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Venite in disparte e riposatevi un po’

La liturgia di oggi è tutta dedicata al rapporto che esiste tra i responsabili delle comunità ebraiche e cristiane e i rispettivi popoli.
Lo schema è piuttosto rigido: c’è una guida che ha responsabilità nei confronti dei fedeli. Tale responsabilità sembra unidirezionale: a parole semplificate quasi la separazione tra chi comanda e chi obbedisce. La realtà, nel tempo, è evoluta, anche se lo schema piramidale è rimasto. Religiosamente si è aggiunta una consacrazione che garantisce a chi è preposto alla guida l’autorità, con la conseguente assunzione di responsabilità.
E’ sulla responsabilità che i testi insistono, anche se la sacra scrittura usa immagini rurali, quali pastore-gregge.
Il problema della non responsabilità adeguata attraversa tutta la storia del giudaesimo-cristianesimo. Mentre nel Vecchio Testamento sono i profeti che si fanno portatori di atteggiamenti corretti, con la venuta di Gesù i Vangeli riferiscono che è lo stesso Maestro a suggerire i contenuti e i comportamenti della fede.

Non ve ne siete preoccupati

Il brano di Geremia – scrivono gli specialisti – è riferito alla situazione del popolo di Israele oramai alla mercé di conquistatori stranieri (il persiano Nabucodonosor).
Il messaggio del profeta è chiaro. Il riscatto del popolo dipende da Dio, il quale offre la “giustizia”, per un nuovo riscatto del futuro.
Il rimprovero è diretto ai governanti che, soggiacendo al potere dello straniero, non sono guida del popolo, ma semplici esecutori di poteri altrui e per giunta oppressori.
Si tratta di un messaggio religioso. L’attenzione è tutta rivolta alla dimensione spirituale e al dovuto rispetto nei confronti di Dio che è artefice della storia. Non bisogna mai dimenticare che ognuno – anche il pastore – è strumento nelle mani di Dio.
Il salmo 22 riporta il celebre inno al buon pastore che esprime l’unione profonda tra chi guida il popolo e tutti i suoi componenti, sotto la guida di Dio.

«Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Rinfranca l'anima mia.
Mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.

Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni.»

Venite in disparte e riposatevi un po’

Il brano di Marco esprime tenerezza. Dopo la missione affidata agli apostoli di andare nei villaggi a predicare la “nuova dottrina” del Maestro, il momento del loro ritorno lascia intravvedere la tenerezza della vicinanza di Gesù: «In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po'».
C’è vicinanza stretta tra Gesù e i discepoli. Egli li ha “chiamati” ad uno ad uno, ma era cosciente che avevano risposto con altre aspettative. Nei Vangeli trapela chiaramente la visione di un Gesù che viene interpretato come nuovo Messia, con la missione di riportare Israele a un nuovo splendore, prima economico-politico e poi anche religioso.
Gesù si porrà su tutt’altra dimensione che i discepoli stentano ad accettare. E’ si un riformatore, ma della dimensione religiosa.
San Paolo, nella lettera agli Efesini, lo esprime con chiarezza: «Così  egli [Gesù] ha abolito la Legge, fatta di prescrizioni e di decreti, per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo la pace, e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo, per mezzo della croce, eliminando in se stesso l'inimicizia.
Egli è venuto ad annunciare pace a voi che eravate lontani, e pace a coloro che erano vicini. Per mezzo di lui infatti possiamo presentarci, gli uni e gli altri, al Padre in un solo Spirito.»
Pur in un linguaggio a volte difficile San Paolo spiega la missione di Cristo che non è soltanto declaratoria, come magari per i profeti, ma di salvezza perché, figlio di Dio, con la sua vita e la sua morte, ha riconciliato a Dio ogni creatura.
Per questo motivo la sua missione è universale: ai vicini e ai lontani è offerta salvezza per presentarsi «gli uni e gli altri, al Padre in un solo Spirito.»
Il Signore Gesù è dunque espressione di Dio fattosi uomo. Le sue vicende terrene (gesti, parole, miracoli) esprimono la presenza di Dio nel mondo diventata misericordiosa per riportare pace e giustizia.
Far comprendere tutto questo a discepoli, persone semplici e pratiche, non dev’essere stato semplice. Gli apostoli lo comprenderanno tardi, quando offriranno la loro vita per rimanere fedeli seguaci di Gesù.

22 Luglio 2018  – Anno B
DOMENICA XVI DEL TEMPO ORDINARIO
(1a Lettura Ger 23, 1-6 – 2a Lettura: Ef 2, 13-18 - Vangelo Mc Mc 6, 30-34) 

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