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Un regno la cui regola principale rimane l’amore di sé e il rispetto di tutti

Il filo conduttore di questa domenica suggerisce due insegnamenti. Il primo consiste nell’affidamento di Dio, tramite Mosé per il popolo ebraico e con Gesù per i cristiani di una “legge” da rispettare. Non è solo una legge esterna, ma una via indicata perché i modi di agire di tutti i credenti siano coerenti con la fede che esprimono. Il secondo  insegnamento – sottolineato da Gesù – è la sincerità della fede espressa. Non è sufficiente rispettare le regole. E’ necessario l’adesione profonda e quindi convinta del proprio agire religioso.

La vostra intelligenza agli occhi dei popoli

Il discorso di Mosé, capo del popolo, in viaggio verso la terra promessa, è chiaro. Obbedite alla legge di Dio con adesione totale: «Non aggiungerete nulla a ciò che io vi comando e non ne toglierete nulla».
E’ un dato che non ammette eccezioni: si tratta di accogliere nella propria vita un codice di comportamento che, per la legge ebraica, arriva fino a dettagliate prescrizioni. La tradizione biblica ha calcolato 613 precetti, di cui 248 sono positivi (obblighi) e 365 negativi (proibizioni)
Un dedalo di osservanze, senza dimenticare che il primo comandamento è “Io sono il Signore Dio tuo”, da cui discendono tutti gli altri.
In realtà i 10 comandamenti sono divisi in due parti: gli obblighi nei confronti di Dio (i primi tre comandamenti), gli obblighi nei confronti degli altri per una vita pacifica di pace.
Di fronte alle indicazioni morali ebraiche e cristiane l’obiezione più forte che viene posta è il rifiuto di affidare le responsabilità personali a norme che sono state dettate da chi è fuori della razionalità umana.
Il rischio più grande dell’ateismo e dello scetticismo è il rifiuto nei confronti di chiunque sia  esterno alle personali convinzioni.
E’ vero che ci sono dei dati fondamentali – a prescindere dalla religione – su cui non si può transigere: non uccidere, non rubare, non dire falsa testimonianza.
Ma se ci si addentra in dettagli, anche questi comandamenti sono soggetti a interpretazioni diverse. Che significa infatti “non uccidere, non rubare, non dire falsa testimonianza? Il pio fedele non ha dubbi: si affida, oltre ai significati più generali delle parole, a interpretazioni, letture, modi di orientarsi suggerite da chi è ritenuto guida nel popolo di Dio.
Lo stesso Vangelo già suggerisce i modi con cui interpretare i comandamenti. L’evangelista Matteo traduce queste possibilità mettendo in bocca a Gesù le parole: “Vi fu detto, mai io vi dico ……” (capitoli 5, 6 e 7).
Sono già spiegazioni del significato delle stesse leggi fondamentali. Ridurre dunque al giudizio personale significati e comportamenti umani non è adesione di fede.

Il salmo recitato in questa domenica è sulla lunghezza d’onda:

«Colui che cammina senza colpa,
pratica la giustizia
e dice la verità che ha nel cuore,
non sparge calunnie con la sua lingua. 

Non fa danno al suo prossimo
e non lancia insulti al suo vicino.
Ai suoi occhi è spregevole il malvagio,
ma onora chi teme il Signore. 

Non presta il suo denaro a usura
e non accetta doni contro l'innocente.
Colui che agisce in questo modo
resterà saldo per sempre. 

Dal cuore degli uomini escono i propositi di male

Nel brano del Vangelo emerge chiaramente la polemica che attraverso tutta la missione di Gesù. Gli viene contestato di essere “contro la legge”, imputazione gravissima, tanto più che la Palestina è occupata dallo straniero e quindi ha bisogno di identità. Lo stesso Matteo farà dire a Gesù: «Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento. Poiché io vi dico che se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, non entrerete affatto nel regno dei cieli. (Mt 5, 17.20)
Il problema che affronta il Signore è invece la lotta al formalismo e al legalismo. In questo senso il richiamo aiuta a interiorizzare e a ben adeguarsi ai significati profondi della via evangelica.
Richiamo che vale anche ai nostri giorni: non è sufficiente dichiararsi battezzati per definirsi buoni cristiani. Il cristiano autentico si adegua a tutte le indicazioni suggerite da Gesù.
Ogni fedele cristiano ringrazia Dio per i doni ricevuti e si impegna per un regno la cui regola principale rimane l’amore di sé e il rispetto di tutti.
Proprio da questo messaggio positivo e insieme accogliente si spiega l’accoglienza che il messaggio cristiano ha ricevuto nel mondo e continua a ricevere.
La morale cristiana è propositiva, attenta al bene delle persone: di tutte, a cominciare da se stessi, senza rifiuti per chi è accanto. 

2 Settembre 2018  – Anno B
Domenica XXII Tempo ordinario
(1a Lettura: Dt 4, 1-2. 6-8 – 2a Lettura: Gc 1, 17-18. 21-27 - Vangelo Mc 7,1-8.14-15.21-23)

un regno la cui regola principale rimane l’amore di sé e il rispetto di tutti.

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