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"Fammi conoscere le vie"

Il tema della liturgia riguarda la missione che attende Gesù. Il primo impatto dice che Gesù cerca dei collaboratori stretti. Saranno alcuni pescatori – non tutti per la verità – che lo seguiranno.
L’evangelista Marco racconta dei primi quattro: due coppie di fratelli Andrea e Simone, detto Pietro, Giacomo e Giovanni. Saranno i riferimenti stabili che non lasceranno mai più Gesù, eccetto Giuda che, pur non abbandonandolo, lo tradirà.
Il racconto dice che sono stati scelti sulle rive del “mare di Galilea”. Definizione che ritornerà quando, durante la passione, alcuni ricordano a Pietro di essere galileo.
L’elenco più completo sarà suggerito da Marco più avanti, al capitolo X: “Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità. I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì.” (vv. 5 e ss.).
C’è differenza tra i Vangeli di Marco e di Giovanni. Quest’ultimo pone la chiamata dei discepoli nel fiume Giordano, dopo il Battesimo di Gesù, al sud della Palestina e non al nord in Galilea come fa il racconto di Marco.

Fammi conoscere le vie

Lo scopo della chiamata è di aiutare Gesù nella missione che sta per iniziare.
Ciò significa che il Signore non vuole ritenersi unico, ma costituisce da subito, una comunità di fedeli discepoli che lo aiutino nella missione.
Ben racconta il canto del Salmo 24 che chiede di conoscere le vie del Signore.

«Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza.

Ricòrdati, Signore, della tua misericordia
e del tuo amore, che è da sempre.
Ricòrdati di me nella tua misericordia,
per la tua bontà, Signore.

Buono e retto è il Signore,
indica ai peccatori la via giusta;
guida i poveri secondo giustizia,
insegna ai poveri la sua via.»
Infine il richiamo alla misericordia che mai mancherà per chi ha sbagliato.

Dai profeti alla Chiesa

Il richiamo vale anche per il profeta Giona che ha la missione di invitare gli abitanti di Ninive a convertirsi. Dio apprezzerà la conversione perché gli abitanti di quella città avevano cambiato “la loro condotta malvagia”.
La missione dunque è chiara: invitare le persone a ritornare sulla “retta via”, quella indicata da Dio.
Questo passaggio presuppone due termini: chi annuncia la missione e chi la riceve. Nessuno obietta che deve esserci una retta via: il problema è sapere qual è. Poiché non c’è un rapporto diretto tra Dio e le creature, gli intermediari debbono essere affidabili e veri rappresentanti di Dio. Dall’altra parte chi ascolta deve essere disponibile a seguire ciò che è stato suggerito.
In questa dinamica si inserisce tutta la difficoltà dell’accettare la Chiesa. La storia del cristianesimo dice che sono tre le fonti per conoscere la verità di Dio: la sua parola, i suoi ministri, la tradizione cristiana. Il Concilio insisterà molto sul concetto di “popolo di Dio”.
Nella Chiesa cattolica i preposti all’insegnamento sono quanti hanno ricevuto il sacramento dell’ordine: i vescovi, i presbiteri, i diaconi.
Proprio rispetto alla loro condotta e alla loro credibilità è legata molta efficacia della ricezione della via evangelica. Essendo loro stessi creature umane, spesso non c’è la credibilità sufficiente ad ascoltare e a seguire quanto suggeriscono. L’errore è affidarsi unicamente alle parole dei ministri della Chiesa. La Chiesa ha troppo dimenticato che il riferimento primo è alle Sacre scritture, appropriandosi esageratamente dell’interpretazione della verità di Gesù. Non si può dimenticare la scrittura, né si può ignorare quanto, nella storia e nel presente, la fede dei battezzati ha vissuto.
Si è creata dunque una difficoltà che va risolta, pena la dimenticanza dell’insegnamento. Né si può accogliere l’esclusiva interpretazione personale che rischia di essere autoreferenziale.

Una buona sintesi può essere suggerita a determinate condizioni. La prima è l’accettazione che qualcuno (Dio) abbia trasmesso nei modi e nei tempi che le scritture ci hanno proposto, una “verità vera”. La seconda è che è necessaria una coerenza di santità di chi è chiamato a proclamare questa parola. La terza condizione richiama la ricerca a voler scoprire come e dove si è manifestata la sostanza della verità evangelica. Infine l’umiltà di non diventare i personali interpreti della proposta del Signore.

21 Gennaio 2018 – Anno B
III Domenica Tempo ordinario
(1a Lett.: Gio 3, 1-5. 10 1-11 - 2a Lett.: 1 Cor 7, 29-31 – Vangelo: Mc 1, 14-20)

 

 

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