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Il tema centrale della salvezza

Il tema della liturgia di oggi è tutto intestato alla salvezza. Pietro risana un infermo in nome di Cristo. Il tema della salvezza, correlato alla misericordia, all’accoglienza, al soccorso è il tema centrale del cristianesimo. La stessa immagine del buon pastore si riassume nella preoccupazione di custodire il gregge.

I brani riportati sono una sintesi perfetta di quell’amore di Dio e del prossimo che è il comandamento grande del messaggio evangelico. Nel primo brano Pietro fa diretto riferimento a Cristo, il vero salvatore. Il brano della Lettera di Giovanni offre la prospettiva finale per cui il comandamento dell’amore ha senso: possedere la visione finale di Dio.
Infine il brano del Vangelo, con l’immagine del pastore, crea un filo diretto tra l’azione umana, quotidiana con l’obiettivo della cura e dell’attenzione di ognuno verso l’altro.

Esiste una casualità tra l’agire e il motivo dell’agire: Dio ha provveduto con amore; agendo con amore la connessione con Dio è diretta perché se ne indica la causa e la finalità.
Riprendendo lo schema della spiegazione delle azioni umane di Aristotele, ripreso, in ambito cristiano da S. Tommaso, la salvezza che si produce nei confronti degli altri si materializza in azioni concrete, dettate da chi è cristiano, che assumono i connotati della benevolenza, in nome della visione finale di Dio che, per definizione, è il sommo bene.
E’ come si rispondesse alle domande: che cosa, da chi, come, perché.

La misericordia è una caratteristica di Dio, compiuta dal cristiano, con azioni concrete di attenzione, per mezzo di una serie di comportamenti che hanno lo scopo finale di conoscere Dio.

Vi sta innanzi risanato

Il brano degli Atti è parte di una disputa di Pietro e Giovanni con i capi del Sinedrio che vorrebbero impedire agli Apostoli la nuova predicazione. Di fronte all’adulto risanato, non si può negare il fatto. Da qui la spiegazione di Pietro che contiene due novità: l’intento di tutto il cristianesimo è portare salvezza la cui origine è in Cristo. La conclusione potrebbe essere: si può fare del bene, appellando al Vangelo.

Pietro però dice qualcosa di più: «In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati».
Solo i cristiani dunque possono salvare? La risposta non è esclusiva, ma comprensiva. Chi opera il bene, appellando alla visione finale (risurrezione) può farlo solo con riferimento a Cristo. E’ una spiegazione sufficiente, senza la pretesa di dare giudizi definitivi e finali. Chi ha fede ha un percorso designato che porta direttamente a Dio.

Tenere sono le parole del Salmo 117:

«Ti rendo grazie, perché mi hai risposto,
perché sei stato la mia salvezza.
La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi.
Benedetto colui che viene nel nome del Signore.
Vi benediciamo dalla casa del Signore.
Sei tu il mio Dio e ti rendo grazie,
sei il mio Dio e ti esalto.
Rendete grazie al Signore, perché è buono,
perché il suo amore è per sempre.»

Ascolteranno la mia voce

Riprendendo l’immagine del gregge, san Giovanni vuole narrare la missione di Gesù. Era un’immagine comune al popolo e ben comprensibile. Il cuore dell’insegnamento è la cura che il pastore ha dei propri animali.

Il brano aggiunge: «E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare.» E’ lo spirito di universalismo che attraversa la nuova dottrina. L’essere missionari – portare a tutti la buona novella - è affidata alla Chiesa per sempre.
L’attenzione al buon pastore – come purtroppo avviene spesso – è stata spostata sulle funzioni di chi, nella Chiesa, ha la funzione di guida: preti, religiosi, vescovi, cardinali …
Il fulcro della riflessione non è il pastore, ma l’atteggiamento nei confronti di chi è stato affidato, senza dimenticare quanti sono fuori dal recinto.
Il richiamo alla parabola della pecora smarrita è evidente. Nella versione di Matteo è scritto; «Che ve ne pare? Se un uomo ha cento pecore e ne smarrisce una, non lascerà forse le novantanove sui monti, per andare in cerca di quella perduta? Se gli riesce di trovarla, in verità vi dico, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. Così il Padre vostro celeste non vuole che si perda neanche uno solo di questi piccoli.»  (Matteo 18,12-14)

Ritorna, anche in questo caso, il riferimento a Dio che è il vero salvatore. I cristiani sono strumento che operano secondo le indicazioni evangeliche, facendo riferimento a Dio e attribuendo a lui la grazia di operare il bene.

22 Aprile 2018 – Anno B
IV Domenica di Pasqua
(1a Lettura: At 4, 8-12 – 2a Lettura: 1 Gv 3, 2-1 – Vangelo: Gv 10, 11-18) 

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