Stampa Stampa

Ha creato tutte le cose perché esistano

La liturgia di oggi affronta il problema più drammatico della vita dei viventi, la morte innocente di una bambina pone interrogativi profondi, senza adeguate risposte razionali.
Eppure, il libro della Sapienza tenta una spiegazione, anche se, di fronte alla contraddizione della morte, non sa dare una risposta adeguata.

Dio non ha creato la morte

Il libro della Sapienza afferma con forza la positività della vita. E’ scritto infatti:
«Dio non ha creato la morte
e non gode per la rovina dei viventi.
Egli infatti ha creato tutte le cose perché esistano;
le creature del mondo sono portatrici di salvezza,
in esse non c'è veleno di morte,
né il regno dei morti è sulla terra».
Questa affermazione è consolante perché sottolinea la positività della vita: esperienza vissuta dei beni che fanno parte della vita dei viventi.
Non sempre si riesce a riflettere e a godere su quanto la vita offre. Probabilmente la visione emancipata  e comoda dell’esistenza invita a sognare un’esistenza senza problemi. Il mondo evoluto ha superato tutti i limiti che la civiltà primitiva riservava. Sono state superate la fame, la sete, il freddo, l’isolamento. La visione moderna va oltre i bisogni primari della sopravvivenza. Addirittura c’è il superamento continuo dei benefici, inseguendo quanto è materialmente godibile. I beni cercati ed ottenuti sembrano infiniti, dimenticando i limiti oggettivi di ogni esistenza.
La morte viene allontanata, dimenticata nella speranza che non arrivi. Eppure i segni dell’usura delle cose e quindi anche del proprio corpo non lasciano scampo. Addirittura il pensiero della vita spinge a “godere” oltre ogni limite, proprio in prospettiva della fine del tempo.
Per questi benefici non c’è quasi mai riconoscenza per chi è stato donatore. Si dà per scontato che tutto è dovuto, anche se la vita racconta che non a tutti è donato il massimo della godibilità delle risorse umane e naturali. Inoltre, venuta meno la risposta della fede, ci sia appella alla natura e alla scienza non ricevendo risposte alla domanda profonda del perché delle cose.

Il Salmo crede nel Dio creatore e misericordioso cantando la bontà divina.

«Cantate inni al Signore, o suoi fedeli,
della sua santità celebrate il ricordo,
perché la sua collera dura un istante,
la sua bontà per tutta la vita.
Alla sera ospite è il pianto
e al mattino la gioia.»

La mia figlioletta sta morendo

Il linguaggio semplice e scarno del Vangelo di Marco riporta a verità il dramma della morte innocente.
Il capo della Sinagoga alza il grido di dolore al Nazareno perché la sua bambina di dodici anni sta morendo. Il racconto aggiunge una seconda guarigione mentre Gesù raggiunge la casa del capo della Sinagoga: a una donna con gravi perdite di sangue è sufficiente toccare Gesù perché sia guarita.
In questi due miracoli Gesù dimostra che oltre ad essere profeta e maestro è anche taumaturgo. Una peculiarità che lo colloca nel disegno divino di portare vicinanza e benessere al popolo che incontra. L’emorroissa è una persona emarginata perché ritenuta impura e sterile. La bambina è figlia di un capo della Sinagoga, appartenendo a un gruppo di persone che lo osteggeranno per l’annuncio della nuova dottrina.
Sono due gli insegnamenti suggeriti: da una parte la benevolenza nel combattere il male, il secondo è il non  avere preclusioni per chi chiede aiuto, siano essi ostili o marginali.
Per i cristiani è possibile chiedere la grazia della guarigione. Tale richiesta deve essere accompagnata da preoccupazione, presa in carico e cura di chiunque sta male. Il male purtroppo è presente nella vita e nella natura: il libro della Sapienza non sa dire altro che è colpa del demonio. Sostanzialmente una non risposta.
E’ invece possibile combattere il male, alleviare il dolore, anche se la morte non è eludibile.
In questa visione si inseriscono tutti gli sforzi della scienza medica e non solo. Una grandissima risorsa che allevia il dolore, prolunga la vita, spesso procura guarigione. La morte degli innocenti è il dolore più acuto dell’esistenza terrena. Rimane un mistero se si collega la morte al senso di colpa.
La morte interviene per il mal funzionamento del corpo: può accadere, anche se non si riesce a scoprirne le cause, su creature molto giovani e innocenti.
La vita è retta da leggi di natura molto complesse e automatiche. Se qualcosa non funziona il ciclo vitale si interrompe. Il dolore è forte perché la speranza di vita su una creatura giovane è altissimo. Non resta che accompagnare la vita finché resiste.
Non significa abbandonare le speranze, ma affrontare il dolore con la forza che Dio non farà mancare. Le parole di San Paolo possono aiutare: « Per il momento la vostra abbondanza supplisca alla loro indigenza, perché anche la loro abbondanza supplisca alla vostra indigenza, e vi sia uguaglianza, come sta scritto: «Colui che raccolse molto non abbondò e colui che raccolse poco non ebbe di meno».

1° Luglio 2018  – Anno B
DOMENICA XIII DEL TEMPO ORDINARIO
(1a Lettura: Sap 1,13-15; 2,23-24 – 2a Lettura: 2 Cor 8,7.9.13-15 - Vangelo Mc 5,21-43)

Stampa Stampa