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La grandezza di Dio sarà esperienza comune

La visione che offre il primo brano di Geremia è di profonda commozione. Il profeta prospetta un futuro, dal tempo incerto, ma anche dalla certezza incrollabile. Un futuro nel quale non ci saranno più né colpe, né peccati, perché Dio, finalmente sarà conosciuto e amato.
Si tratta di una visione che occorre sperare, perché non esiste sulla terra. Gli errori, le disobbedienze, le ribellioni sono esperienza comune. Il profeta guarda lontano e ridona a Dio la pienezza della sua presenza.
Troppo spesso infatti si dimentica che a Dio è tutto possibile. Al termine della vita, sia personale che collettiva, tutto il mondo sarà radunato alla sua presenza e in quella circostanza la grandezza di Dio sarà esperienza comune. Questa visione non è sogno, ma invito al percorso di perfezione che inizia già sulla terra per progredire sempre più fino ad esaurire tutte le potenzialità del creato.
Viene immaginata, in termini più comprensibili, l’immortalità: assenza del limite del tempo e delle trasformazioni.
Non più il percorso contraddittorio verso la perfezione, ma il godimento della pace raggiunta. 

Tutti mi conosceranno

La prospettiva che offre il profeta Geremia è di grande rilevanza. Scrivere la legge di Dio nel cuore dell’uomo avrà ripercussioni su tutta la concezione antropologica del cristianesimo. In parole concrete significa che ogni creatura riuscirà ad essere attenta alle leggi fondamentali quasi “incarnate” nella propria coscienza.
Domenica scorsa sono stati letti i dieci comandamenti dettati da Mosé. Non uccidere, non rubare non dire falsa testimonianza … sono leggi che risiedono nel cuore delle persone. Nel tempo il tutto fu chiamato “legge naturale”. Molte discussioni su questa sintesi. In realtà un decalogo di convivenza è scritto in tutto le culture. Sembra connaturale alla stessa esistenza umana. E’ la dimensione che determina la creatura come razionale. Si può molto discutere quale siano le leggi fondamentali universalmente riconosciute, ma è indubbio che uno statuto è presente nell’umanità.
Non si tratta solo di leggi, ma anche della ricerca della causa e della finalità della vita. Pur immersi nella precarietà della vita, la prospettiva è verso l’infinito. Lo si può chiamare speranza, ideale, prospettiva, ma una forza presente in tutti sorpassa il tempo della terra per proiettarsi oltre, anche se questo oltre non è sempre né chiaro, né definito.
Per il cristianesimo è Dio rivelato da Cristo; per qualcun altro saranno altre divinità o altri idealità: la scienza, l’arte, la musica…
Queste aspirazioni sono comuni perché l’impronta (spesso desiderio) è segnata in ogni cuore umano. 

Adesso l’anima mia è turbata

Il brano del Vangelo di Giovanni riporta a verità le grandi prospettive dell’infinito. Il desiderio di pace e di gloria si inceppa nella concretezza della vita.
Una vita fatta di contraddizioni, di perdite, di peccato. Da qui lo sforzo di innalzare in alto lo sguardo. Con sacrificio e, purtroppo, con il sangue.
Cristo ha attraversato momenti di gloria, di gradimento, ma anche di ostilità e di rifiuto. Egli ha attraversato tutto lo scibile umano, tenendo ben presente la missione da compiere. L’immagine del chicco di grano in terra, risponde all’esigenza di purificazione e di dedizione.
Il bene non si ottiene gratuitamente ma attraverso un lungo percorso donativo. E’ il senso profondo della croce e della mitezza della dedizione.
Esempio che nella vita dei popoli si ripete ogni qual volta che gli individui sono onesti, attenti a chi è vicino, donatori di bene con sacrificio e umiltà. Non senza contraddizioni e momenti bui. 

Commovente il salmo 50 con il quale Davide chiede perdono a Dio:

«Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro. 

Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non scacciarmi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito. 

Rendimi la gioia della tua salvezza,
sostienimi con uno spirito generoso.
Insegnerò ai ribelli le tue vie
e i peccatori a te ritorneranno.» 

Rappresenta la coscienza dei propri limiti, ma anche la richiesta di perdono e di misericordia, per essere degni di ricordo e di bene.

18 Marzo 2018 - Anno B
V Domenica di Quaresima
(1a Lett.:  Ger 31, 31-34 - 2a Lett.: Eb 5,7-9 - Vangelo Gv 12,26)

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