:::

Inserisci le tue credenziali per accedere ai servizi per gli abbonati

   
Ricordami

Password dimenticata?

Oppure scopri come abbonarti »

Redattore Sociale

Newsletter Newsletter Seguici su Facebook Twitter Google+ Rss

Figli del giorno

Cerca
Cerca in tutto il sito in Figli Del Giorno
Stampa Stampa

L’arco sulle nubi

Con questa settimana inizia il lungo periodo di preparazione alla Pasqua che, quest’anno, cadrà il 1° Aprile. Sono sei settimane, con la Domenica delle Palme, che accompagnano l’avvicinarsi della festività che è il centro della fede cristiana.
Infatti, nella Pasqua si celebra il culmine della vita del Signore con la sua morte e la sua risurrezione. E’ il compimento della vita terrena di Gesù: il significato profondo rimane la salvezza, operata da Dio, tramite Cristo. La risposta di preparazione con la Quaresima  si evidenzia con la preghiera, il digiuno e la carità.
Mentre la morte è segno terreno, ben sperimentato da tutti, la risurrezione è il segno della presenza di Dio nella vita di Gesù stesso. Significa che i suoi discepoli hanno creduto nella veridicità delle parole del Maestro e soprattutto hanno dato loro il significato di eternità. La sua parola e il suo agire fanno riferimento per sempre, al di là dei confini della Palestina, ma anche dei secoli che verranno.

L’arco sulle nubi 

Con un’immagine di facile comprensione, la Genesi fa riferimento all’arcobaleno, per rassicurare che Dio non abbandonerà il suo popolo. Il diluvio era la manifestazione del male supremo che uccide e non lascia scampo. Noé, con la sua arca, è la dimostrazione che non tutto è perduto. Per manifestare la presenza divina, Dio promette che, fino a quando apparirà l’arcobaleno nel cielo, la terra non andrà distrutta.
Ma a fondamento dell’immagine dell’arcobaleno c’è la promessa di un patto tra Dio e il suo popolo.
E’ chiamato dalla Bibbia alleanza. La reciproca promessa che Dio non abbandonerà mai l’umanità e dall’altra parte il popolo osserverà le indicazioni divine.

«Pongo il mio arco sulle nubi,
perché sia il segno dell’alleanza
tra me e la terra.
Quando ammasserò le nubi sulla terra
e apparirà l’arco sulle nubi,
ricorderò la mia alleanza
che è tra me e voi
e ogni essere che vive in ogni carne,
e non ci saranno più le acque per il diluvio,
per distruggere ogni carne». 

Un modo semplice e forte della promessa di vicinanza divina. Molti libri dell’Antico Testamento fanno riferimento all’alleanza. A quel patto che lega Dio con la terra perché venga accudita e mai distrutta. Una certezza che offre fiducia e consolazione. I profeti ricorderanno che Dio è fedele; sono piuttosto le creature umane che non sempre rispondono con la loro vita al rispetto delle regole indicate da Dio.

 Il Salmo 24 fa dire al pio fedele:

«Ricòrdati, Signore, della tua misericordia
e del tuo amore, che è da sempre.
Ricòrdati di me nella tua misericordia,
per la tua bontà, Signore.
Buono e retto è il Signore,
indica ai peccatori la via giusta;
guida i poveri secondo giustizia,
insegna ai poveri la sua via.» 

e nel deserto rimase

Il Vangelo di Marco, a differenza di Matteo, accenna appena alla permanenza di Gesù nel deserto: “In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.” Matteo è più esplicito e parla di tre tentazioni che si riassumono nell’orgoglio di sentirsi onnipotente: fà che le pietre diventino pane, gettati dalla torre del tempio, se adorerai satana, avrai il dominio della terra.
Il deserto, di cui parlano i Vangeli sinottici, è l’ambiente di solitudine e di riflessione. La tentazione si fa più acuta, impersonata da satana, espressione del male. L’obiettivo centrale del male è il proprio orgoglio.
Il deserto sarà anche un luogo di riscatto. Fin dai primi secoli alcuni uomini e donne si ritireranno nel deserto per esprimere a Dio lode e benedizione, vivendo una vita austera e silenziosa. Espressione che anche oggi si ritrova nei monasteri di clausura di stretta osservanza, sia maschili che femminili.
Al di là di vocazioni particolari sono opportuni momenti di solitudine e di silenzio. La Quaresima ha l’impostazione penitenziale che prepara alla gioia della Pasqua. Il male, la morte, i limiti si supereranno se un’adeguata riflessione e gestione dei propri impulsi aiuteranno ad elevare il livello spirituale della propria anima.
Non si tratta di penalizzazioni, ma dello sforzo di far prevalere sentimenti e valori che oltrepassano il quotidiano, nella piattezza dell’usuale, a vantaggio delle capacità superiori (intellettuali e morali) che ciascuno possiede.
Capacità che occorre curare, accompagnare, far crescere. 

18 Febbraio – Anno B
Prima Domenica di Quaresima
(1a Lett.: Gen 9,8-15 - 2a Lett.: 1Pt 3,18-22 – Vangelo: Mc 1,12-15)

Stampa Stampa