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I fondamenti del rapporto con Dio

Nelle letture di questa domenica l’attenzione è posta sui fondamenti del rapporto con Dio. Nella prima lettura sono elencati i celebri 10 comandamenti. E’ una riflessione che conosciamo bene. Eppure, ogni volta che si ricordano i comandamenti suscitano nuove riflessioni e propositi.
Nel Vangelo di Giovanni l’intervento di Gesù contro i frequentatori del tempio riporta a verità l’autentica presenza dello spirito in un luogo sacro.

 Una sana convivenza

I comandamenti che la tradizione ebraico-cristiana ci ha tramandato, ad un’attenta lettura, si riducono alla serena convivenza di un popolo.
I primi tre comandamenti si riferiscono a Dio. Esiste un solo Dio, che occorre venerare e non disprezzare.
La creatura umana sa bene che la sua esistenza non è dovuta al caso; il suo futuro di sopravvivenza può essere affidato solo a Dio. Per questo è alla ricerca continua di una figura stabile, ultima, capace di riassumere i misteri della vita.
E’ il Dio delle scritture e il Dio di Gesù, descritto con parole umane tenere, comprensibili, amorevoli.
L’onore a lui è dovuto al suoi essere infinito e alla sua presenza misericordiosa.
Il rispetto reciproco delle regole fondamentali della convivenza è condizione necessaria per convivere serenamente.
Che i primi tre comandamenti riguardanti Dio e gli altri sette riferiti alla reciprocità tra viventi vuole indicare che il progetto è unico: parte da Dio e a lui ritorna. E’ una dimostrazione dell’essenza del Vangelo: ama Dio e ama il prossimo. Un binomio inscindibile perché il garante di questa duplicità è Dio stesso.

Il salmo 18 può cantare: 

« La legge del Signore è perfetta,
rinfranca l’anima;
la testimonianza del Signore è stabile,
rende saggio il semplice. 

I precetti del Signore sono retti,
fanno gioire il cuore;
il comando del Signore è limpido,
illumina gli occhi. 

Il timore del Signore è puro,
rimane per sempre;
i giudizi del Signore sono fedeli,
sono tutti giusti.»

Portate via da qui queste cose

La scena di Gesù che caccia dal tempio cianfrusaglie, animali e regali è riportata oltre dai Vangeli Sinottici anche dal Vangelo di Giovanni.
Un atto azzardato perché gli animali presenti erano funzionali ai  riti sacrificali che si svolgevano all’interno del tempio.
Un atto quindi che vuole riportare all’autentica liturgia l’onore a Dio. La religiosità non si può, secondo Gesù, esprimere con gestualità esterne e quasi mitiche. Dio non ha bisogno dei sacrifici dell’uomo.
Nella chiamata dell’Apostolo Matteo, il Vangelo riporta le parole esplicite di Gesù: «Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».
Il rapporto con Dio è un dialogo del cuore e non di gesti esteriori che vorrebbero essere garantita la benevolenza a Dio.
Il gesto di cacciare gli animali sacrificali fuori dal tempio allarma il popolo: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?» La risposta di Gesù è fondamentale per i discepoli, i quali si ricorderanno delle sue parole.
Il Signore dichiara che egli stesso è la manifestazione vivente della presenza di Dio.
La sua risurrezione è il segno della vicinanza con Dio e della sua santità. Chi lo seguirà avrà lodato Dio; chi osserverà le sue parole avrà obbedito a Dio Padre.
A questo punto solo pochi crederanno in lui; il popolo che lo circonda e che l’ha ascoltato dedurrà che non è affidabile, fino a considerarlo un bestemmiatore. Chi può sfidare la presenza del tempio di Gerusalemme, invocando la propria risurrezione? Per questo il Cristo sarà crocifisso. Ha osato disprezzare il luogo sacro che era simbolo di tutta la religiosità ebraica.
Per i cristiani la lezione rimane. Il cuore dell’adesione religiosa è la fede in Gesù, rivelatore del volto del Padre. Le forme devozionali non possono essere oggetto di culto, ma solo espressione della fede nelle parole e nelle gesta del Salvatore.
Possono esistere se non distolgono l’attenzione al cuore dell’adesione al Vangelo. Un richiamo utile perché è sempre facile cadere nella tentazione di gesti esterni che esprimono religiosità, ma non fede.
Nessun atto di pietà, svuotato dalla fede profonda, può garantire salvezza. Il richiamo è utile per la religiosità autentica e vera. 


4 Marzo 2018 – Anno B
III Domenica di Quaresima
(1a Es 20, 1-17 – 2a 1Cor 1,22-25 – Vangelo Gv 2,13-25)

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