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Una visione, che porta all’infinito di Dio

Dopo l’immagine del gregge l’evangelista Giovanni offre l’immagine della vite e dei tralci. Le considerazioni del brano sono assolute: «Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla.»
Una frase che si rivolge ai discepoli o a tutte le persone? Questa domanda ha una duplice risposta. Da una parte il dovere di annunciare il Vangelo e dall’altra una coerenza che rasenta la santità.
Già gli Atti degli Apostoli raccontano le difficoltà della predicazione dell’Apostolo Paolo: sia con gli israeliti che con popolazioni “pagane”, identificate nel brano come “greci”. E’ la storia delle primitive comunità che sono considerate, a seconda degli ascoltatori, traditori oppure millantatori.

Annunceranno la sua giustizia

La prospettiva di questo lavoro è suggerito dal salmo:

«Ricorderanno e torneranno al Signore
tutti i confini della terra;
davanti a te si prostreranno
tutte le famiglie dei popoli.

 A lui solo si prostreranno
quanti dormono sotto terra,
davanti a lui si curveranno
quanti discendono nella polvere. 

Ma io vivrò per lui,
lo servirà la mia discendenza.
Si parlerà del Signore alla generazione che viene;
annunceranno la sua giustizia;
al popolo che nascerà diranno:

«Ecco l’opera del Signore!». 

La prospettiva di chi crede fermamente nella dottrina appena appresa e che non ha dubbi sul finale delle vicende umane. Una fede incrollabile che fa superare le prove e le persecuzioni, fino addirittura al martirio.
Un senso di sicurezza perché il termine finale è l’incontro con Dio; sia i viventi, sia coloro che “dormono sotto la terra”. Il brano può concludere «La Chiesa era dunque in pace per tutta la Giudea, la Galilea e la Samarìa: si consolidava e camminava nel timore del Signore e, con il conforto dello Spirito Santo, cresceva di numero.» Un senso di pace e anche di soddisfazione per i risultati raggiunti, perché la piccola comunità dei discepoli va allargandosi, rendendosi unita nel nome di Cristo morto e risorto. In una visione chi travalica i confini della Palestina. 

Chiedete quello che volete

Il brano di Giovanni è difficile, perché, al di là della parabola della vite e dei tralci, pone una domanda sul legame tra Dio e le proprie creature. Un legame vitale, assoluto, che coinvolge tutta la vita, così da poter dire: «Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto.»
La domanda attraversa tutta la storia della Chiesa, anche oggi riproposta da Papa Francesco con la sua recente esortazione sulla santità.
Una domanda diventata pressante soprattutto in occidente con la crisi della religiosità che abbraccia oramai tutta la popolazione. Sembra che la religione sia diventata talmente marginale da essere seguita solo da persone molto adulte. Giovani generazioni e ragazzi possono vivere senza fare appello a Dio. Forse in alcuni momenti, ma sempre più rari e marginali.
Le Chiese si svuotano, le pratiche religiose stentano, le vocazioni religiose sono sempre più rare. Ciò che impressiona è l’indifferenza. Molti dicono o comunque si comportano come se Dio non esistesse.
La risposta che è possibile dare è nella coerenza evangelica che i cristiani possono dare. Non ci sono altre strade. Non certamente i rimproveri, le esortazioni, gli sconti, l’organizzazione. La religiosità è frammentata. Solo raccogliendo i frammenti si può riannodare i legami interrotti.
Sicuramente è necessario raccontare il volto di Dio a partire dai problemi e dalle esigenze delle vite. Le domande ultime della vita, al di là dei cambiamenti sociali e culturali, rimangono. Forse la narrazione del vero Dio aiuta a recuperare le briciole di religiosità rimasta.
Da qui lo sforzo non di “pratiche religiose”, ma di valore evangelico nella vita e in tutti i momenti delle scelte.
A ben riflettere la religiosità cristiana non toglie nulla: indica una spiritualità, uno stile, un modo di essere. E’ anche esigente perché richiede coerenza, umiltà, sincerità.
I santi, in fondo, sono quanti hanno seguito il Vangelo seriamente, perché rimasti affascinati da una visione, suggerita da Cristo, che porta all’infinito di Dio.

29 Aprile 2018 – Anno B
V Domenica di Pasqua
(1a Lettura At 9, 26-31 – 2a Lettura: 1 Gv 3, 18-24 – Vangelo: Gv 15, 1-8) 

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