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"Andate diritti per la via dell'intelligenza"

Continua, anche questa domenica la lettura del capitolo sesto del Vangelo di Giovanni. Appaiono nel brano due termini che richiamano l’Eucarestia, ma soprattutto due parole (carne e sangue) che sono totalmente estranee al nostro linguaggio. Vedremo il significato profondo delle espressioni che non debbono destare alcun sentimento disumano.

I giorni sono cattivi

Nella lettera agli Efesini san Paolo, come ricorda in altri scritti, scrive suggerimenti di vita che i cristiani debbono seguire: «fate molta attenzione al vostro modo di vivere, comportandovi non da stolti ma da saggi, facendo buon uso del tempo, perché i giorni sono cattivi.
Non siate perciò sconsiderati, ma sappiate comprendere qual è la volontà del Signore.»
Una raccomandazione che suona utile ancora oggi.
I giorni sono cattivi non in sé ma in quanto possono essere di pericolo per una condotta saggia.
Lo ricorda anche la prima lettura tratta dal libro dei Proverbi; «Abbandonate l'inesperienza e vivrete, andate diritti per la via dell'intelligenza».
Esortazione attuale circa l’uso del tempo e delle proprie pulsioni.
Nel vivere delle persone di oggi la considerazione del tempo sembra essersi ridotta a due grandi momenti: lavoro e svago.
Sono scomparsi momenti di compensazione che significano lettura, riflessione, silenzio, dialogo, attenzione, curiosità.
I ritmi moderni hanno piegato la cultura a tempi stabiliti da altri: la scuola, il lavoro, il riposo vengono continuamente programmati ed omologati.
In altro passo della lettera ai Colossesi san Paolo dirà “sfruttate adeguatamente il tempo”.
Il tempo della nostra vita è breve: guai a sciuparlo in circostanze che non apportano nessun vantaggio né a sé, né ad altri.

Il Salmo si chiede:
«Venite, figli, ascoltatemi:
vi insegnerò il timore del Signore.
Chi è l'uomo che desidera la vita
e ama i giorni in cui vedere il bene?

La lezione è evidente: solo il bene lascia traccia: da vivere e da comunicare. Il resto va nell’oblio e nell’inutilità, se non addirittura nel procurare il male.


Per la vita del mondo

Il brano del Vangelo di Giovanni suggerisce due approfondimenti.
L’evangelista usa termini “sacrificali” caratteristici del linguaggio biblico che ricordano i sacrifici di animali offerti a Dio.

«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». La carne e il sangue vogliono suggerire che Gesù si offre lui stesso per la fede di chi lo segue. Non soltanto le sue parole e i suoi miracoli, ma la vita che ha vissuto e che ha donato. E’ la fede nell’incarnazione: è il riconoscimento della sua origine divina.

Anche se lontanamente, per comprendere la donazione, si può appellare alla maternità. La madre dona se stessa alla creatura che ha concepito. Al nascituro/a, fin dal concepimento, la madre dona se stessa. In termini fisici ma anche in termini spirituali e morali. L’unità è profondissima anche se si è in presenza di due persone distinte. Nel tempo seguiranno ognuna, la propria strada, ma l’unità delle due persone rimane come offerta della vita. Le parole del Vangelo significano che Gesù ha donato se stesso, nella sua vita reale, per portare salvezza e prospettiva dell’eternità.

Questa analogia può essere usata, per rivelare tracce del mistero della Trinità, tra Gesù e il Padre. San Giovanni insiste molto nell’unità tra il Padre e il Figlio. Vivono in unità e in continuità. Questa unità vuole essere trasmessa ai discepoli, creando una linea che parte da Dio e arriva a Dio. L’unità tra Padre e Figlio è comunicata dal Figlio ai discepoli. Riflessioni ardite ma che hanno delle conseguenze molto concrete. Gesù ha rivelato il volto del Padre perché egli appartiene a Dio; quanto da lui comunicato è volontà di Dio.

Il cristianesimo è l’unica religione che mette il credente direttamente in contatto con il proprio Dio, tramite la vita e le parole di Gesù. Altre religioni hanno i profeti, gli asceti, i culti, ma non offrono la relazione diretta con Dio. La fede cristiana rassicura, soprattutto grazie alle indicazioni che vengono suggerite dalla vita di Cristo. Appellano al miglior bene possibile per sé e per tutti, offrendo la prospettiva dell’eternità. Ciò significa che la presenza di Dio agisce nel presente per essere completata nel momento finale, quando tutti i misteri saranno svelati.

19 Agosto 2018 – Anno B
Domenica XX
Tempo ordinario
(1a Lettura Prv 9, 1-6 – 2a Lettura: Ef 5, 15-20 - Vangelo Gv 6, 51-58)

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