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Il profondo mistero della Trinità

Il creato

Il mistero della Trinità è profondo: nell’arco dei duemila anni, semplici cristiani, teologi, mistici hanno cercato di riflettere su questa verità che le Scritture ci hanno offerto.
Anche personalmente ognuno ha cercato se non di spiegare, almeno di comprendere che cosa la Trinità rappresenta per la nostra vita di cristiani.
Affrontare l’argomento dall’interno del mistero divino credo che non possa appagare la dimensione inenarrabile della vita di Dio.
La vita di Dio può essere descritta dagli strumenti che noi, come creature umane, possiamo avere di Dio.
La lettura che ne scaturisce è umana, come umana è la Scrittura che pure ci guida nella fede delle relazioni con Dio.
Il punto centrale della nostra fede è Dio, narrato dalle Scritture e portato a compimento da Cristo.
Importante questo passaggio, altrimenti non si riesce a comprendere l’unità. Dio è uno e uno solo. Il cristianesimo, a differenza della filosofia o di altre religioni, insegna che Dio provvede alla sua creazione.
Per questo è chiamato Padre: un modo di esprimere l’azione creatrice. Ogni padre dona la vita, la cresce, la accudisce. Esprime nei confronti della creazione un’attenzione costante.

La salvezza

Poiché l’individuo umano è dotato di libertà, presto il male dimostra tutta la sua imperfezione. Da qui l’invio di Gesù, Figlio di Dio. Egli è colui che rivela il volto del Padre, porta salvezza e assicura la presenza divina con lo Spirito. Per usare una formula comprensibile si potrebbe dire che Dio crea, Dio salva, Dio consola.
Sono state fatte molte obiezioni a questa sintesi. La risposta è che di fronte al mistero gli strumenti usati per descrivere l’azione di Dio ha utilizzato ciò che aveva a disposizione: tra queste le categorie di natura (una sola natura) e persona (tre persone).
Categorie che oggi stentano ad essere comprese perché derivanti dalla filosofia occidentale.
Il punto centrale della comprensione rimane Gesù Cristo: colui che, quale uomo e Dio, ha fatto conoscere il volto di Dio. Quale uomo ha vissuto il suo tempo nella Palestina, di cui i Vangeli e gli altri scritti del Nuovo Testamento ci raccontano e come Dio perché le sue parole e la sua azione non erano semplicemente umane.
L’inizio della fede è dunque Gesù che fa da collegamento tra l’umano e il divino.

La consolazione

Lo Spirito Santo è il consolatore che dona all’umanità la certezza della presenza di Dio. Nei primi secoli la discussione teologica (e le eresie) si è diretta proprio sulla figura del Signore. Le riflessioni estreme hanno ondeggiato tra il considerare il Dio cristiano in realtà composto di tre dei o il considerare Gesù una semplice apparenza di Dio.
La dottrina cristiana ha mantenuto fede nella sintesi che Dio è uno, in tre persone.
Ma la discussione sulla Trinità rimane un mistero, che solo con la fede si può superare.
Rimane, per il cristiano, ciò che Gesù ha lasciato detto e ciò che i testimoni diretti – i suoi discepoli – fin dall’inizio hanno seguito e di conseguenza hanno raccontato.
La sintesi è nella legge centrale di tutto il mnessaggio (ama Dio e ama il prossimo) e può essere declinata come San Paolo ha declinato nella lettera ai Galati, distinguendo la legge “della carne e dello spirito”. Le opere della “carne” sono: «fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere. Riguardo a queste cose vi preavviso, come già ho detto: chi le compie non erediterà il regno di Dio.»
Non è un elenco completo, ma le parole suggeriscono i comportamenti contrari al Vangelo, confermati dalla legge dello spirito: «Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé».
In parole popolari, la sequenza di Pentecoste chiede  al Consolatore:

«Lava ciò che è sordido,
bagna ciò che è arido,
sana ciò che  sanguina.

Piega ciò che è rigido,
scalda ciò che è gelido,
drizza ciò che  è sviato»

La conclusione più bella è la preghiera del Salmo 32:

«Retta è la parola del Signore
e fedele ogni sua opera.

Egli ama la giustizia e il diritto;
dell'amore del Signore è piena la terra.

Dalla parola del Signore furono fatti i cieli,
dal soffio della sua bocca ogni loro schiera.

Perché egli parlò e tutto fu creato,
comandò e tutto fu compiuto.

L'anima nostra attende il Signore:
egli è nostro aiuto e nostro scudo.

Su di noi sia il tuo amore, Signore,
come da te noi speriamo.»

27 Maggio 2018  – Anno B
FESTA DELLA SS. TRINITA’
(1a Lettura Dt 4,32-34.39-40 – 2a Lettura: 8,14-17- Vangelo Mt 28,16-20)

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