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Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!

Inizia, con questa domenica, il nuovo anno liturgico. Da sempre è chiamato dalla Chiesa Avvento che significa venuta. Nell’arco dell’anno iniziamo con la nascita, proseguiremo con la Pasqua e continueremo, lungo l’anno, con gli insegnamenti e i miracoli di Gesù.
La liturgia ha spezzato tutti i misteri della salvezza, riportando all’attenzione di ogni anno uno dei quattro Vangeli, a cominciare da Matteo che abbiamo già ascoltato, per proseguire poi con Marco e infine, nell’anno C, con Luca e Giovanni.
Ogni evangelista ha una sua visione e mette l’accento sulla propria impostazione.
Il Vangelo di Marco si pone due domane: chi è Gesù e di conseguenza chi sono i discepoli. Alla prima domanda egli risponde Gesù è il Cristo (l’unto, il mandato), figlio di Dio. Con formula piena si può riassumere il significato dell’intero Vangelo: «Rivelazione di Gesù Cristo-Figlio di Dio», alla seconda domanda per i cristiani l’insegnamento è: «il cammino dei discepoli».
La sua narrazione è costruita in due grandi aree geografiche; all’inizio della missione in Galilea, per proseguire verso Gerusalemme, dove Gesù morirà e risorgerà.

Noi siamo argilla

L’invocazione del profeta Isaia procura commozione. Il brano inizia con tenerezza: “Tu Signore, sei nostro padre, da sempre ti chiami, nostro redentore”. Queste parole di  riconoscimento ritorneranno alla fine del brano: «Ma, Signore, tu sei nostro padre; noi siamo argilla e tu colui che ci plasma, tutti noi siamo opera delle tue mani».
Queste parole se da una parte accentuano la distanza tra Dio e le sue creature, dall’altra sottolineano una relazione amicale che deriva dalla vicinanza di un padre con i propri figli.
Il profeta invoca la presenza di Dio che sembra essersi allontanato dalle creature: il motivo è spiegato ampiamente, con parole anche dure.
«Nessuno invocava il tuo nome,
nessuno si risvegliava per stringersi a te;
perché tu avevi nascosto da noi il tuo volto,
ci avevi messo in balìa della nostra iniquità.»
Il canto esprime completamento il significato del pensiero del profeta. La cattiveria umana allontana da Dio perché lo trascura. Il suo volto è lontano perché
«Ecco, tu sei adirato perché abbiamo peccato contro di te da lungo tempo e siamo stati ribelli.»
Da cui l’invocazione a ricomparire, con la promessa di essere obbedienti: « Tu vai incontro a quelli che praticano con gioia la giustizia e si ricordano delle tue vie.”
Queste parole raccontano l’assonanza tra una vita virtuosa e la presenza di Dio. Una caratteristica troppo spesso dimenticata, non considerando che la presenza di Dio dipende dalla disponibilità delle persone ad accoglierlo e ad ascoltarlo.
Egli è disponibile, ma dipende da chi lo invoca e lo ascolta. Il Salmo 79 è sulla stessa lunghezza d’onda:
« Guarda dal cielo e vedi
e visita questa vigna,
proteggi quello che la tua destra ha piantato,
il figlio dell’uomo che per te hai reso forte.”

Vegliate

Il richiamo del Vangelo è più forte perché allarga lo sguardo al momento finale:
« Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. 
Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».
Sembra una considerazione eccessiva; in realtà racconta la vicenda umana. Una storia che non dura a lungo, ma che può esser piena di mille cose belle. E’ la vita che viene concessa da Dio perché sia vissuta con intensità.
Ma suggerisce anche la precarietà e quindi la non disponibilità del futuro. Non sapere l’ora  significa semplicemente che la durata della vita non è programmata. Mentre la nascita è voluta e quindi gestibile, non la fine della propria avventura.
Il cerchio aperto con la venuta al mondo si chiude con il ritorno a Dio. Forse in questa differenza si possono collocare la creatività, la benevolenza, il valore della vita umana. si esprime la libertà donata all’uomo di poter nascere, ma le sue capacità si interrompono perché il futuro assoluto non è nelle sue mani.

Un segno di debolezza? Probabilmente è solo il segno del limite: si innesta la vita, ma non si prevede la morte. Nell’arco dell’esistenza spetta alla creatura umana agire in modo coerente e soprattutto fruttuoso. Da qui le scelte che fanno della vita un bene preziosissimo che nel tempo irradierà gli effetti delle buone azioni. Una nascita alla quale non sono affidate totalmente le circostanze del futuro.
Ritorna la saggezza di Dio che ha ceduto un po’ della sua volontà perché la creatura umana possa esprimersi con le migliori energie.

3 Dicembre  2017 - Anno B
1ª Domenica di Avvento
(1a Lett.: Is 63, 16b-17.19b; 64, 2-7 - 2Lett.: 1 Cor 1, 3-9 - Vangelo Mc 13, 33-37)

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