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Il rifiuto della verità

La liturgia di oggi descrive il volto del “giusto”. Lo fa con accenni diversi e con linguaggi diversi a secondo degli autori. Il brano del Libro della Sapienza mette in risalto l’atteggiamento del malvagio nei confronti del giusto e contemporaneamente sottolinea le virtù del giusto. Le espressioni usate dalla scrittura sono veritiere e piene di cattiveria.
San Giacomo è più esplicito: spiega la sapienza con caratteristiche che rispecchiano il senso e il valore autentico della sapienza divina.
Infine San Marco, nel viaggio di Gesù verso Gerusalemme riporta il secondo messaggio della passione. Anche stavolta i discepoli sembrano non capire.

Il rifiuto della verità

Pur nella brevità nel brano della prima lettura emergono due descrizioni dell’opera del giusto e della reazione di chi non l’accetta.
Il giusto rimprovera “le colpe contro la legge e rinfaccia le trasgressioni contro l’educazione ricevuta”.
Di seguito la reazione di quanti non accettano i rimproveri. Lo fanno con un ragionamento raffinato, ma anche cinico:
“Vediamo se le sue parole sono vere, consideriamo ciò che gli accadrà alla fine.
Se infatti il giusto è figlio di Dio, egli verrà in suo aiuto e lo libererà dalle mani dei suoi avversari. Mettiamolo alla prova con violenze e tormenti, per conoscere la sua mitezza e saggiare il suo spirito di sopportazione. Condanniamolo a una morte infamante, perché, secondo le sue parole, il soccorso gli verrà».

Ritornano le parole della tentazione di Gesù nel deserto e nella passione.
Nella tentazione:
«Il tentatore allora gli si accostò e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, di' che questi sassi diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio».
Ancora più esplicite le espressioni della passione:
«Tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso! Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!
Anche i sommi sacerdoti con gli scribi e gli anziani lo schernivano: “Ha salvato gli altri, non può salvare se stesso. È il re d'Israele, scenda ora dalla croce e gli crederemo. Ha confidato in Dio; lo liberi lui ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: Sono Figlio di Dio!».

I modi di respingere le verità del giusto e di Gesù sono esemplari del rifiuto della verità.
La scorrettezza consiste nel denigrare chi parla. Solo così si può rifiutare il vero. In questo caso l’appiglio è il titolo “Figlio di Dio”. L’atrocità è nel procurare danno a chi parla, invocando addirittura Dio per smentire colui che ha portato verità.

I tempi dell’ascolto della parola di Dio sono cambiati. Nonostante siano trascorsi millenni è purtroppo ancora presente il metodo di negare autorità a chi parla, pur di non ascoltare le parole pronunciate. L’aggravante – in questo caso – è sfidare addirittura Dio stesso.

La sapienza di Dio è pura, pacifica, mite, arrendevole

Il brano della lettera di Giacomo è commovente e raffinato. In primo momento sono nominate le negatività: «Fratelli miei, dove c'è gelosia e spirito di contesa, c'è disordine e ogni sorta di cattive azioni.»
Di seguito le caratteristiche della sapienza che viene da Dio: «Invece la sapienza che viene dall'alto anzitutto è pura, poi pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, imparziale e sincera. Per coloro che fanno opera di pace viene seminato nella pace un frutto di giustizia».
In poche parole è condensato il messaggio evangelico. Prima di tutto sono descritte le qualità della sapienza di Dio: la caratteristica principale è che mite (pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia) ma anche imparziale e sincera.
Il risultato è il frutto della giustizia che porta pace.
Oltre i Vangeli, questo testo di Giacomo è capace di indicare i modi e i contenuti della verità di Dio.
Una grande sfida perché sovverte tutti i paradigmi umani. Non le imposizioni, le dialettiche, le condanne, ma un atteggiamento dolce (quasi infantile) capace di portare giustizia e conseguentemente la pace.
Sentimenti molto lontani dal sentire e dall’agire umano (anche cristiano). Si ha la sensazione di un atteggiamento arrendevole e, alla fin fine, autolesionistico. E’ invece rivelatore di un’immensa forza interiore che, a imitazione di Dio, si rivela attenta alle debolezze, portatrice degli errori altrui, senza tradire la verità per un obiettivo di giustizia.
I grandi santi si sono rivelati tali proprio per aver accolto le indicazioni suggerite da san Giacomo nella comprensione piena dello spirito e dei contenuti del messaggio di Cristo.
In quest’ottica si comprende meglio il Vangelo di Marco che insiste, per la seconda volta, sugli eventi che porteranno Cristo sulla croce.
L’insistenza (ci sarà un terzo annuncio della Passione) di Gesù è comunicare ai discepoli il significato della sua missione, al di fuori di ogni gloria e di ogni potere umano.
Una lezione che gli stessi discepoli stentano ad apprendere; dal loro essere seguaci attendevano sicurezza e gloria.
Una lezione che vale oggi come ieri perché la tentazione di pensare come gli uomini e non come Dio è forte e ingannevole.

23 Settembre 2018  – Anno B
Domenica XXV Tempo ordinario
(1a Lettura: Sap 2, 12.17-20 – 2a Lettura: Gc 3,16 - 4,3 - Vangelo Mc 9, 30-37)

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