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Fino ai confini della terra

Rispettando i 40 giorni, data sacra per la scrittura, gli Atti degli apostoli, all’inizio del Libro, narrano l’episodio dell’Ascensione. E’ importante questa data perché segna la fine della presenza di Gesù sulla terra. Non è l’episodio in sé che interessa a San Luca che scrive, ma il mandato che viene affidato agli apostoli: «riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra». La scena è apocalittica: ricorda la salita al cielo (termine molto ripetuto) dei profeti Elia ed Enoc. Un modo per raccontare come il Signore abbia lasciato la terra per dirigersi nell’eternità.
La sottolineatura è per la missione, affidata agli Apostoli. In termini più comprensibili è l’inizio della Chiesa. Gli Atti degli Apostoli racconteranno che i 12 (Giuda sostituito da Mattia) iniziano a predicare a cominciare da Gerusalemme per superare i confini della Palestina. Prima in Grecia e poi verso Roma.
Le indicazioni sono chiare: lo Spirito santo vi accompagnerà e voi predicate il “regno di Dio”, fino ai confini della terra. Il battesimo sarà il segno dell’appartenenza alla Chiesa.

Fino ai confini della terra

Nel testo degli Atti degli Apostoli è nascosta una polemica che doveva attraversare le primissime comunità cristiane giudaiche. S. Luca fa dire ai discepoli: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra».
L’obiettivo della comunità cristiana è definitivamente segnato. La Chiesa non dovrà occuparsi di ristabilire regni terrestri o equilibri sociali, ma è chiamata ad altro. Una distinzione che, lungo i secoli non verrà sempre rispettata, anche se nessuno ha mai messo in dubbio che la religiosità era destinata a guardare le cose del cielo.
Non è una visione riduttiva, ma anzi più ampia delle vicende terrene.
Troppo spesso si è equivocato e si continua a equivocare l’obiettivo finale della missione del Signore. Lo scenario non sono le cose del mondo che, proprio perché, soggette al tempo e ai luoghi, sono destinate a cambiare.
L’istanza della missione è rivolta alle vicende ultime della vita: quelle che superano la vita terrena e la morte.
L’appello è alla costruzione di un: un regno universale ed eterno, regno di santità, regno di giustizia, di amore e di pace, premonitore del regno celeste. Le cose del mondo saranno affrontate con l’obiettivo non del mondo, ma del cielo.
Fino ai confini della terra significa che non ci saranno ostacoli di nessun genere: di cultura, di lingua, di razza. Il messaggio è universale, come è universale il Dio che veneriamo. Una grande consolazione che spazza via ogni forma di gruppo chiuso o, peggio ancora, di setta. Il Dio cristiano è un Dio solare, accogliente ogni creatura. 

Il salmo canta: 

«Popoli tutti, battete le mani!
Acclamate Dio con grida di gioia,
perché terribile è il Signore, l'Altissimo,
grande re su tutta la terra. 

Ascende Dio tra le acclamazioni,
il Signore al suono di tromba.
Cantate inni a Dio, cantate inni,
cantate inni al nostro re, cantate inni. 

Perché Dio è re di tutta la terra,
cantate inni con arte.
Dio regna sulle genti,
Dio siede sul suo trono santo.» 

Con dolcezza e magnanimità

San Paolo esorta gli Efesini:
«comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell'amore, avendo a cuore di conservare l'unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace.»
Sono queste le virtù cristiane, non perché sia costruita una società giusta, ma perché sono le virtù di Dio.
San Paolo continua: «Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti.»
Le ragioni del comportamento dei cristiani è a diretto contatto con Dio; per questo le creature sono degne di attenzione e di rispetto. Dio è presente in tutti. Il termine finale è Dio: l’amore del prossimo è lo strumento umano che serve a sentirsi vicini a Dio, come ci ha ricordato domenica scorsa San Giovanin: «Amatevi come io vi ho amati»
Seguendo questo itinerario, l’evangelista Marco può concludere: «Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano».
Che Dio agisca insieme ai suoi cristiani è l’augurio migliore che si possa desiderare per tutta la Chiesa.

13 Maggio 2018  – Anno B
Ascensione
(1a Lettura At 1, 1-11 – 2a Lettura: Ef 4, 1-13 - Vangelo Mc 16, 15-20)

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