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"Io sono il pane della vita"

Dopo il brano del miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, il capitolo sesto insiste sul tema del nutrimento. Così sarà per tutto il capitolo del Vangelo di Giovanni.
A questo punto cambia radicalmente la prospettiva. Non si tratta di cibo materiale, ma di qualcosa di misterioso e importante. Lo suggerisce il Signore con una prospettiva assolutamente nuova e per qualche verso misteriosa: il pane che dà la vita è Gesù stesso. Si intrecciano i livelli materiali e quelli spirituali.
Ne ha fatto un anticipo il primo brano. Il popolo di Israele, in cammino verso la terra santa, si ribella a Mosé perché soffre, invocando i tempi nei quali, pur essendo in schiavitù, avevano di che mangiare. Ora, con la prospettiva della libertà soffrono addirittura del necessario per vivere.

Verso la libertà

Al di là del significato pregnante del brano dell’Esodo, nella lamentela del popolo che non ha di che mangiare, si intravvede il dilemma tra schiavitù e libertà. Mosé alle lamentele risponde con l’intervento miracoloso di Dio: quaglie e manna compenseranno la mancanza di cibo. In realtà, al di là degli interventi miracolosi, esiste la sofferenza per conquistare la libertà.
Una lezione umana, ancora oggi valida. Ogni liberazione dalla schiavitù costa sacrificio e soprattutto esige la ferma volontà del bene che si va a conquistare. Mosé conosceva bene che cosa significava la nuova terra: ridare dignità a un popolo disperso e costretto ad essere schiavo.
L’intervento miracoloso di Dio può esser letto come il premio di un ideale autentico come quello della libertà. Non sempre è così: la sottomissione è sempre in agguato, facendo calcoli di piccolo cabotaggio.
E’ interessante notare come, anche nella lotta alla libertà, è presente Dio. Con il miracolo della manna l’interessamento è diretto e risolutorio. Nella vita reale non sempre è così. Il miracolo vero è la coscienza del valore della libertà.

Nello stile biblico ogni soluzione di problemi è attribuita a Dio. Così il salmo 77 ricorda:

«[Dio] Diede ordine alle nubi dall'alto
e aprì le porte del cielo;
fece piovere su di loro la manna per cibo
e diede loro pane del cielo. 

L'uomo mangiò il pane dei forti;
diede loro cibo in abbondanza.
Li fece entrare nei confini del suo santuario,
questo monte che la sua destra si è acquistato.» 

Il pane della vita

Con un salto insolito e anche drammatico, Gesù alla folla che l’aveva osannato, volendolo fare re, per il miracolo dei pani e dei pesci, fa una proposta misteriosa.
«In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo».
Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!»
Gesù si pone dunque al centro del rapporto tra l’umanità e Dio. Non solo: chiede esplicitamente che solo attraverso la sua accettazione è possibile raggiungere Dio. Il mistero cristiano è così declamato.
Un mistero difficile da comprendere fino in fondo. Mentre il concetto di Dio può rimanere vago e in qualche modo comprensibile, la fiducia in Cristo è fede autentica. Non è difficile comprendere i contenuti di questa fede.
Il primo passaggio è quello della conoscenza. La scrittura, con i vangeli e gli scritti apostolici, raccontano chi è stato Gesù: che cosa ha fatto, che cosa ha detto, come è vissuto e come è morto.
Cristo è l’anello tra Dio e gli uomini. Non solo spiega chi è Dio, ma egli è l’incarnazione di Dio stesso. I suoi insegnamenti non hanno cesura tra la dimensione divina e quella umana. Gesù racchiude in sé il mistero del Dio cristiano.
Che cosa si deduce da questa conoscenza, lo suggerisce san Paolo, nel brano della Lettera agli Efesini:«Voi non così avete imparato a conoscere il Cristo, se davvero gli avete dato ascolto e se in lui siete stati istruiti, secondo la verità che è in Gesù, ad abbandonare, con la sua condotta di prima, l'uomo vecchio che si corrompe seguendo le passioni ingannevoli, a rinnovarvi nello spirito della vostra mente e a rivestire l'uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella vera santità.»
I comportamenti dell’”uomo vecchio” possono cambiare se la conoscenza e la fede in Cristo sono diventati interiormente vincolanti non come doveri da compiere, ma come prospettive di una vita proiettata verso l’infinito. In altre parole verso la felicità completa.

4 Agosto 2018
Domenica XVIII del Tempo ordinario
(1ª lett.: Es 16, 2-4. 12-15 - 2ª lett.: Ef 4, 17. 20-24 – Vangelo:  Gv 6, 24-35)

 

 

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