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Solo dopo la capacità di condivisione interviene il miracolo di Dio

La liturgia di oggi sottopone a riflessione il pane, elemento essenziale per la sopravvivenza. La Bibbia, nel suo stile, mette insieme continuamente la dimensione religiosa e quella umana. Parla di “fame”, nel senso immediato della parola, ma collega l’intervento tramite il profeta, a Dio, alla manna, al futuro della terra promessa.
Un secondo riferimento è il calcolo delle risorse necessarie per sfamare chi ha fame. Solo dopo la capacità di condivisione interviene il miracolo di Dio, tramite Eliseo o Gesù.
Una lezione molto forte e istruttiva.

Dallo da mangiare alla gente

Il piccolo brano narrato nel Libro dei Re, narra uno dei miracoli propiziati da Eliseo, profeta e discepolo del grande Elia. Siamo nell’850-800 avanti Cristo. La descrizione della sua azione è piena di miracoli: l’olio della vedova, risurrezione del figlio della Sunammita,  la purificazione di una pentola di minestra, guarigione di Naam, il lebbroso; recupero dell’ascia caduta in acqua, risurrezione del morto attraverso il contatto con il cadavere.
Gesta che sottolineano la presenza di Dio nelle situazioni di difficoltà del popolo.
Il miracolo raccontato consiste nella moltiplicazione dei pani d’orzo e grano (un pane era il cibo per una persona al giorno). Probabilmente i venti a cui si fa riferimento sono i discepoli di Eliseo.
La lezione è semplice (sarà esplicitata dal Vangelo di Giovanni): di fronte alla fame di molti è necessaria la condivisione. Dio interviene benevolmente.

Il salmo 144 esprime la lode a Dio dovuta:

«Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza.

Gli occhi di tutti a te sono rivolti in attesa
e tu dai loro il cibo a tempo opportuno.
Tu apri la tua mano
e sazi il desiderio di ogni vivente.

Giusto è il Signore in tutte le sue vie
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore è vicino a chiunque lo invoca,
a quanti lo invocano con sincerità.»

Cinque pani d’orzo e due pesci

Ritorna nel brano di Giovanni la celebre frase “cinque pani e due pesci”, spesso presente nel linguaggio popolare per indicare l’impossibilità di accontentare tutti. Eppure nel brano, oltre a molti simbolismi (cinque più due fanno sette, numero sacro; dodici canestri avanzati ricordano le dodici tribù di Israele), c’è un crescendo di passaggi fino al miracolo.
Intanto la grande folla: l’evangelista cita il numero di cinquemila uomini, senza contare donne e bambini.
Gesù si accorge della fame di chi lo segue e vuole aiutare chi ha fame. La prima obiezione viene da Filippo: impossibile accontentare tutti anche con una grande somma. Gesù accoglie invece la proposta di Andrea: c’è un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci. Intravvede in quel segno la possibilità del miracolo: fa sedere le persone in un prato dove c’è molta erba, che significa tranquillità e sicurezza. Dopo l’invocazione di Dio avviene il miracolo; tutti mangiano a sazietà. Sono raccolti gli avanzi in dodici ceste. A seguito del miracolo le persone presenti vorrebbero fare Gesù re, egli  si ritira in un luogo tutto solo.

Fuori da metafora sono molti i significati che derivano dal brano: occorre attenzione per chi ha fame; solo con la solidarietà gratuita (il ragazzo) è possibile vincere la fame. La lode a Dio che concede l’abbondanza, senza insuperbirsi per il bene compito.

San Paolo, in una riflessione tutta teologica, traduce tutti questi concetti in espressioni chiare e generali;
«Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti.”
E poco prima indica la strada che porta a unità:
«comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell’amore, avendo a cuore di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace.»

Parole che fanno riflettere sui comportamenti dei singoli e dei popoli che si dichiarano cristiani, invitati ad una onorevole convivenza.

29 Luglio 2018  – Anno B
DOMENICA XVII DEL TEMPO ORDINARIO
(1a Lettura: 2 Re 4, 42-44 – 2a Lettura: Ef 4, 1-6 - Vangelo Gv 6, 1-15)

 

 

 

 

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