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E' venuto a portare un messaggio di salvezza spirituale

Il futuro Messia

Con questa domenica inizia la settimana santa, dedicata alla preparazione della Pasqua. La domenica che si celebra è chiamata domenica delle palme perché di ricorda l’ingresso solenne di Gesù a Gerusalemme.
E’ il Messia che viene celebrato dal popolo come la possibile guida che riporterà pace al paese con la cacciata degli invasori e riportare Israele agli splendori dell’epoca davidica.
In realtà non è così: il Signore rifiuta ogni impegno umano e politico. Egli è venuto a portare un messaggio di salvezza spirituale che travalica i termini del sentire quotidiano.
Questo suo intento è mal compreso addirittura dai suoi discepoli: le folle lo hanno acclamato perché ha fatto prodigi e per questo lo vogliono re.
Concepire il cristianesimo come un’istituzione terrena è la tentazione che ha attraversato la Chiesa lungo i secoli.
Le storie umane tendono a rimanere nell’orizzonte terrestre. Da qui la tentazione di erigersi con la morale e le strutture a “dominare” il mondo. Ogni qual volta ciò non avviene si registra una delusione.

In realtà nel progetto di Gesù non è mai stata accolta la tentazione di una gestione politica e/o sociale delle persone. Egli è venuto a rivelare il volto di Dio: per questo il suo messaggio è alto, spirituale, che va oltre la dimensione umana.
Una prospettiva facile da comprendere, ma difficile da realizzare. Il potere è il primo peccato ricordato dalla Genesi, ma percorre tutta la storia.
Di fronte a Dio non è possibile esprimere potere: i sentimenti sono altri. Lode per le grazie ricevute, richiesta di perdono per le imperfezioni.
E’ l’umiltà di cui si parla spesso nella spiritualità cristiana. E’ l’unico atteggiamento possibile di fronte a Dio.

La risposta del Messia non è il potere

La lettura della passione riporta a verità la vicenda di Gesù storico. Come se il male prevalesse e la presenza di Dio fosse scomparsa. E’ la risposta che il Signore dà all’incomprensione del popolo. In fondo Gesù aveva ripreso la spiritualità ebraica e l’aveva elevata ad un messaggio universale.
Aveva accolto le prime rivelazioni della volontà di Dio ed era andato oltre l’interpretazione umana, per esprimerla invece in un completo messaggio divino. In fondo era tutto questo che i “suoi nemici” gli rimproveravano.
Non accettavano la sua dichiarazione di essere Figlio di Dio, ma un semplice profeta e nemmeno accreditato.
Gesù risponde con una risposta divina. Non si ribella, né maledice, ma si affida a Dio perché converta i cuori.

La profezia di Isaia ricalca il volto del futuro Messia:

« Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio
e io non ho opposto resistenza,
non mi sono tirato indietro.

Ho presentato il mio dorso ai flagellatori,
le mie guance a coloro che mi strappavano la barba;
non ho sottratto la faccia
agli insulti e agli sputi. 

Il Signore Dio mi assiste,
per questo non resto svergognato,
per questo rendo la mia faccia dura come pietra,
sapendo di non restare confuso.» 

Con il salmo è narrata la vicenda che colpisce chiunque insegue la verità. L’essere dalla parte di Dio è faticoso e spesso incompreso.
La risposta non appella a sentimenti umani, ma si riconnette a Dio perché sia lui a fare verità.
E’ un passaggio difficilissimo perché è quasi naturale appellare alla giustizia umana, alla pena, alla vendetta  quando ci si sente offesi e umiliati.
Ma è proprio nella risposta della passione che Gesù rivela veramente di essere Figlio di Dio. Da Dio è stato inviato e a Dio chiede misericordia per compiere definitivamente la sua missione terrena. Per questo sarà “esaltato”. La vita del Signore è completamente nelle mani di Dio. Anche quando l’ingiustizia umana prevale nelle vicende terrene.

25 Marzo 2018 – Anno B
Domenica delle Palme
(1ª lett.: Is 50,4-7 - 2ª lett.: Fil 2,6-11 – Vangelo: Mc 14,1-15,47)

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