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Lo scenario finale è verso il bello, il sacro, il puro

La liturgia insiste ancora sulle vicissitudini della vita del Signore: soprattutto sulla sua morte e risurrezione. Nelle parole di san Pietro è esplicito il rimprovero per aver permesso che Gesù fosse crocifisso.
Nasce anche da qui l’opposizione all’ebraismo che ha percorso, per molti secoli, il mondo cattolico. La polemica si tradurrà in veri e propri drammi, con la persecuzione ingiusta e e la creazione di ghetti nei confronti degli Ebrei, sui quali si addenseranno ombre e dubbi che li accompagneranno nelle vicende del loro vivere.
Una polemica che è sorta anche per l’opposizione alla nuova religione del cristianesimo che l’ortodossia ebraica non ha mai accettato: Cristo è stato considerato un bestemmiatore, perché ha osato infrangere i canoni fondamentali della religiosità ebraica; si pensi al sabato e al tempio.
Fino a poco tempo fa si pregava, il venerdì santo per i “perfidi ebrei”, invocazione che Giovanni Paolo II ha poi cancellato.
In termini positivi, dalle parole degli Atti degli Apostoli, si può assumere le parole riferite a Gesù che è chiamato “l’autore della vita”. La lettera di Giovanni insite e conclude: “in lui l’amore di Dio è veramente perfetto.”
Una proposta positiva, anche se la vita ritrovata dovrà percorrere dolore e fatiche.

Autore della vita

Nelle vicende che percorrono la vita di ognuno si intersecano continuamente dolori e gioie, disperazione e sogni. In genere prevalgono le negatività perché evidentemente pesano e mal si sopportano. Pensare al Signore come autore della vita dà sollievo.  La sua nascita, la sua infanzia, il suo vivere a Nazareth e poi l’esplodere delle sue parole danno speranza e offrono il senso della gioia.
Il salmo, con parole profetiche, esprime la prospettiva che non è solo speranza, ma anche certezza:

«Quando t’invoco, rispondimi, Dio della mia giustizia!
Nell’angoscia mi hai dato sollievo;
pietà di me, ascolta la mia preghiera.

Sappiatelo: il Signore fa prodigi per il suo fedele;
il Signore mi ascolta quando lo invoco.
Molti dicono: «Chi ci farà vedere il bene,
se da noi, Signore, è fuggita la luce del tuo volto?».

In pace mi corico e subito mi addormento,
perché tu solo, Signore, fiducioso mi fai riposare.»

Parole umane che trattano Dio come amico, come Padre, come persona alla quale si concede totale fiducia. Gesù può essere vissuto come colui che illumina la vita: non soltanto sulle prospettive ideali, ma nel vivere concreto di ogni giorno.

Allora aprì loro la mente

Il brano celebre dei discepoli di Emmaus descrive, in immagini comprensibili, l’incontro di due discepoli, che riconoscono il Signore.
Il cammino; il loro turbamento; le parole del Signore, il segno della fraternità nella cena. Solo allora, annota il Vangelo, “si aprì loro la mente”.
Incontrare e riconoscere Cristo non è facile. Anche se i ricordi dell’infanzia, le Messe alle quali si è assistito, le omelie, i riti, i canti e un’infinità di preghiere sono occasioni per conoscerlo, senza che garantiscano la vera conoscenza di Cristo.

C’è chi studia le sue parole, chi ripete i suoi gesti, chi lo contempla e chi addirittura lo sperimenta in visioni mistiche.
La strada comune è quella di confrontare la propria vita vissuta con le indicazioni del Maestro. Solo attraverso le sue parole si riesce ad entrare nel suo modo di pensare e di agire. Con una grande difficoltà: saper afferrare la sostanza del suo messaggio. I Vangeli raccontano e nel racconto si celano verità e descrizioni. Fermarsi alle seconde può anche indurre in dubbi e in rifiuti. Ma la sostanza evangelica è difficile da rifiutare. Sostanzialmente perché gli atteggiamenti sono portati a una tale intensità che solo una mente divina ha potuto suggerire certe indicazioni.
Il mondo è visto con altri occhi; la vita assume altri significati. Lo scenario finale è verso il bello, il sacro, il puro. Perché lì è Dio, in una visione con la quale si raggiunge la verità pura e definitiva.

15 Aprile 2018 – Anno B
III Domenica di Pasqua
(1a Lettura: At 3, 13-15. 17-19 – 2a Lettura: 1 Gv 2, 1-5 – Vangelo: Lc 24, 35-48)

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