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La fede e le risposte ai misteri profondi della vita

La liturgia di questo anno è molto rapida. Dopo i riferimenti alla nascita di Gesù, alla famiglia di Nazareth e a Maria, madre di Dio, passa al battesimo di Gesù al Giordano. E’ l’inizio della missione del Maestro, oramai adulto e pronto alla predicazione.
Si narra in questa domenica l’inizio del discepolato. C’è continuità tra Giovanni il Battista e i suoi discepoli e Gesù. Proprio da Giovanni, Gesù è chiamato Agnello di Dio. L’agnello, per il colore della lana bianca e per la sua mansuetudine è il simbolo della pace e della donazione.
La figura ritornerà, nel Vangelo di Giovanni, quale dimostrazione della missione sacrificale di Gesù stesso.

Venite e vedrete

Uno dei due discepoli di Gesù è Andrea, che va a chiamare suo fratello Simon detto Pietro. Inizia così il discepolato, fino ad arrivare ai 12 apostoli, figura delle 12 tribù di Israele.
Il dialogo tra Gesù e i suoi primi discepoli è scarno:” Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì - che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.”
L’invito continua: “Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» - che si traduce Cristo - e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» - che significa Pietro.”
La descrizione non è un resoconto della proposta ai primi discepoli. E’ piena di riferimenti simbolici e teologici, perché Giovanni scrive molto tempo dopo la morte di Gesù.
L’attenzione dei commentatori al brano si sofferma sui due verbi “venite e vedrete”: tradotto significa “avvicinatevi e crederete”.
Si tratta in fondo dei percorsi di fede. La chiamata alla fede è il porsi le domande fondamentali della vita, dar loro delle risposte, comprenderle e accoglierle.

La dimensione è puramente spirituale; i misteri umani sono affidati alla ricerca dell’intelligenza e al progresso delle scienze. La fede ha un’altra dimensione: è un atto di fiducia capace di dare risposte ai misteri profondi della vita.
Non c’è contraddizione tra ragione e fede, ma esse rappresentano due livelli completamente diversi per metodologia e per contenuti. Se la scienza risponde al desiderio di svelare le leggi della natura, la fede offre contenuti di significato alla vita stessa, riconoscendo la dimensione trascendente della creatura umana.
Per questo il salmo canterà:

«Ho sperato, ho sperato nel Signore,
ed egli su di me si è chinato,
ha dato ascolto al mio grido.
Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo,
una lode al nostro Dio.

Nel rotolo del libro su di me è scritto
di fare la tua volontà:
mio Dio, questo io desidero;
la tua legge è nel mio intimo. 

Ho annunciato la tua giustizia
nella grande assemblea;
vedi: non tengo chiuse le labbra,
Signore, tu lo sai.»

Abbiamo trovato il Messia

Le parole di Andrea, rivolte a suo fratello Simone «Abbiamo trovato il Messia»  indicano oramai la certezza di aver trovato il riferimento. A questo riferimento i discepoli rimarranno fedeli, per tutta la vita. Moriranno martiri per l’adesione alla missione del Maestro.
Sarà un percorso lento, contraddittorio, non privo di dubbi e di incomprensioni. Gesù stesso sarà costretto a spiegare, a puntualizzare, a rassicurare.
La comprensione è il frutto della maturazione interiore: non cesserà mai per tutta la vita.
I discepoli dovranno comprendere che Gesù è Figlio di Dio, che la sua missione è di salvezza, che la sua proposta è donativa.
Sono tre nodi molto difficili da superare. Il Signore Gesù si presenta come uomo; parla e si esprime come tutte le persone. Riconoscere in lui la presenza di Dio è molto difficile. La storia della primitiva Chiesa ci spiega quanta riflessione è stata necessaria per definire che Gesù è vero Dio e vero uomo.
L’azione del Messia non è temporale. Nonostante le circostanze dell’oppressione romana esigano un condottiero, Gesù si sottrae ad ogni impegno di riscatto terreno. Lo vorrebbero fare re, ma si oppone perché la sua missione è di salvare e non di governare. Proprio per questo la sua fama e la sequela supereranno i confini della Palestina e del tempo.
Infine la salvezza è offerta con la donazione della sua vita. Un fatto inenarrabile nella dinamica umana. L’offerta della sua vita diventa riscatto per tutti i mali del mondo. Dio, in Gesù, ritorna sulla terra e si sacrifica per rendere innocente l’umanità.

14 Gennaio 2018 - Anno B
II Tempo ordinario
(1a Lett.:  1 Sam 3, 3-10. 19 - 2a Lett.: 1 Cor 6, 13-15. 17-20 - Vangelo Gv 1, 35-42)

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