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"Saziaci al mattino con il tuo amore"

La liturgia di questa domenica invece che essere interpretata come ulteriore indicazione di rinuncia e di perfezione, può essere letta in termini consolatori. La prima lettura parla della sapienza: un concetto generale che ha bisogno di contenuti. Infatti che cos’è sapienza, quali ideali e obiettivi, quali percorsi per raggiungerla? Nel mondo pluriculturale di oggi la sapienza è inseguita, ricercata e fatta propria. Da qui una miriade di proposte: culturali, religiose, politiche, artistiche, sociali. Ognuno ha strumenti perché la sua sapienza faccia da direttrice alla propria vita.
Anche quando sembra che manchi, in realtà, nelle vicende quotidiane ciascuno segue un filo logico. Il fil fa emergere che cosa ciascuno vuole dalla vita e su che cosa si impegna.
La seconda lettura introduce la proposta cristiana. La lettera agli Ebrei, nella parola di Dio che ogni cristiano riconosce e rispetta, indica la via maestra, con parole forti, sempre ammesso che sia accolta.
Infine il Vangelo di Marco esorta a una adesione totale di vita. Come se dicesse: metti al primo posto l’accettazione di seguire il maestro perché il resto non conta.

Insegnaci a contare i nostri giorni

Il salmo 89 rivolge a Dio una preghiera particolare. Chiede di insegnare a contare i nostri giorni. Il brano suggeritoci è di alto valore umano, prima che religioso.
Questa espressione può essere letta con molti significati. Può voler dire di godere della vita che è concessa. Difficilmente si è capaci di guardarsi indietro e di contemplare non soltanto le prove e le sconfitte, ma anche le gioie, i risultati raggiunti, le soddisfazioni. La vita è un arco di tempo limitato, che non sappiamo quanto duri.
Contare i giorni può anche significare vivere il tempo con grande impegno, senza sciupare occasioni per non disperderlo. Da qui la saggezza di essere capaci di individuare qualcosa e qualcuno che valga la pena di essere vissuto.
Infine il pensiero della fine non può essere escluso. Se in giovinezza le attese della vita sono alte, in età matura lo sguardo è rivolto al già fatto e non al che fare.

Da qui la saggezza di impiegare adeguatamente il tempo rimasto.

«La preferii a scettri e a troni,
stimai un nulla la ricchezza al suo confronto,
non la paragonai neppure a una gemma inestimabile,
perché tutto l'oro al suo confronto è come un po' di sabbia
e come fango sarà valutato di fronte a lei l'argento.
L'ho amata più della salute e della bellezza,
ho preferito avere lei piuttosto che la luce,
perché lo splendore che viene da lei non tramonta.
Insieme a lei mi sono venuti tutti i beni;
nelle sue mani è una ricchezza incalcolabile».

Il salmista scrive così perché ha dentro di sé la sintesi che gli fa cercare e trovare qualcosa di solido che va oltre le cose materiali preziose: il potere, la bellezza, la ricchezza, addirittura la salute.
Mette in paragone non ciò che è discutibile, ma le aspirazioni umane che pure offrono felicità. La saggezza consiste nel considerare che anch’esse sono passeggere: l’oro il trono, lo splendore non sono eterni. Per questo la sapienza va oltre le apparenze per arrivare all’essenziale, oltre il tempo.
Può essere cercata nella parola di Dio, come suggerisce il brano della Lettera agli Ebrei. Essa infatti «penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore.
Non vi è creatura che possa nascondersi davanti a Dio, ma tutto è nudo e scoperto agli occhi di colui al quale noi dobbiamo rendere conto».

Il salmo facilmente può concludere:
«Sia su di noi la dolcezza del Signore, nostro Dio:
rendi salda per noi l'opera delle nostre mani.»

Una cosa sola ti manca

L’incontro tra il giovane e Gesù è portatore di dolcezza e di lungimiranza. In questo momento Gesù è il Maestro, il giovane è il discepolo. Il ragazzo vorrebbe seguirlo e chiede che cosa manca alla sua decisione per diventare vero discepolo. Gesù lo guarda e “lo amo” aggiunge l’evangelista Marco; all’invito di vendere tutto quello che aveva il Vangelo annota: «egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato.»
Una situazione che tutti viviamo. Nel momento cruciale delle scelte, c’è sempre qualcosa e qualcuno che non riusciamo a escludere dai nostri legami.
Abbandonare tutto non è – come potrebbe apparire – una rinuncia, quanto piuttosto la capacità di liberarsi da ciò che non è essenziale. Per agire così la forza attrattiva – in questo caso il Vangelo – deve essere talmente forte da farti ritenere superfluo tutto il resto.
Una grande fede può far aderire a una proposta talmente esclusiva da richiedere il tutto della vita. Possiamo solo pregare Dio con le parole del salmo: «Saziaci al mattino con il tuo amore»


14 Ottobre 2018 - Anno B
Domenica XXVIII tempo ordinario
(1a Lett.:  Sap 7, 7-11 - 2a Lett.: Eb 4, 12-13 - Vangelo: Mc 10, 17-30) 

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