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Il ramoscello di cedro diventato albero

La liturgia di oggi riporta due parabole che il Vangelo di Marco racconta. Fanno parte de gruppo delle parabole del regno. Sono piccoli racconti, dopo quello più conosciuto della parabola della zizzania.
L’indicazione complessiva del brano pone una duplice prospettiva: quella personale e quella collettiva.
L’accento è posto sulla maturazione della fede nel singolo e nella prospettiva finale di una sicurezza dell’avvento del regno di Dio.
La prima lettura è un inno al creatore che ha dotato la terra di sviluppi miracolosi, a prescindere dall’azione umana. E’ riconosciuta la grandezza di Dio che ha posto nella natura leggi che permettono crescita e sviluppo.

Il ramoscello di cedro diventato albero 

Il profeta Ezechiele canta un inno a Dio per la sua benevolenza nei confronti del popolo prediletto. E’ stato piantato un piccolo germoglio di cedro che diventare un grande albero.
E’ sottolineata la potenza di Dio che dispone delle leggi della natura e non solo. La sua presenza accompagna e rafforza sia i singoli che i popoli. Il brano termina con le parole:
«Io, il Signore, ho parlato e lo farò». Un messaggio di grandezza, ma anche di fiducia. Tutte le sorti del mondo sono nelle mani di Dio, il quale lascia libertà di scelta, ma non abbandona le sue creature.
Il salmo 91 è l’inno della riconoscenza e della benevolenza divina.

« È bello rendere grazie al Signore
e cantare al tuo nome, o Altissimo,
annunciare al mattino il tuo amore,
la tua fedeltà lungo la notte.

Il giusto fiorirà come palma,
crescerà come cedro del Libano;
piantati nella casa del Signore,
fioriranno negli atri del nostro Dio. 

Nella vecchiaia daranno ancora frutti,
saranno verdi e rigogliosi,
per annunciare quanto è retto il Signore,
mia roccia: in lui non c'è malvagità.»

Il seme germoglia e cresce

La prima parabola del brano di oggi, seguendo lo stile proprio della narrazione biblica, sottolinea la maturazione degli orientamenti interiori di ciascuno, le cui fonti non sono a disposizione dell’uomo, ma sono nelle mani di altri: in questo caso di Dio. La parabola non vuole negare l’apporto dell’uomo, ma vuole sottolineare l’insieme delle occasioni che maturano nella storia di ognuno.
Solo Dio conosce l’incidenza di fattori esterni ed interni che permettono la maturazione spirituale. E’ esperienza comune constatare i progressi dell’anima che improvvisamente o lentamente avvengono nella propria vita.
Sono a volte condizioni, anche involontarie, che diventano occasione prima di conoscenza e poi di accettazione della proposta evangelica. Non si tratta di opera umana, ma di grazia di Dio.

La seconda parabola è una proiezione di sicurezza e di speranza. Il piccolo granello di senape diventerà albero. Fuor di parabola; la parola di Dio si diffonderà e porterà rifugio a quanti cercano pace e beatitudine.
E’ certezza del futuro, consolazione per una piccola comunità che allora (al tempo dell’evangelista Marco) era piccola, perseguitata e impaurita.
La storia della Chiesa dimostra come la fede forte di pochi può resistere anche in mezzo ad ostilità e a persecuzioni. C’è chi non ha paura di morire in nome del proprio Dio.
Non si può interpretare la parabola come assicurazione che tutto il mondo conoscerà il Dio cristiano, sognando così un cristianesimo che abbraccia tutta la terra.
Il termine di riferimento è Dio e non gli uomini della storia: nella sua scienza e conoscenza Dio leggerà il cuore delle persone che hanno cercato infinito e pace.

17 Giugno 2018  – Anno B
DOMENICA XI DEL TEMPO ORDINARIO
(1a Lettura Ez 17, 22-24 – 2a Lettura: 2 Cor 5, 6-10 - Vangelo Mc 4, 26-34)

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