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Il racconto della vita del Signore

Con questa Domenica la liturgia inizia il lungo percorso che ci porterà – a Dio volendo – fino alla Vigilia di Natale con il periodo di Avvento. Nelle domeniche che verranno saranno descritte le azioni del Signore, con le sue parole, spesso dichiarate in forma di parabola, e i suoi miracoli.
E’ il periodo più proficuo. Saranno narrate seguendo il Vangelo di Marco le sue gesta: i suoi atteggiamenti, il suo modo di rapportarsi alle persone, le sue massime. Insomma il racconto della vita del Signore guida alla comprensione della nuova religiosità

La seduzione

Nel conosciutissimo brano della Genesi viene narrata ciò che può essere chiamata la seduzione. A differenza di quanto si crede, accentuando la nudità dei due, in realtà la sfida è di superbia tra i due progenitori e Dio.
Con il simbolo dei frutti dell’albero la tensione tra le due creature e il creatore si fa acuta. Gli umani danno retta alle proprie emozioni e disobbediscono.
E’ la scena primordiale che si ripeterà infinite volte nella vita dei singoli e dei popoli.  
La spinta alle proprie pulsioni è personalizzata nel serpente: figura che diventerà immagine del male. Sarà indicato come origine del peccato. Una specie di trasposizione di responsabilità per dare risalto all’autore del male. Nella dottrina della Chiesa si svilupperà tutta la teoria del peccato originale, per giustificare questa tendenza presente in ogni vivente, al di là della cultura e del tempo.
Una lettura più accorta può portare a un’altra spiegazione: la creatura umana è limitata. Nel suo limite, composto di bene e di male, di spiritualità e di materia, possono prevalere, in alcuni momenti i dettami del livello sensitivo, a discapito della razionalità e del cuore.
Aiuta la teoria di S. Agostino che sostiene che il male è il “nulla”, opposizione al bene con il quale Dio ha creato le sue creature.

Al male Dio non risponde con la vendetta, ma con misericordia. Lo dice esplicitamente il salmo 129:

«Dal profondo a te grido, o Signore;
Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti
alla voce della mia supplica.

Se consideri le colpe, Signore,
Signore, chi ti può resistere?
Ma con te è il perdono:
così avremo il tuo timore.

Io spero, Signore;
spera l'anima mia,
attendo la sua parola.

L'anima mia è rivolta al Signore
più che le sentinelle all'aurora.  R.

Più che le sentinelle l'aurora,
Israele attenda il Signore,
perché con il Signore è la misericordia
e grande è con lui la redenzione.

Egli redimerà Israele
da tutte le sue colpe.»

San Paolo, nella seconda lettera ai Corinzi, si pone nella stessa lunghezza d’onda:
«Per questo non ci scoraggiamo, ma se anche il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore invece si rinnova di giorno in giorno.
… Non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili, perché le cose visibili sono di un momento, quelle invisibili invece sono eterne. Sappiamo infatti che, quando sarà distrutta la nostra dimora terrena, che è come una tenda, riceveremo da Dio un'abitazione, una dimora non costruita da mani di uomo, eterna nei cieli.»

E’ “fuori di sé”

San Marco pone all’inizio del suo Vangelo la chiamata dei dodici, fa conoscere i loro nomi, per poi narrare le prime uscite di Gesù. Le sue parole lasciano interdetti gli stessi discepoli che non hanno ancora compreso che cosa il Signore rappresenta. Predica una nuova religione, per questo dubitano fortemente del Maestro, secondo loro “è fuori di sé”.
Gli scribi sono più feroci e si appellano alla fonte del male: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del capo dei demòni».
E’ un’offesa che ritornerà in tutta la predicazione di Cristo. Non possono accettare che un uomo di Nazareth venga a proporre una dottrina differente da quella delle antiche tradizioni.
Da qui nasce la religiosità cristiana che non è in contrapposizione a quella ebraica, ma ne è continuazione e il suo perfezionamento. Gesù è un ebreo osservante. Conosce le scritture, frequenta la Sinagoga, festeggia le feste.
Aggiunge, corregge, eleva quanto era stato già annunciato. Soprattutto si proclama Figlio di Dio, titolo che i sacerdoti, gli scribi e i farisei non gli perdoneranno. I discepoli lo seguiranno perché vedono in lui il volto di Dio.

10 Giugno 2018  – Anno B
DOMENICA X DEL TEMPO ORDINARIO
(1a Lettura Gen 3,9-15 – 2a Lettura: 2Cor 4,13 -5,1 - Vangelo Mc 3,20-35)

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