d'improvviso li colpirà la rovina, come le doglie una donna incinta; e nessuno scamperà.
Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre, così che quel giorno possa sorprendervi come un ladro: voi tutti infatti siete figli della luce e figli del giorno; noi non siamo della notte, né delle tenebre.
Non dormiamo dunque come gli altri, ma restiamo svegli e siamo sobrii.

Mt 25, 14-30
Dal Vangelo secondo Matteo

[In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: "Un uomo, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità, e partì.]
Colui che aveva ricevuto cinque talenti, andò subito a impiegarli e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone.
[Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò, e volle regolare i conti con loro. Colui che aveva ricevuto cinque talenti, ne presentò altri cinque, dicendo: Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque. Bene, servo buono e fedele, gli disse il suo padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone.]
Presentatosi poi colui che aveva ricevuto due talenti, disse: Signore, mi hai consegnato due talenti; vedi, ne ho guadagnati altri due. Bene, servo buono e fedele, gli rispose il padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone.
Venuto infine colui che aveva ricevuto un solo talento, disse: Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso; per paura andai a nascondere il talento sotterra: ecco qui il tuo. Il padrone gli rispose: Servo malvagio e infingardo, sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l'interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell'abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti".

 19 Novembre 2017 – Anno A
Domenica XXXII Tempo ordinario
(1a Lett.: Prv 31, 10-13. 19-20. 30-31 – 2a Lett.: 1 Ts 5, 1-6– Mt 25, 14-30)

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