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Chi fa la verità viene verso la luce

La liturgia entra nella dimensione più profonda della Pasqua: con il brano del Libro delle Cronache si traccia il significato delle vicende storiche del popolo ebarico in un momento difficile della sua storia. Una narrazione lineare, oggi difficilmente riproponibile. Le avversità di un popolo non possono essere attribuite direttamente a Dio e la salvezza non può essere riferita alla conversione e al ravvedimento.
Nella storia esistono fasi di comportamenti collettivi che si allontanano e si avvicinano all’armonia e alla pace delle nazioni.
Le vicende umane corrispondono certamente alla dinamica del rapporto causa/effetti. Esistono derive e drammi, come sono possibili ravvedimenti e lungimiranze.
Le guerre hanno sempre motivi per esplodere: se non sono di liberazione e di riconquista di libertà, richiamano potere e arroganza.
Spetta alle persone più libere ed avvedute (i profeti) a far emergere, in tempi non sospetti le tendenze che, nel tempo, matureranno verso fasi armoniose o burrascose.
Proprio dall’attenzione a persone sole e, a volte, derise, spesso dipende il raccontare in quale direzione la convivenza si sta orientando.
Una riflessione necessaria e niente affatto, astrusa, deve poter fermare menti e cuori per capire – ed eventualmente correggere – l’orientamento dei popoli. Né c’è da meravigliarsi della tendenza distruttiva o costruttiva che singolarmente si collettivamente si afferma in determinate epoche.

Moltiplicarono le loro infedeltà

Con una lettura semplificata il testo biblico offre il riassunto della deportazione del popolo ebraico all’esilio di Babilonia e il suo ritorno a Gerusalemme.
Non è una lettura storica, tanto meno esplicativa dei fenomeni dell’espansione dell’impero assiro prima e persiano poi. Difficile storicamente ricostruire le vicende collocabili tra il Vi e il VII secolo avanti Cristo.
Le deportazioni del popolo ebraico (più di una) sono storicamente certificate, ma la Scrittura rilegge le vicende in chiave religiosa, offrendo una visione sacra alla storia dell’espansione di regni in un piccolo enclave del medio oriente.
Nonostante questo si può – ancora oggi – dare senso moderno a episodi la cui ricostruzione è dubbia e le cui cause sono da attribuire a politiche molto umane e non sempre nobili.
La tesi del testo sacro è: se obbedite al Signore avrete la pace; se siete infedeli ai suoi comandi egli permetterà la punizione da mani odiose.
Tradotto questo pensiero si può affermare che Dio non agisce direttamente sulle azioni umane, avendo dotato di intelligenza e libertà le proprie creature. Sicuramente possono prevalere sentimenti di predominio e di possesso in popoli che non seguono i principi di tolleranza e di rispetto, ma di potenza e ricchezza per sé a svantaggio di altri.
La storia, anche moderna è piena di eventi che esprimono sia tolleranza e rispetto, ma anche prevaricazione e oppressione. Gli strumenti di oggi sono raffinati, ma non  è escluso che si possa arrivare anche a guerre e a grandi disastri.

Il salmo 136 è un grido straziante di gente deportata che sogna la propria patria.

«Lungo i fiumi di Babilonia,
là sedevamo e piangevamo
ricordandoci di Sion.
Ai salici di quella terra
appendemmo le nostre cetre. 

Perché là ci chiedevano parole di canto
coloro che ci avevano deportato,
allegre canzoni, i nostri oppressori:
«Cantateci canti di Sion!». 

Come cantare i canti del Signore
in terra straniera?
Se mi dimentico di te, Gerusalemme,
si dimentichi di me la mia destra.»

 Invece chi fa la verità viene verso la luce

Con un linguaggio di alta caratura teologica la presenza di Gesù sulla terra, nell’elaborazione dell’Evangelista Giovanni, fa appello alla verità e alla luce. Altro riferimento che l’apostolo fa spesso è quello della vita.
La salvezza dunque per Giovanni è il ripristino delle verità che, simbolicamente, è riferita alla luce.
Uno scenario lontano dall’impostazione del peccato e della colpa. Cristo è tornato per ridare prospettive alla vita umana. Il pensiero va alla creazione che ridiventa inizio per essere richiamata come progetto per la creatura umana.
Il senso di colpa non ha dunque un fine a se stesso, quale punizione della trasgressione, ma aiuto per ritrovare la via. La strada è orientata verso la verità, verso parametri dunque positivi.
La presa di coscienza dei limiti nei quali si è caduti ridiventa slancio per la vita, per la luce e, alla fin fine, per la felicità.
Il progetto di Dio è dunque positivo. Il Signore Gesù è tornato – quale agnello – a riportare a dignità la vita umana. L’obiettivo è quello di essere riferimento per una vita onesta, felice che impegno e verità.

11 Marzo 2018 – Anno B
IV Domenica di Quaresima
(1a Lettura 2 Cr 36,14-16.19-23 – 2a Lettura Ef 2,4-10 – Vangelo Gv 3,14-21)

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